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Infarto, un esame del sangue per escludere i “falsi allarmi”

15/10/2015

Un sospetto infarto porta tantissime persone a rivolgersi al Pronto Soccorso ma non sempre il dolore al petto è la spia di un attacco cardiaco: un semplice, ma ultrasensibile, esame del sangue riuscirebbe a rilevare ed escludere i “falsi allarmi”. Il test è stato messo a punto da un team di ricercatori dell’Università di Edimburgo (Scozia): lo studio che lo illustra è stato pubblicato sulla rivista Lancet.

Il test si basa sulla misurazione del livello di troponina cardiaca, una proteina presente nel sangue. Al di sotto di una soglia, molto bassa e pari a 5 nanogrammi per litro di sangue, la possibilità di infarto è molto ridotta. I pazienti che dunque presentano un valore di troponina inferiore potrebbero essere dimessi dal Pronto Soccorso perché non presentano un quadro clinico preoccupante.

Un esame ultrasensibile che ha escluso 2/3 dei pazienti a basso rischio

Lo studio ha misurato i livelli di troponina in 6mila pazienti ammessi in quattro ospedali di Scozia e Stati Uniti con sospetta sindrome coronarica acuta. Una bassa concentrazione di questo biomarcatore ha permesso di identificare 2/3 dei pazienti a bassissimo rischio di eventi cardiaci avversi.

(Per approfondire leggi qui: Donne, l’infarto è più pericoloso perché non si riconoscono i sintomi)

«La troponina è una proteina che deriva esclusivamente dalle cellule cardiache. La sua presenza nel sangue identifica un danno miocardico di qualsiasi natura che può anche non dipendere dal un danno coronarico», evidenzia la dottoressa Maddalena Lettino, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia dello Scompenso dell’ospedale Humanitas

«Con questo nuovo esame si riescono a rilevare anche solo poche molecole di troponina e in un tempo più breve. Pertanto si possono “scremare” i pazienti escludendo quelli che presentano un quadro clinico di probabile infarto del miocardio e quelli che invece sicuramente non lo presentano. Tra i primi bisognerà poi separare coloro che hanno un danno cardiaco di origine coronarica da coloro che hanno altre malattie come per esempio un’infiammazione cardiaca».

(Per approfondire leggi qui: Sindrome metabolica, rischio infarto per un italiano su tre)

Molti accessi in Pronto Soccorso dovuti proprio a sospetti infarti

Come spiega l’autore della ricerca, questo esame permette di dimettere subito e in sicurezza fino a due terzi dei pazienti con una sospetta sindrome coronarica acuta. Un approccio che potrebbe avere grandi benefici sia per i pazienti che per gli operatori sanitari. Di che tipo?

«I Pronto Soccorso sono spesso sovraffollati e un esame del genere aiuterà certamente il personale sanitario a gestire meglio gli accessi, concentrandosi solo su alcuni pazienti e dimettendo invece le persone in salute. L’effetto è rilevante anche per l’intero settore della sanità pubblica che sarebbe più sostenibile», risponde la dottoressa.

(Per approfondire leggi qui: Nuovi marcatori per prevedere ictus e infarto: a che punto è la ricerca)

«Prima dello studio di Edimburgo, anche altri centri di ricerca si sono concentrati sull’esame della troponina ultrasensibile e i loro risultati hanno permesso di aggiornare le Linee guida internazionali per la diagnosi e il trattamento dell’infarto del miocardio», conclude la dottoressa Lettino.

 

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