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Acne, solo tre su dieci dal medico per i trattamenti

04/11/2015

L’acne colpisce quasi 9 adolescenti su 10, quasi quattro milioni di ragazzi, e dal 10 al 20% degli adulti, non risparmiando i bambini molto piccoli. E genera sentimenti di insicurezza e inferiorità talvolta associati a mancanza di fiducia in se stessi e tendenza all’isolamento sociale.

Tra coloro che decidono di trattare la malattia quasi il 70% si affida invece al fai-da-te, al passaparola, sottovalutando il problema e aggravando la propria condizione. Solo il 20% si reca da un dermatologo e un altro 10% consulta il medico di medicina generale o il pediatra. Esistono due tipi di acne: quella “giovanile/adolescenziale”, che si manifesta durante la pubertà, e quella “tardiva”, che sorge dopo i 20 anni, soprattutto nelle donne. Il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia dell’ospedale Humanitas, spiega come vanno affrontate.

Per le forme gravi di acne meglio ricorrere alla terapia fotodinamica

«La forma giovanile dev’essere trattata appena si presenta, perché altrimenti peggiora e lascia cicatrici. Nella maggior parte dei casi può essere trattata con efficacia attraverso la tecnica del “micropeeling”, l’applicazione sul volto di una lozione composta da acido glicolico e acido salicilico. Questo trattamento, da impiegare la sera, disinfetta e desquama la pelle, ripulendola da punti neri e microcisti. Nei casi più gravi, tuttavia, questo trattamento non basta e va associato alla terapia fotodinamica, che impiega la luce rossa per lesioni, sfiammare i foruncoli e mandarli in guarigione. Questo approccio, studiato in Humanitas, non prevede l’uso di farmaci con comprensibili vantaggi».

(Per approfondire leggi qui: Acne tardiva come si previene?)

«L’acne tardiva può manifestarsi anche nelle donne che non hanno sofferto, durante l’adolescenza, di quella giovanile – prosegue Monti. È causata dall’insieme di stress, cambiamenti ormonali e uso di cosmetici coprenti. I metodi per curarla sono sostanzialmente gli stessi impiegati per trattare quella giovanile: nelle forme lievi può bastare il “micropeeling”, in quelle più gravi è necessario ricorrere anche alla terapia fotodinamica. È consigliabile anche l’utilizzo di detergenti non schiumogeni per detergere e struccare il viso in modo delicato. Infine, è fondamentale interrompere l’uso del fondotinta, che viene spesso utilizzato per “mascherare” le imperfezioni, ma che genera nuova acne».

Contro l’acne gli antibiotici non andrebbero usati

«Il fai-da-te pericoloso non è consigliato, perché sbagliare trattamento provoca ancora più danni – osserva il professor Monti. È ancora molto diffuso l’impiego di antibiotici che non andrebbero usati perché creano resistenze batteriche e non risolvono l’acne. Occorre rivolgersi al dermatologo, che studierà il percorso migliore per vincere l’acne e prevenire le cicatrici».

Accanto alla dimensione più strettamente medica si manifesta anche una componente psicologica della patologia, che non dev’essere sottovalutata. Secondo una recente ricerca pubblicata su BioPsychoSocial Med, risulta che l’acne ha importanti risvolti psicologici tra cui timidezza (71%), difficoltà nel farsi degli amici (24%) problemi a scuola (21%). E ciò a prescindere dall’età in cui si presenta.

(Per approfondire leggi qui: Nascondere l’acne giovanile può essere peggio)

«Sì, l’acne provoca insicurezza. Chi ne soffre in giovane età sperimenta ansia, stress psicologico e complessi. Il disagio è ancora più forte dopo i 20 anni, perché interessa donne in carriera o che conducono una vita sociale attiva, per la quale l’immagine svolge un ruolo importante. Entrambe le forme, adolescenziale e tardiva, possono causare scompensi emotivi che peggiorano l’acne. Tuttavia, trovare un medico in cui riporre la propria fiducia aiuta a combattere le insicurezze e a ritrovare serenità. Se il livello di stress emotivo diminuisce, risulta più facile contrastare l’acne».

 

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