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Prevenzione

Pielonefrite, quali sono i fattori di rischio?

24/01/2018

Quando un’infezione si manifesta a carico dell’apparato urinario non è a rischio solo la vescica. Anche i reni, infatti, possono essere interessati da un processo infettivo. L’infezione dei reni si chiama pielonefrite e spesso rappresenta una complicanza di una cistite, l’infezione del basso tratto urinario. Prevenirla o trattarla tempestivamente è il modo migliore per proteggere la salute e la funzione renale: «Essendo un’infezione che arriva al parenchima renale, potrebbe avere come esito una setticemia», ricorda il dottor Alberto Saita, urologo di Humanitas.

Febbre e urine “scure”

L’infezione causata da virus o batteri può interessare uno solo o entrambi i reni: «La pielonefrite acuta può avere origine ascendente, ovvero può essere l’esito di un’infezione che parte dal basso tratto urinario (uretra e vescica) e che raggiunge l’alto tratto urinario (uretere e reni). I batteri responsabili sono spesso gram negativi come l’Escherichia coli o, nelle forme complicate, microrganismi come Proteus, Pseudomonas e la Klebsiella», spiega il dottor Saita.

«I sintomi tipici della pielonefrite sono simili a quelli della colica renale, ovvero il dolore a un fianco, acuto o cronico, con una dolenzia che dura anche diversi giorni. A questo – continua l’esperto – si associa anche la febbre con brividi, con temperatura corporea anche superiore a 38 gradi». Altri sintomi possono essere la nausea e il vomito, l’emissione di urine scure o maleodoranti, l’ematuria, ovvero la presenza di sangue nelle urine, una minzione frequente e dolorosa.

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Il trattamento della pielonefrite dev’essere quanto più possibile tempestivo. La sua terapia sarà a base di antibiotici e dovrà essere seguita scrupolosamente anche se i sintomi saranno migliorati: «Dopo l’esame colturale delle urine o anche emocolturale si inizia la terapia antibiotica di prima linea, con chinolonici in monoterapia o in associazione ad altre molecole  come ampicilline o cefalosporine. Se la febbre non scompare, con esami che indicano l’aumento di alcuni parametri come la proteina c-reattiva, la somministrazione di antibiotici va eseguita in ospedale».

Oltre a quella di tipo ascendente, la pielonefrite può originarsi per via ematogena: «Un’infezione localizzata altrove può evolvere in un’infezione ai reni. Ad esempio un ascesso dentale o una tonsillopatia con l’azione di batteri gram positivi come lo stafilococco che raggiungono i reni entrando nella circolazione sanguigna. La sintomatologia è la stessa di quella ascendente. Gli esami diagnostici, a parte quelli ematologici, sono l’ecografia e la TC con mezzo di contrasto che può mostrare condizioni di edema renale o la eventuale presenza di ascessi contestuali, segni rivelatori di una sofferenza al rene. Il trattamento richiede l’ospedalizzazione del paziente».

I soggetti più a rischio

In alcuni casi la pielonefrite potrebbe portare a delle complicazioni che possono compromettere la salute dei reni (insufficienza renale, malattia renale cronica) soprattutto se l’infezione renale è cronica: «La pielonefrite cronica è tipica in caso di reflusso vescico-uretrale o di calcolosi ricorrenti. A rischio sono anche le donne con cistiti ricorrenti o uomini con ipertrofia prostatica benigna complicata o con pregressi interventi chirurgici sulle vie urinarie. In quest’ultimo caso il ristagno può portare alla contaminazione batterica. I pazienti diabetici o immunodepressi possono essere più a rischio per lo sviluppo di pielonefriti».

«Il rischio di pielonefrite dev’essere tenuto in conto anche in caso di gravidanza nelle giovani donne con una storia di cistiti ricorrenti. Le loro condizioni vanno monitorate con l’esecuzione di un esame colturale. In caso di carica batterica maggiore di centomila si procede con una terapia antibiotica per evitare gravidanze a rischio», conclude il dottor Saita.

Il modo migliore per prevenire le pielonefriti è dunque quello di contenere il rischio di essere colpiti da una cistite. Per questo è importante bere in maniera adeguata fino a produrre circa due litri di urine al dì; prestare attenzione nell’igiene intima per evitare l’ingresso dei microorganismi patogeni; rispettare la frequenza minzionale e urinare prima e dopo un rapporto sessuale.

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