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Prevenzione

La carnitina, nemica delle nostre arterie

29/05/2013

Questo aminoacido contenuto nella carne rossa e in alcuni integratori, se assunto in grosse quantità è in grado di accelerare il processo di aterosclerosi che può portare, fra l’altro, a infarti e ictus. Un allarme lanciato dall’associazione ALT.

 

Livelli elevati di carnitina nel sangue aumentano il rischio di andare incontro a una malattia cardiovascolare, come infarto, ictus, embolia, trombosi venosa e arteriosa. A sostenerlo è ALT, Associazione per la Lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari, che sottolinea: «Chi consuma carne rossa e assume integratori a base di carnitina può essere più soggetto alla formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie».

La carnitina è uno degli aminoacidi contenuti nei cibi di origine animale, specialmente nella carne rossa e negli integratori spesso utilizzati da chi fa palestra e sport. La carnitina quando viene digerita produce una sostanza che si chiama TMAO, che accelera il processo di aterosclerosi: più carnitina è presente nel sangue di chi consuma carne rossa, più TMAO si trova nel sangue, e tanto più grave è l’aterosclerosi.

 

Quattro milioni di decessi in Europa per malattie cardio e cerebrovascolari

Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Società Europea di Cardiologia e da EHN – European Heart Network –, di cui ALT è rappresentante in Italia, il numero dei decessi dei cittadini europei colpiti dalle malattie cardiovascolari negli ultimi quattro anni si è ridotto, passando dal 48 al 47%. Ciò significa che rispetto alle statistiche europee precedenti, che contavano circa 4 milioni e 300mila decessi l’anno, oggi in Europa muoiono ancora quattro milioni di persone all’anno a causa delle malattie cardio e cerebrovascolari.

Ictus e infarto del miocardio da soli uccidono ogni anno quasi due milioni di persone, con costi insostenibili da qualunque sistema sanitario. La dimensione del problema in tutta Europa rimane quindi enorme, anche se le tante iniziative messe in campo dai singoli Paesi sotto la spinta e il sostegno della Commissione Europea e dei Governi nazionali si stanno dimostrando efficaci e molte vite vengono salvate ogni giorno.

 

L’impegno di Michelle Obama contro l’obesità

Non va meglio oltreoceano, dove l’obesità è un’epidemia dilagante, combattuta da più parti, a cominciare dalla first lady Michelle Obama, che si è messa in gioco in prima persona, rivolgendosi ai bambini con il programma MY PLATE, una campagna mirata a far capire, anche da un punto di vista visivo, qual è la giusta proporzione fra frutta, verdura, cereali, proteine e latticini da consumare quotidianamente.

Anche il sindaco di New York Michael Bloomberg, per combattere l’obesità, a settembre dello scorso anno, ha emanato un provvedimento contro la vendita di bibite gassate e ipercaloriche commercializzate in contenitori di dimensioni eccessive, con l’obiettivo di incentivare i cittadini a consumarne dosi ridotte. Il provvedimento ha scatenato le obiezioni dei produttori che si sono rivolti alla Corte Suprema ottenendo la cancellazione provvisoria del provvedimento. Il tema è talmente complesso e di impatto che è stato ripreso  da numerose riviste scientifiche tra cui il New England Journal of Medicine nell’aprile 2013.

 

«Lo squilibrio fra le calorie introdotte e le calorie consumate ha un ruolo fondamentale per la salute del cuore – commenta Lidia Rota, presidente di ALT, inserendosi nel dibattito internazionale suscitato dalla più prestigiosa rivista scientifica del mondo –. Mettere al bando i contenitori di bibite caloriche che superino una misura ragionevole non altera la nostra capacità di scegliere di consumare più di quello che il nostro corpo può tollerare, ma certamente la presenza sugli scaffali di contenitori enormi, alla vista dei quali siamo costantemente esposti, non aiuta, anche se costituisce solo una parte del problema. L’obiettivo di campagne che motivino i cittadini a scegliere uno stile di vita sano, che privilegi cibi freschi e ricchi di sostanze nutritive, poveri di conservanti, sale, zuccheri e calorie, deve essere raggiunto attraverso la collaborazione fra istituzioni, aziende, associazioni e i cittadini stessi, che non devono subirle ma condividerle, sollecitandone non il senso di colpa ma il senso di responsabilità. Ognuno di noi, se adeguatamente motivato ed esposto a un ambiente famigliare consapevole, può imparare, fin da piccolo, a scegliere porzioni di dimensioni accettabili e cibi più sani».

 

 

 

 

 

 

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