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Prevenzione

Bambini in sovrappeso, quando lo sport da solo non basta

14/12/2012

Non sempre l’esercizio fisico è sufficiente per evitare il sovrappeso e i rischi per la salute a esso legati. Lo rivela uno studio condotto sui bambini del Rozzano Calcio dal Dipartimento di Riabilitazione di Humanitas. Ce ne parla la prof.ssa Daniela Lucini di Humanitas

Il dato è sorprendente: il 10,7 % dei ragazzi che praticano sport a livelli intensi è in sovrappeso. Lo dimostra uno studiocondotto su 103 giovani giocatori dell’ADS Rozzano Calcio, la cui età media si aggira intorno agli 11 anni, che effettuano tre allenamenti a settimana e una partita nel weekend.

La ricerca, durata un anno e pubblicata sulla rivista scientifica Heart Online First, è stata coordinata dalla prof.ssa Daniela Lucini, docente dell’Università degli Studi di Milano e responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio e Patologie Funzionali all’interno del Dipartimento di Riabilitazione e Recupero Funzionale di Humanitas diretto dal dott. Stefano Respizzi.

 

Bambini sovrappeso a rischio diabete

I ragazzi sono stati sottoposti a visita ortopedica e cardiovascolare, e a un test di valutazione del funzionamento del sistema nervoso autonomo. Infine, ai bambini e ai loro genitori è stato fatto compilare un questionario legato alle abitudini di vita.

«In questi bambini in sovrappeso – spiega la prof.ssa Lucini – abbiamo inoltre riscontrato che la pressione arteriosa, sebbene nella norma, è più elevata rispetto a quella dei compagni normopeso, e che alcuni parametri a carico del sistema nervoso autonomo, responsabile del funzionamento degli organi, sono alterati. Un elemento da non sottovalutare, perché l’alterazione di questi valori è spesso indice di malattie croniche come il diabete e l’ipertensione arteriosa».

 

Sport sì, ma attenzione alla dieta

Se da una parte, quindi, lo sport fa bene alla salute – al cuore, all’apparato muscolo-scheletrico e al sistema nervoso autonomo, senza dimenticare l’importanza dell’aspetto ludico e sociale a esso legata – dall’altra parte di per sé non sempre è sufficiente per mantenere in forma il nostro organismo, fin dalla giovane età.

Il sovrappeso in Lombardia interessa circa il 20% dei bambini e rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

«Dai questionari compilati dai ragazzi e dai genitori per il nostro studio – prosegue la prof.ssa Lucini – emerge con evidenza la correlazione fra sovrappeso e sedentarietà. La nostra attenzione deve perciò focalizzarsi soprattutto sui nostri comportamenti quotidiani. Mantenersi attivi, al di là delle ore che dedichiamo allo sport, è fondamentale. Piccole abitudini come fare le scale, andare a scuola a piedi, non passare ore in casa al PC o a giocare ai videogames sono alcune delle regole fondamentali per condurre una vita sana, lontana da chili in eccesso e da tutti i rischi correlati. Lo stesso vale per l’alimentazione, che dovrebbe essere più ricca di frutta e verdura piuttosto che di merendine e bevande zuccherate. Ciò che deve cambiare è dunque la mentalità».

Un bambino in sovrappeso non è malato, ma deve essere indirizzato verso il miglioramento del proprio stile di vita. Questo cambiamento va affrontato insieme ai genitori. Inevitabilmente, infatti, i figli assumono i comportamenti trasmessi dalla famiglia.

«È fondamentale che i genitori abituino i figli fin da piccoli a uno stile di vita sano, che porteranno con sé per sempre –- prosegue la prof.ssa Lucini –. Il medico specialista può essere d’aiuto per individuare una corretta alimentazione che tutta la famiglia possa seguire, e piccole attività da praticare assieme, come passeggiate o escursioni nel weekend».

L’ospedale risponde

«Anche negli ospedali – conclude – si stanno sviluppando servizi di supporto di questo genere. In Humanitas, la Sezione di Medicina dell’esercizio si pone proprio l’obiettivo di aiutare le famiglie a individuare nel modo corretto quei cambiamenti legati all’attività fisica e all’alimentazione che sono indispensabili per migliorare il benessere psico-fisico dei ragazzi e degli adulti».

I risultati dello studio incentivano a proseguire le ricerche e a estendere l’indagine anche a quei bambini che non praticano sport o ne fanno meno, o ad altri target, per esempio alla bambine abituate a un tipo di attività fisica in genere meno intensa rispetto al calcio. In seguito a questi approfondimenti, potrebbero aprirsi nuovi scenari, utili a comprendere più a fondo le correlazioni fra l’esercizio fisico e la salute, e i possibili rischi per il futuro in presenza di valori alterati fin dalla giovane età.

A cura di Irene Zucchetti e Monica Florianello

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