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Sport di squadra: quando consigliarli?

11/02/2020

Non è mai troppo presto per praticare attività fisica: che sia individuale o di squadra, è ormai assodato che gli sport portano all’organismo parecchi benefici, sul corpo come sulla mente, negli adulti come nei bambini.

 

Infatti, l’attività fisica aiuta a smaltire lo stress accumulato dai troppi impegni, combatte la sedentarietà causata da ore seduti ai banchi di scuola, permette di creare (o rafforzare) un senso di responsabilità verso se stessi e gli altri.


Oggi ci concentriamo sugli sport di squadra: ne abbiamo parlato con la professoressa Daniela Lucini, Responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio e Patologie funzionali di Humanitas e Direttore della scuola di specializzazione di Medicina dello sport ed esercizio fisico dell’Università degli Studi di Milano.

 

Parola d’ordine: socializzare

Essere introversi o timidi non è mai stato (e mai sarà) un problema. Tuttavia, per alcuni può essere più complicato trovare il coraggio di fare amicizia e legarsi ad altre persone: gli sport di squadra sono un ottimo modo per rompere queste barriere.

Il rispetto, infatti, è fondamentale, così come l’empatia, e gli sport di squadra aiutano, non poco, nello sviluppo di questa dote importantissima.

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La competizione come stimolo e non come incubo

Lo sport di squadra permette di creare un senso di condivisione sia quando si vince, sia quando si perde. Quando si vince, non vince un individuo singolo, ma tutti, e i festeggiamenti si moltiplicano; viceversa, la sconfitta non è da addossare sulle spalle di un solo individuo, scongiurando il rischio di sensi di colpa, eccesso di responsabilità e cali di autostima. La competizione, poi, si fa stimolo: appurato e accettato che sia una situazione che, prima o poi, i bambini dovranno imparare ad affrontare, con lo sport di squadra si permette di approcciarsi in maniera graduale e meno aggressiva rispetto a quanto succeda negli sport individuali.

 

Un aiuto contro la depressione

Uno studio¹ pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, ha analizzato come la partecipazione agli sport di squadra sia collegata a una minore probabilità di depressione nei teenager e a modifiche nella struttura del loro cervello.

 

Il campione ha riguardato 4000 bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, i cui genitori hanno indicato la presenza di eventuali sintomi depressivi e comunicato gli sport praticati dai ragazzi. I risultati hanno dimostrato che il gioco di squadra ha un impatto positivo nell’aumento del volume del loro ippocampo, l’area cerebrale adibita alla memoria e all’umore. 

 

Non è ancora chiaro se sia lo sport di squadra a sviluppare i cambiamenti nel cervello, o sia la conformazione del cervello stesso a spingere i ragazzi verso lo sport di squadra, ma la correlazione tra sport di squadra e minor incidenza di casi di depressione è assodata. 

 

Il supporto dei genitori è fondamentale

Che si tratti di sport individuali o di squadra, che siano scelti in base alla presenza degli amici o delle peculiarità del singolo bambino, lo sport deve essere fonte di divertimento, sana competizione e, soprattutto, gratificazione personale, indipendentemente dai risultati ottenuti. Per questo, i genitori hanno un ruolo sia nell’incoraggiamento, quando la performance non è grandiosa, sia nell’appagamento quando invece i risultati ottenuti siano degni di nota. In entrambi i casi, infatti, i genitori possono infondere sicurezza nel bambino e aiutare a formare il suo carattere e la sua identità, mostrando sostegno e amore. 

 

  1. Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, 2019. Lisa S. Gorham, Terry Jernigan, Jim Hudziak, Deanna M.Barch. Involvement in Sports, Hippocampal Volume, and Depressive Symptoms in Children.

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