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Sport

In acqua? Divertimento e sport con i tuffi e la pallanuoto

29/07/2004

Sono due sport impegnativi che richiedono capacità di resistenza fisica e delle buone doti atletiche e che vengono spesso praticati anche da chi non è in possesso di una adeguata preparazione. Parliamo di pallanuoto e tuffi con il dottor Stefano Aglieri, Caposezione di Riabilitazione Cardiorespiratoria dell’Unità Operativa di Riabilitazione e Recupero Funzionale di Humanitas.

La pallanuoto è molto faticosa
“La pallanuoto – afferma il dottor Aglieri – è uno sport di squadra molto faticoso. Si gioca in piscina dove il campo da gioco misura 20×30 metri. Si affrontano due squadre composte da 13 giocatori ciascuna (1 portiere e 6 giocatori che partecipano direttamente e 6 che si alternano come riserve) che cercano di superarsi segnando più reti, in una partita di 4 tempi di 9 minuti con 2 minuti di intervallo tra un tempo e l’altro. Durante la gara gli atleti devono spostarsi secondo gli schemi di gioco della squadra e interagendo in confronti diretti con i compagni di gioco e gli avversari sempre restando a galla ( nel “terreno di gioco” non si tocca il fondo); lo scopo è fare gol, proprio come nel calcio. Insieme al rugby e all’hockey su ghiaccio, la pallanuoto è uno degli sport di squadra più duri. Richiede doti atletiche non indifferenti: bisogna essere ottimi nuotatori ma contemporaneamente essere anche capaci di una buona coordinazione per partecipare attivamente alle varie fasi di gioco; bisogna inoltre avere grande resistenza e buone doti di galleggiamento. La pallanuoto è un’attività sportiva che sicuramente apporta benefici, ma non è alla portata di tutti e non può essere considerato uno sport che si pratica per tenersi in forma. Tuttavia, al mare e in piscina sono molti coloro che si divertono con una partita di pallanuoto. Il consiglio è non cercare di emulare gli atleti del Settebello azzurro, ma di giocare a pallanuoto in un ambiente dove si possano tenere i piedi a terra evitando di procurarsi guai fisici tipici di chi non è allenato a sufficienza ( dolori muscolari, strappi, mal di schiena…)”.

Tuffarsi può essere pericoloso
“Senza dubbio si tratta di uno sport molto particolare, dove la permanenza in acqua è limitata e costituisce la parte meno evidente del gesto atletico; tuttavia l’impatto con l’acqua deve essere adeguato, sia per la buona riuscita del tuffo, sia per la propria incolumità. Le due specialità dei tuffi sono il trampolino (da 1 metro e da 3 metri) e la piattaforma da 10 metri. Ci sono anche gare dalla piattaforma da 5 metri. Nella specialità dei tuffi ciò che conta non è solo l’esecuzione della figura durante il tuffo, ma anche la successiva fase di entrata in acqua. Quindi la tecnica di esecuzione è di fondamentale importanza: le gare prevedono l’esecuzione di figure obbligatorie con coefficienti di difficoltà diversi (assegnati per convenzione ai diversi tipi di tuffo). Come la pallanuoto, anche nei tuffi si richiedono notevoli doti atletiche, sia pure di tipo differente: innanzitutto una buona struttura muscolare (come nella ginnastica artistica, tutti i muscoli del corpo vengono sollecitati); una grande coordinazione; una notevole forza psicologica, dato che il tuffatore deve ripetere continuamente lo stesso gesto atletico per memorizzarlo alla ricerca della perfezione di esecuzione. La preparazione atletica nei tuffi si svolge innanzitutto ‘a secco’, con esercizi a corpo libero simili a quelli della ginnastica artistica e con tuffi da un trampolino elastico in una buca piena di trucioli di gomma piuma, dove il tuffatore è assicurato a funi controllate dall’allenatore. Questo per rendere la preparazione del tuffo più sicura possibile. Solo in un secondo tempo l’allenamento si svolge in piscina.
Si tratta di uno sport che va praticato esclusivamente a livello agonistico, perché tuffarsi è pericoloso. Questo va detto a tutti coloro che, al mare o in piscina, amano tuffarsi dagli scogli o dai pontili, perché per tuffarsi in modo corretto è necessario imparare a farlo, sapendo quale angolatura deve avere il corpo quando entra in acqua, proprio per evitare di farsi male. Va prestata attenzione alla profondità dell’acqua e all’assenza di sassi o rocce sommerse, soprattutto se si entra in acqua in modo verticale, sia che ci si tuffi di testa o di piedi. Quando ci si tuffa con poca obliquità il rischio è quello della classica ‘spanciata’. Un impatto sbagliato con l’acqua può provocare anche gravi lesioni a livello della colonna vertebrale con conseguenze talvolta tragiche. Il mio consiglio, quindi, è di evitare di tuffarsi se non in piscina essendone capaci; e anche per le persone esperte che si vogliono divertire al mare, non deve mai mancare un eccesso di prudenza (evitare altezze elevate, valutando l’assenza di ostacoli e di mare mosso)”.

A cura di Elena Villa

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