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Ansia, perché può essere nostra amica e come trattarla quando è fuori controllo

17/06/2019

Ci coglie improvvisamente prima di un esame importante, di un concerto (se siamo sul palco), di un colloquio di lavoro, di un appuntamento con una persona a cui teniamo particolarmente o semplicemente in tutte quelle situazione in cui non sappiamo cosa aspettarci e di cui abbiamo timore. L’ansia può diventare patologica quando supera una certa soglia e con certe modalità. In tutta gli altri casi, contrariamente a ciò che si pensa, deve essere considerata nostra amica e preziosa alleata. Come riconoscerla, giudicarla e affrontarla al meglio? Ne abbiamo parlato con il professor Giampaolo Perna, Responsabile Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X.

 

Un mito da sfatare

“Prima di tutto sfatiamo un mito – ha esordito il professore -: l’ansia è un sentimento fatto da un insieme di emozioni che servono biologicamente a difenderci da situazioni di cui è giusto e naturale avere timore. Come tale va considerata comune uno stato assolutamente naturale in cui il corpo viene spinto al massimo per reagire in maniera ottimale ad una situazione che richiede tutta la nostra attenzione e concentrazione”. Se l’ansia quindi ci accompagna in una situazione comprensibilmente stressante perché importante per noi o per la nostra vita in generale, va considerata come un meccanismo di allerta e difesa che di certo non è da trattare a livello medico. Non solo. E’ segno di maggior sensibilità e attenzione e ci dà l’occasione di sviluppare una caratteristica importante come il coraggio. “Chi non prova mai ansia è una persona probabilmente spregiudicata e senza senso del pericolo”, ha aggiunto Perna.

 

Il carattere conta?

Alcune persone sono geneticamente più predisposti di altre a provare ansia nella vita di fronte agli eventi più stressanti a cui siamo sottoposti. E’ come se avessero un campanello d’allarme più sensibile a scattare. Ciò va riconosciuto ed è bene conoscere questo aspetto della propria personalità, accettandolo invece che combatterlo soltanto: è probabile infatti che non possa essere mai completamente superato, proprio perché innato.

 

Stress e ansia sono fratelli

Spesso si fa confusione fra stress e ansia che invece, come ha spiegato lo specialista, sono due cose diverse anche se unite da un comune denominatore “Stress e ansia sono fratelli – ha detto Perna -: se non superano certi limiti, entrambi ci aiutano ad ottenere prestazioni migliori nelle cose a cui teniamo. Ecco perché se si è agitati per un esame non vale la pena prendersi degli ansiolitici. L’adrenalina in più in circolo sarà infatti preziosa per farci ottenere risultati migliori”. Ma quali sono i sintomi dell’ansia? Si dividono in fisici e mentali. Alla prima categoria appartengono tutte le manifestazioni psicosomatiche quali il battito del cuore accelerato, il fiato corto, la tensione muscolare, i tremori, la chiusura dello stomaco, un’intensa sudorazione e, infine, uno stato di stanchezza che deriva dal fatto che il corpo ha consumato molte energie. Il tutto è accompagnato da una tensione mentale, dalla paura, dalla preoccupazione o da alcuni pensieri che si ripetono più di altri.

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Come riconoscere e trasformare l’ansia in opportunità

“Per prima cosa l’ansia, se sperimentata in maniera circoscritta e nei limiti ragionevoli, va accettata come un’amica – ha ribadito il professore -. Ci dice che stiamo affrontando qualcosa che per non è facile, che c’è qualcosa di importante e nuovo all’orizzonte”. Se questo qualcosa “esiste veramente”, cioè non è solo nella nostra testa ma è qualcosa di oggettivamente stressogeno perché porta a delle conseguenze sulla nostra vita, allora possiamo catalogare quest’ansia come un sentimento da sfruttare a nostro vantaggio e non da curare. Ciò detto possiamo provare a “cavalcarla”, oltre che con una sana accettazione, anche con tecniche di rilassamento quali la respirazione profonda, la meditazione e uno stile di vita che tenga lontano da noi lo stress. “Ciò significa che prima di tutto dobbiamo puntare a vivere in armonia – ha proseguito Perna -: curare il nostro ritmo sonno-veglia, l’alimentazione, fare attività fisica e in generale preoccuparci di avere sempre un momento di riposo e recupero mentale che eviti alla mente di andare in una condizione di iperstress che favorisce un tipo di ansia non funzionale ai nostri obiettivi”.

 

A chi rivolgersi quando la situazione ci sfugge di mano?

In presenza di uno stato d’ansia forte, prolungato, che condiziona la nostra vita e le nostre scelte quotidiano, e che si presenta soprattutto in presenza di situazioni che non avrebbero motivo di metterci in una reale tensione, allora è meglio rivolgersi ad un professionista. Lo psichiatra e lo psicoterapeuta sono le persone giusta per capire da cosa può dipendere questa ansia “invalidante” e apparentemente immotivata. Le uniche, inoltre, a poter escludere con possa derivare dall’assunzioni dei farmaci o che sia la spia di altre patologie di origine fisica.

“Parliamo di ansia patologica quando la nostra reazione non può definirsi appropriata al contesto – ha detto Perna -: se per esempio la provo di fronte ad innocuo barboncino, quando devo prendere l’autobus o l’ascensore o quando semplicemente non c’è alcun motivo per essere agitati, allora è probabile che io abbia un disturbo d’ansia che deve essere trattato”.

 

Le terapie possibili

Chi prova ansia non deve sentirsi sminuito, né considerato dalle dagli altri (famigliari o amici) una persona priva di buona volontà o debole: “Non è una questione di scelta né di valore – avvisa l’esperto -: spesso questo non viene capito da chi non è direttamente parte in causa perché si tratta di qualcosa che ‘dall’esterno’ non ha senso ed è giusto che non lo abbia. Eppure, per chi è ansioso, il sentimento di paura e di angoscia è reale e invalidante e sminuirlo può portare la persona a crisi dell’autostima che non fanno che peggiorare il suo malessere”.

Le soluzioni per tornare a star bene esistono e vanno solo messe in pratica senza farsi condizionare dai tanti pregiudizi che ancora ci sono in materia.

“A seconda dei casi e dalla gravità del problema, che deve essere valutato da uno specialista , si può combinare la terapia cognitivo-comportamentale a quella terapia farmacologica – ha concluso Perna -. Il tutto sensa sottovalutare l’importanza di riportare il paziente in un contesto di vita salubre in cui non devono mancare l’attività fisica, una attenzione all’alimentazione e l’evitamento di situazioni stressogene prolungate che possono essere all’origine dell’esaurimento psico-fisico che porta a non saper più reagire all’ansia”. Il trattamento di questi disturbi richiede in genere un lasso di tempo prima che la terapia possa fare effetto: non è quindi ragionevole aspettarsi un risultato immediato.

Da evitare assolutamente invece il fai-da-te, molto pericoloso se si tratta di farmaci di psicofarmaci o anche ansiolitici da banco assunti nei tempi e nei dosaggi sbagliati.

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