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Salute al femminile

Pap test e colposcopia: gli strumenti per riconoscere il Papilloma virus

07/02/2021

L’HPV, o Papilloma Virus, è un virus che può essere la causa di diverse patologie, tra cui infezioni dell’apparato genitale. Questa infezione normalmente regredisce in modo spontaneo, ma in alcuni casi potrebbe sfociare in una forma tumorale del collo dell’utero, soprattutto se la presenza del virus HPV non viene diagnosticata e curata nel modo opportuno. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Serena del Zoppo, ginecologa in Humanitas Medical Care ad Arese.

L’infezione da HPV

Così spiega l’esperta: “L’infezione genitale da Papilloma virus è una delle più frequenti malattie trasmesse sessualmente, mentre le infezioni più pericolose che colpiscono le vie respiratorie o del cavo orale si trasmettono nella maggior parte dei casi attraverso rapporti orali”. 

È anche possibile, anche se più raro, che si possa contrarre l’infezione in luoghi come docce pubbliche e piscine, o con pratiche come la condivisione di asciugamani.

Quali sono i sintomi dell’HPV?

Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è silente e non da segno di sé se non con un pap test alterato. Le verruche genitali (condilomi) sono tra i sintomi più comuni dell’infezione da Papilloma virus. Si possono manifestare a livello vulvare o sulle pareti vaginali, sotto forma di piccole escrescenze. Sono asintomatiche e non sono causa di dolore nella maggioranza dei casi, ma per alcune pazienti possono risultare fastidiose e pruriginose.

L’importanza dei controlli ginecologici e del pap test

“Il pap test è fondamentale per la prevenzione del tumore del collo dell’utero poiché permette l’identificazione di alterazioni che, se lasciate senza controllo per anni, potrebbero degenerare in carcinoma”, spiega la dottoressa. Per questa ragione, le donne dai 25 ai 65 anni dovrebbero sottoporsi al pap test almeno una volta ogni tre anni. 

Inoltre durante il controllo ginecologico lo specialista esamina l’eventuale presenza dei condilomi o di altre alterazioni legate al Papilloma virus. La diagnosi definitiva giunge comunque con il referto del pap test, che tramite l’esame microscopico delle cellule rende visibili le alterazioni precoci da HPV.

Prevenzione: il pap test e la colposcopia

Come si svolge il pap test? “Durante la visita ginecologica viene inserito in vagina lo speculum, che consente la visualizzazione del collo dell’utero: il ginecologo preleverà dal collo dell’utero delle cellule, che verranno inviate in laboratorio per l’esame citologico”, spiega la specialista. 

Continua la dottoressa Del Zoppo: “Se il pap test darà esito positivo, si indirizzerà la paziente a un esame di secondo livello, chiamato colposcopia e in alcuni casi chiederà anche l’esecuzione di un tampone per la ricerca del Papilloma virus”. 

La colposcopia invece si svolge con un esame dell’ingrandimento del collo dell’utero. Grazie a dei coloranti specifici, il medico può valutare quali potrebbero essere le eventuali aree in cui si trova il virus, sulle quali si indagherà tramite una biopsia. Con l’esame istologico è quindi possibile ottenere la conferma della diagnosi.

Attenzione a non sottovalutare l’HPV

Spiega la dottoressa: “La maggior parte delle alterazioni indotte dall’HPV è fortunatamente di basso grado e regredisce spontaneamente grazie all’attività del sistema immunitario; le alterazioni di alto grado invece hanno una più alta probabilità di evoluzione in senso tumorale”.

“Per questo motivo – continua la specialista – se con il pap test viene identificata un’alterazione di alto grado  e l’esame istologico ottenuto con una biopsia in sede di colposcopia lo conferma, sarà indicato un piccolo intervento che ne consente l’asportazione. In questo modo è possibile prevenire l’insorgenza di un tumore che, diagnosticato tardivamente, potrebbe essere molto aggressivo”.

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