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Tinture per capelli, il 4% provoca allergie alla pelle

05/06/2014

Dal più “modaiolo” shatush ai tradizionali colpi di sole. Nel salone del parrucchiere sono sempre più le novità per dare un tocco di colore all’acconciatura o solo per coprire gli antipatici capelli bianchi.

Tuttavia, alcune donne dopo la tintura devono fare i conti con improvvisi arrossamenti, prurito e bollicine, più raramente anche problemi respiratori. Il 4% dei consumatori – ha calcolato l’Università della California in una review pubblicata su Cosmetics and toiletries science applied – è allergico alle sostanze chimiche contenute nelle tinture dei capelli, reagenti che servono a dare al colore la giusta tenuta e sfumatura ma che possono provocare qualche fastidio.

 

Le tinture per capelli e le allergie della pelle

«La reazione allergica alla tintura dei capelli – spiega il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia in Humanitas e docente di Dermatologia all’Università di Milano – è un’evenienza frequente ed è dovuta soprattutto alla presenza di Parafenilendiamina nel composto della tintura. È questo il reagente che fa virare il colore dei capelli».

Individuare questa sostanza “problematica” tre le oltre 100 che compongono le tinture è possibile se si guarda l’etichetta: la sigla è PPD. Ma dal coiffeur non sempre questo controllo è facile o possibile.

«Si è provato a sostituire la PPD con altri reagenti, ma quelli simili sono anch’essi allergizzanti e quelli differenti non funzionano nella reazione di tintura». Che cosa fare, allora? «Per fortuna nella maggioranza dei casi l’allergia si risolve in prurito e arrossamento del capillizio dopo la tinta», commenta Monti. Ma i fastidi possono essere, per una minoranza di persone, più importanti e come ricorda l’esperto possono verificarsi «casi d’ipersensibilità elevata che portano a gonfiore dei linfonodi, a gonfiore di tutto il volto fino alla difficoltà respiratoria». In questi casi, un controllo medico e dermatologico è sempre consigliato.

Se si sa di essere sensibili a queste sostanze o si sono avute brutte esperienze è meglio starne alla larga. Anche puntare a prodotti naturali non sempre è sufficiente. Le tinture a base di erbe e piante non sono “a prova di allergia”: i coloranti vengono estratti dalle piante con solventi chimici, come i diaminotolueni e i diaminobenzeni, e i problemi sono in agguato anche in questo caso.

 

Allergie da tinture, occhio ai test fai da te

I test fai da test si stanno diffondendo in alcuni “saloni”: consistono in un cerotto da applicare sulla pelle per capire in anticipo se si è allergici alla Parafenilendiamina. Ai clienti lo consigliano anche i parrucchieri, categoria professionale a rischio, perché esposta per molte ore al giorno alle sostanze chimiche.

La promessa di questi “cerotti” è di individuare il 90% degli ingredienti allergizzanti che si scoprono con i test fatti dal dermatologo. Ma non sempre è tutto così semplice.

«L’idea di eseguire un test con cerotto preconfezionato da applicare direttamente sulla pelle – afferma Monti – sembra valida, ma è poco pratica. Il cerotto va tenuto in sede per 48 ore, per poi rimuoverlo e leggere il risultato del test».

Se si è formato un piccolo eczema dove c’era il cerotto il risultato è “positivo”, vale a dire si è allergici. Tuttavia non sempre questo assicura il rischio zero.

«La risposta può essere falsamente negativa perché il cerotto è stato mal posizionato e si è distaccato o è falsamente positiva perché è il cerotto stesso che ha causato irritazione. Come tutti i test anche questo richiede esperienza e perizia oltre che l’ambiente adatto – conclude il professor Monti – e non penso che il salone di un parrucchiere sia quello giusto».

 

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