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Creme solari: attenzione all’effetto boomerang

22/07/2009

Proteggersi dai raggi ultravioletti è fondamentale, ma l’abuso di creme solari può fare più male che bene. Colpa dei filtri chimici.

Nel periodo estivo sempre più spesso si assiste ad un uso scriteriato delle creme solari che a volte sconfina in un abuso. Esporsi ai raggi solari, infatti, si sa, è dannoso per la pelle e, comunque, provoca le rughe. Ma non si vuole rinunciare alla tintarella che, spesso e volentieri, si desidera prendere rapidamente. Allora si arriva ad un compromesso: spalmarsi e rispalmarsi di crema solare per rimanere al sole tutto il giorno. E’ proprio questo il metodo peggiore di usare questi prodotti. L’abuso, infatti, può provocare problemi alla pelle, incidere in modo determinante sull’intero organismo e, perché, no sull’inquinamento ambientale. Il motivo? Le creme solari contengono filtri chimici. Come dire che esporsi eccessivamente ai raggi solari fa male, ma l’uso smodato di creme solari non è da meno, soprattutto per i bambini, e crea un effetto boomerang. Ne abbiamo parlato con il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia in Humanitas e Docente di Dermatologia all’Università di Milano.

Professor Monti, l’abuso di creme solari fa male?
“Penso proprio di sì. Fino a poco tempo fa si pensava che questi prodotti fossero utili e non avessero alcuna tossicità. Sono, invece, aumentate le segnalazioni di intolleranze ai filtri solari, di dermatiti e, più recentemente, di assorbimento dei filtri chimici con effetti collaterali sull’intero organismo. Il più temuto è quello estrogenino dato da alcuni filtri solari. In altre parole, spalmandosi la crema solare su tutto il corpo si possono verificare gli effetti tipici degli estrogeni: tensione mammaria e alterazioni mestruali nella donna, aumento di peso e caduta della libido nell’uomo”.

Le mamme che scrupolosamente spalmano di crema solare i propri bambini allora sbagliano?
“Sì, sbagliano, anche se in buona fede, perché espongono i propri piccoli agli assorbimenti dei filtri chimici e perché poi li lasciano al sole troppo a lungo. Nel portale della salute della Comunità europea è raccomandato di non usare creme solari sui bambini fino ai 4 anni di età. Ma questo messaggio è poco ascoltato. In realtà, i bambini non andrebbero esposti al sole diretto, ma protetti con gli appositi costumi coprenti, con il cappello e gli occhialini. A questo punto solo le poche aree non coperte vanno spalmate con crema solare. Così si riduce drasticamente il rischio di tossicità”.

Ma allora perché i dermatologi consigliano sempre di usarle, magari con fattore di protezione alto?
“E’ un atteggiamento che viene dal passato, oggi non più attuale. Le creme solari danno un falso senso di sicurezza, quasi d’impunità, e, quindi, spingono a prolungare le esposizioni al sole. Tralasciando gli effetti tossici già accennati, si è visto che i tumori cutanei indotti dal sole non diminuiscono nella popolazione che usa abitualmente le creme solari rispetto a chi non le usa. Questo dato dovrebbe indurre i dermatologi ad essere più prudenti nel consigliarle e più attivi nel promuovere un’esposizione limitata o protetta dagli indumenti”.

Ma se si prende il sole coperti, non si rischia di sviluppare poca vitamina D e, quindi, manifestare osteoporosi?
“Assolutamente no. La potenzialità di sviluppare vitamina D è individuale e non è vero che se ci si espone di più al sole se ne attiva di più. Inoltre, è sufficiente la luce del giorno che arriva nelle aree scoperte (volto, braccia, gambe) per incidere sullo sviluppo dell’esatto fabbisogno di vitamina D, senza necessità di esporsi direttamente al sole”.

E’ vero che le creme solari sono particolarmente invise agli ecologisti?
“Assolutamente si. La crema solare è vista dagli ecologisti come l’unico esempio di permesso di scaricare sostanze chimiche tossiche direttamente in mare. In effetti i filtri solari sono certamente inquinanti per l’ecosistema delle acque così come lo sono molti eccipienti attualmente in uso nelle creme solari come, per esempio, i siliconi e gli acrilati. Se si pensa al rito di spalmarsi una crema solare e, dopo qualche tempo, di tuffarsi in acqua per poi ripetere il tutto magari più volte al giorno, è proprio come scaricare inquinanti direttamente in mare. Ritengo che il sistema di fotoprotezione con creme solari vada rivisitato e corretto. Nel frattempo consiglio di attenersi a quanto scritto proprio nella definizione di una crema solare: è quel prodotto da applicarsi laddove non sia possibile utilizzare un altro metodo di fotoprotezione”.

A cura di Lucrezia Zaccaria

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