Stai leggendo Ansia da prestazione: sappiamo davvero cosa significa?

Diagnosi

Ansia da prestazione: sappiamo davvero cosa significa?

26/02/2020

Di per sé, l’ansia non è automaticamente negativa. È piuttosto un segnale, una spinta che permette di essere reattivi e a ottenere il risultato sperato, che si tratti di una consegna lavorativa, di una prestazione sportiva o di un esame all’università.

 

Il problema sussiste quando l’ansia, specie se accompagnata allo stress, diventa eccessiva, o quando si manifesta anche in situazioni o contesti vissuti con tranquillità fino a quel momento.


Come comportarsi, quindi, con l’ansia? Ne abbiamo parlato con il dottor Francesco Cuniberti, specialista del Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X. 

 

Chi è maggiormente colpito dall’ansia da prestazione?

Le persone che soffrono di ansia da prestazione possono preoccuparsi di fallire un’attività prima ancora che abbia inizio. Possono credere che il fallimento comporterà umiliazione o rifiuto, e questa sensazione può portare, con il passare del tempo, alla compromissione delle capacità globali della persona, all’evitamento e sofferenza.

 

Ciò accade sia a causa di alcune caratteristiche personali o di fattori legati all’ambiente, ma anche a causa della predisposizione biologica a essere più suscettibili allo stress, con risposte da parte del nostro organismo che si sviluppano e auto-mantengono fino a che l’ansia intensa si trasforma in panico.

 

Quando si manifesta l’ansia da prestazione?

L’ansia da prestazione non avviene solo in occasioni importanti: può svilupparsi in situazioni banali, in scenari quotidiani (attività sportiva, lavoro, scuola, relazioni sentimentali). Spesso è associata a situazioni in cui il soggetto può essere valutato, non solo dagli altri, ma anche da se stesso.

 

L’ansia prestazionale è molto frequente nell’ambito lavorativo: che si tratti di un colloquio di lavoro, dell’interazione con i superiori, magari con richieste lecite (come le ferie o un aumento di stipendio), la sensazione di inadeguatezza si fa spazio. 

 

Se alla persona ansiosa viene affidato un compito percepito come eccessivo per le sue capacità, questa si sentirà minacciata: la minaccia dipenderebbe non solo dalla percezione di una discrepanza tra ciò che il compito richiede e la capacità assunta dell’individuo, ma anche da ciò che l’esito della prestazione significa per la persona.

 

L’ansia da prestazione è comune negli sportivi, in quanto i giocatori subiscono il controllo non solo dei compagni di squadra, ma anche dei fan, e convivono con la paura che le loro prestazioni sportive scadenti si traducano nella valutazione scadente della propria persona; la stessa cosa capita anche agli artisti, che avranno la percezione di essere valutati dal pubblico e dalla critica non solo come performer, ma soprattutto come persone. 

 

Una prestazione scadente a seguito di un’ansia eccessiva può influenzare ulteriormente la fiducia in se stessi. Eventi simili o nuove situazioni possono essere percepite come impossibili, portando l’individuo a sviluppare ansia anticipatoria prima dell’evento stesso.

 

Ansia da prestazione: i sintomi 

I disturbi d’ansia riguardano ugualmente uomini e donne, anche se in situazioni diverse. Aumentano in ambienti stressanti e nelle persone più istruite (anche a causa delle maggiori richieste prestazionali), ma anche in coloro che lavorano per più di 8 ore al giorno o che ricoprono incarichi importanti.

 

Vi è una risposta fisica e psicologica dell’individuo quando percepisce la situazione come stressante. In caso di ansia cognitiva, l’individuo avrà stati affettivi negativi e sentimenti di apprensione e preoccupazione. A volte può capitare che l’ansia abbia un alto grado di attivazione fisiologica nel corpo (la cosiddetta ansia somatica), e le due situazioni sono spesso contemporanee. 

 

I sintomi più frequenti sono una sensazione di malessere fisico e mentale, magari associata a iper-sudorazione, tremore e tensione muscolare, palpitazioni, secchezza delle fauci, nausea e difficoltà di concentrazione e memoria. Nelle forme più gravi, i disturbi d’ansia sono in grado di compromettere il funzionamento globale della persona: non vanno assolutamente sottovalutati

 

Cosa fare in caso di ansia da prestazione?

Innanzitutto, bisogna riconoscere che si sta vivendo una situazione di stress intenso. Se questo è evoluto in una sintomatologia importante, il primo passo per riappropriarsi del proprio benessere è chiedere aiuto a un esperto.

 

Una valutazione specialistica può aiutare a uscire dal malessere impostando un percorso costruito ad hoc sulla persona, che può essere farmacologico e/o psicoterapeutico.

Nei momenti acuti esistono, per esempio, alcune tecniche cognitive–comportamentali che la persona può imparare e può mettere in atto per cercare di gestire non solo il sintomo, ma anche il pensiero che porta allo sviluppo del malessere. Queste tecniche possono essere apprese facendosi aiutare da psicoterapeuti di tipo cognitivo-comportamentale ed esperti di disturbi d’ansia.

Un supporto farmacologico prescritto da uno specialista, sempre dopo una diagnosi corretta, può permettere alla persona di intraprendere il percorso corretto verso la guarigione e inoltre, in alcuni casi, permette di affrontare il percorso psicoterapeutico in maniera più proficua.

 

Infine, alcune accortezze. Alimentazione corretta, attività fisica specialmente aerobica, gli hobby sono fondamentali per ridurre il carico emotivo e il senso del pericolo e per favorire il recupero del benessere anche fisico, che spesso è perso.

 

 
FONTI

Rowland 2019 – Anxiety and Performance in Sex, Sport, and Stage: Identifying Common Ground

Articoli che potrebbero interessarti

Non perderti i nostri consigli sulla tua salute

Registrati per la newsletter settimanale di Humanitas Salute e ricevi aggiornamenti su prevenzione, nutrizione, lifestyle e consigli per migliorare il tuo stile di vita