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Tumore al seno maschile, alterazioni del capezzolo fra campanelli d’allarme

01/03/2018

Se nella donna è il tumore più diagnosticato, nell’uomo è un evento piuttosto inusuale, benché non rarissimo. È il tumore al seno, diagnosticato all’incirca in un caso su 100.000 uomini: «Si evidenzia prevalentemente in età adulta, dopo i sessant’anni. Sebbene con un’incidenza inferiore, una diagnosi di tumore alla mammella però può comparire sotto i 45 anni», aggiunge il dottor Andrea Sagona, chirurgo senologo di Humanitas Cancer Center.

Secondo una recente ricerca pubblicata su Scientific Reports, che ha analizzato i dati relativi a 446 pazienti di sesso maschile con tumore al seno, il tipo di tumore più diagnosticato è quello duttale, in oltre otto casi su dieci. È il caso in cui la malattia si origina prevalentemente dalle cellule dei dotti galattofori, che nell’uomo sono sviluppati in forma rudimentale e che nella donna hanno la funzione di portare il latte dai lobuli al capezzolo. Per l’anatomia della mammella maschile, vista la presenza di pochi lobuli, il tumore lobulare è molto raro.

I fattori di rischio

I fattori predisponenti il carcinoma mammario maschile sono diversi, prevalentemente sono condizioni di alterato metabolismo ormonale con uno sbilanciamento del rapporto fra estrogeni e progesterone che può sopravvenire a seguito di patologie del testicolo, cirrosi epatica, obesità, sovraesposizione a sostanze contenenti o che hanno attività estrogenica, ginecomastia secondaria a farmaci, come ad esempio quelli per patologie prostatiche, o un pregresso trattamento radioterapico nell’area mammaria come in caso di linfomi.

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Caso particolare è quello della sindrome di Klinefelter, in cui la presenza di un cromosoma X in sovrannumero causa la produzione eccessiva di estrogeni con sviluppo importante della ghiandola mammaria che diventa più suscettibile allo sviluppo del carcinoma mammario.

Un aumento del rischio è associato alla familiarità: «Spesso il tumore maschile è legato ad alterazioni genetiche BRCA1 e BRCA2, ai quali è correlato un aumento del rischio di insorgenza di tumore al seno e anche ovarico. Per questo motivo i pazienti maschi che si ammalano di questa patologia devono essere sottoposti al test per individuare eventuali variazioni del corredo genetico, in modo da rendere disponibile l’informazione anche per i famigliari e permettere di eseguire programmi di prevenzione adeguati».

Sintomi diversi

Il quadro dei sintomi che possono destare preoccupazione si differenzia tra uomini e donne: «Nell’uomo, come nella donna, possono essere avvertiti dei noduli, delle tumefazioni, oppure possono manifestarsi sanguinamento e ulcerazione. Diversamente dal sesso femminile, però, si manifestano di rado segni come la cute a buccia d’arancia». Proprio per l’anatomia del seno maschile, con un minor volume di tessuto mammario, è più facile però notare la presenza di un nodulo.

Nelle forme iniziali il tumore al seno è però spesso silente, pertanto «spesso i pazienti arrivano alle prime visite cliniche già con i linfonodi patologici, ai quali il tumore si sarà già diffuso», ricorda il dottor Sagona. «Il percorso diagnostico è il medesimo rispetto al tumore al seno femminile, con l’esecuzione di esami come la mammografia, l’ecografia e la biopsia».

Ormoni e geni

Il tipo di tumore più frequente è il carcinoma duttale infiltrante: il tumore supera la barriera dei dotti, nei quali si sarà originato, e si sviluppa nel tessuto connettivo del seno. In questo caso potrà anche invadere i linfonodi. Essendoci meno tessuto, il tumore cresce molto vicino al capezzolo. Sempre questa parte del seno può essere interessata dalla malattia di Paget: il tumore si diffonde all’areola comportando delle variazioni visibili della pelle intorno al capezzolo (arrossamento, bruciore, sanguinamento). La prevalenza di questa forma di tumore è maggiore nel sesso maschile che in quello femminile.

La prognosi per questa neoplasia è comunque tendenzialmente favorevole: «In passato si riteneva fosse peggiore di quella associata al tumore al seno femminile ma oggi è sovrapponibile a quest’ultima».

Sulla scorta degli esami diagnostici, in particolare della biopsia, si definirà il trattamento più adeguato per la neoplasia: «I tumori al seno maschili sono prevalentemente endocrino-responsivi (80-90%), ovvero formati da cellule con i recettori per gli ormoni estrogeno e progesterone. Pertanto la terapia ormonale rappresenta una valida opzione assieme alla chemioterapia e all’intervento chirurgico di mastectomia».

Sul versante della prevenzione si notano alcuni punti in comune con il tumore al seno femminile. Due fattori legati allo stile di vita che sembrano associati a un maggior rischio di neoplasia anche nell’uomo sono l’obesità e il consumo eccessivo di bevande alcoliche. La correlazione con l’abuso di alcol potrebbe spiegarsi alla luce del ruolo giocato dal fegato nel metabolismo degli ormoni.

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