Sistema nervoso

Ipermemoria: che cos’è?

29/01/2020

La maggior parte delle persone ricorda per sempre solo gli eventi che ne hanno davvero segnato l’esistenza, che sia il primo bacio, il matrimonio o la nascita di un figlio. Per un numero molto esiguo di individui, invece, è possibile ricordare anche particolari insignificanti e momenti che non sono legati a ricorrenze particolari anche a distanza di molti anni. Da cosa dipende la loro incredibile abilità nel ricordare?

 

Come funziona l’ipermemoria? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elisabetta Menna, ricercatrice di Humanitas e dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr.

  

La memoria: cos’è, come funziona

La memoria, la funzione psichica che riproduce nella mente un’esperienza passata (attraverso immagini, sensazioni, odori) e che viene poi localizzata in uno spazio e un tempo diverso, è il risultato di un processo riconducibile al comportamento dei neuroni, ossia le cellule che compongono il tessuto nervoso, e le sinapsi, che formano le reti neurali da cui passano gli impulsi nervosi. A voler semplificare, quando viene in mente un ricordo, si attiva la rete neurale che, attraverso una specifica sequenza, invia segnali elettrochimici alle sinapsi: più la rete neurale viene attivata nel corso degli anni, più questo ricordo sarà vivido e radicato nella memoria. Un soggetto con ipermemoria autobiografica (condizione nota anche come ipertimesia) ricorda perfettamente quasi tutto, senza esitazione, con gran precisione.

 

Lo studio – tutto italiano – sull’ipermemoria

L’ipermemoria, la capacità di alcuni individui di ricordare eventi banali, accaduti magari anni prima, è al centro di uno studio eseguito sfruttando la tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI) messo a punto per comprenderne il funzionamento. Lo studio (1), realizzato in Italia dalla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences.

 

Per comprendere i meccanismi neurobiologici che stanno alla base della straordinaria capacità di ricordare, i ricercatori hanno condotto i loro studi monitorando otto persone dotate di ipermemoria, insieme a 21 soggetti con una memoria normotipica. Gli otto intervistati erano in grado di ricordare dettagli come la data precisa in cui avevano visto un determinato film, o mangiato qualcosa, persino cosa indossavano, senza alcun tipo di sforzo.

 

I risultati dello studio

La differenza riscontrata dai ricercatori fra i soggetti dotati di ipermemoria autobiografica e persone normotipiche risiede a livello funzionale nella fase di accesso al ricordo: gli autori hanno chiarito che i risultati ottenuti sono indice della capacità di accedere, attraverso il circuito prefrontale-ippocampale, a ricordi non accessibili alle altre persone. Ma, sull’elaborazione, non si sono notate differenze sostanziali tra i due tipi. In particolare i risultati di questo studio rivelano come i soggetti dotati di ipermemoria autobiografica mostrino un’aumentata attivazione della corteccia prefrontale mediale e dell’ippocampo, soprattutto nel caso di ricordi remoti.

  

Studiare soggetti con ipermemoria a cosa può portare in fatto di conoscenza del funzionamento del cervello?

La possibilità di studiare soggetti dotati di HSAM con tecniche funzionali come fMRI o magari EEG (elettroencefalogramma) sia durante il processo di formazione della memoria, sia durante il processo di memory recall, consentirà di ottenere informazioni importantissime sui meccanismi della memoria. I risultati di questi studi, oltre ad aumentare le nostre conoscenze di questo processo neurofisiologico, potrebbero essere utili per mettere a punto trattamenti di stimolazione della memoria in condizioni di ipofunzionamento. Tuttavia allo stato attuale delle conoscenze è impossibile prevedere le ricadute di questi studi in termini pratici.

   

PNAS 2018. Santangelo V, Cavallina C, Colucci P et al. Enhanced brain activity associated with memory access in highly superior autobiographical memory. 

 

 

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