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Concussione cerebrale, mal di testa e nausea: mai sottovalutare i sintomi

13/02/2018

Uno scontro di gioco mentre si fa sport o nell’attività ricreativa può causare una concussione cerebrale, ovvero un trauma cranico con o senza perdita di coscienza. Si tratta di un infortunio più frequente in alcuni sport e sul quale, negli ultimi anni, in special modo negli Stati Uniti, è aumentata la sensibilità di tutti gli attori coinvolti, dagli atleti agli allenatori alle istituzioni scolastiche. Riconoscere una concussione cerebrale è importantissimo per garantire il pieno recupero all’individuo colpito ed evitare conseguenze nel lungo periodo a carico del sistema nervoso. Ne parliamo con il dottor Antonio Voza, responsabile di Medicina d’urgenza di Humanitas.

Un colpo alla testa

Dagli atleti professionisti più adulti ai giovani che si dedicano con assiduità alla pratica sportiva fino ai cosiddetti “atleti della domenica” sono in tanti a correre il rischio di subire una concussione cerebrale, soprattutto chi ha scelto discipline come il calcio, il rugby, l’hockey, dove il contatto fisico è predominante.

Si tratta di una lesione cerebrale di origine traumatica di entità variabile, che ha come conseguenza un danno temporaneo alla funzione cerebrale. Un colpo diretto alla testa o al resto del corpo ma che costringe la testa a muoversi velocemente esercita una forza tale da causare un movimento rapido di accelerazione e decelerazione del cervello nella scatola cranica. Il pregiudizio alla funzione cerebrale è generalmente di breve durata, circa una settimana-dieci giorni.

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È fondamentale non sottovalutare i sintomi, anche quelli che possono sorgere a distanza di qualche tempo dall’evento traumatico, intervenire tempestivamente e, dopo il ritorno all’attività fisica o sportiva, prevenire un secondo episodio. Questo rischio è infatti maggiore per chi ha già subito una concussione cerebrale.

I sintomi

I sintomi di una concussione cerebrale sono svariati e possono riguardare diverse funzioni cerebrali. Può esserci o meno la perdita della coscienza e l’individuo colpito può manifestare problemi di equilibrio e coordinamento motorio, difficoltà nella parola, stordimento, visione annebbiata, mal di testa, nausea e vomito, perdita di memoria, calo di attenzione e di concentrazione, variazioni dell’umore, irritabilità, vertigini e disturbi del sonno.

Il soccorso immediato prevede che il soggetto venga visitato da un medico o comunque da uno specialista. La valutazione sarà di tipo neurologico. Il medico guarderà ai sintomi accusati dal paziente e valuterà i suoi riflessi, la sua coordinazione, l’equilibrio, la vista e l’udito, oltre a valutare i possibili effetti sulle sue abilità mentali. La visita darà indicazioni preziose circa l’opportunità di eseguire ulteriori esami, anche strumentali con la diagnostica a immagini. È molto importante vedere se nei giorni successivi all’accaduto il paziente va incontro o no a un peggioramento dei sintomi.

Riposo assoluto

Il trattamento in caso di concussione cerebrale è il riposo categorico non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale finché i sintomi non saranno scomparsi. In genere i tempi di guarigione si aggirano sui sette/dieci giorni ma il recupero può essere anche più lungo, settimane o addirittura mesi. Dopo la scomparsa dei sintomi il paziente sarà valutato per definire il possibile ritorno all’attività fisica e sportiva.

I tempi di recupero vanno rispettati secondo le indicazioni del medico specialista. Ritornare in campo prima che i sintomi siano risolti può aumentare il rischio della cosiddetta sindrome da secondo impatto, ovvero un nuovo episodio di concussione cerebrale lieve antecedente alla risoluzione del primo episodio.

In questo arco di tempo vanno evitati i fattori di rischio che potrebbero aggravare i sintomi. Questi vanno identificati e la loro esposizione contenuta. Ad esempio il paziente potrebbe sospendere quelle attività che richiedono un dispendio di energie mentali come lo studio, il lavoro, la lettura, la scrittura. Anche solo guardare la televisione potrebbe risultare difficoltoso.

Il sonno è una “medicina” efficace per il recupero. Inoltre, a fronte della sospensione dell’attività fisica, potrebbe risultare vantaggioso mantenersi comunque in movimento, con attività a intensità molto leggera – quando possibile e sempre dietro il parere del medico – come, ad esempio, una pedalata alla cyclette o una semplice camminata.

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