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Alimentazione

Cervello, il cacao per migliorare memoria e attenzione?

05/03/2018

Non solo tentazione per golosi, ma anche benzina per il cervello. È il cioccolato, che negli ultimi anni si è meritato l’attenzione della ricerca scientifica come cibo funzionale. Uno studio recente dell’Università dell’Aquila, pubblicata su Frontiers in Nutrition, ha indicato il cacao come un potenziale supplemento alimentare con cui proteggere le capacità cognitive addirittura in presenza di lievi forme di declino cognitivo. Sono stati analizzati i lavori di ricerca che avevano esplorato l’effetto dell’assunzione di cacao nel breve e nel lungo termine guardando in particolare all’introito di flavonoli, una classe di flavonoidi di cui il cacao è naturalmente ricco. Si tratta di polifenoli che svolgerebbero un’azione benefica a livello cardiovascolare e neurologico: «I presunti benefici del cioccolato sono oggetto di studio da molto tempo. In questo articolo si raccolgono i dati emersi nei maggiori studi a tal proposito degli ultimi venti anni e il quadro che ne emerge è senz’altro a favore dei golosi di cioccolato. Nella realtà dei fatti più che di cacao dovremmo parlare di alimenti che contengono flavonoli, un sottogruppo di flavonoidi, potentissimi antiossidanti naturali. Il cioccolato è sicuramente uno di questi», aggiunge la dottoressa Raffaella Morini, ricercatrice di Humanitas Neuro Center.

«Nella letteratura scientifica – prosegue – è possibile trovare solidi risultati circa l’utilità dei flavonoli nel preservare l’endotelio vascolare. Il cacao dunque può essere considerato un valido alimento in chiave preventiva ma sempre in aggiunta a stili di vita sani».

I risultati dell’analisi

Nelle ricerche analizzate si era guardato all’effetto dell’apporto dei flavonoli su diversi domini cognitivi tra cui l’attenzione, la memoria e le funzioni esecutive, ovvero quelle abilità che permettono a un individuo di progettare, definire obiettivi, attuare tali progetti, controllare e modificare il proprio comportamento. Si è visto cosa succede al cervello poche ore dopo aver consumato cacao e cosa invece potrebbe succedere nel tempo, con un apporto regolare di flavonoli del cacao.

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Sebbene gli studi clinici randomizzati controllati condotti per valutare l’effetto “acuto” dei flavonoli non fossero molti, diversi lavori hanno indicato un loro effetto benefico sulle prestazioni cognitive. In alcuni studi, ad esempio, i partecipanti avevano mostrato, una memoria di lavoro più forte e una migliore capacità di analizzare le informazioni visive. Inoltre è emerso che nelle donne l’assunzione di flavonoli fosse in grado di contrastare il calo delle prestazioni cognitive dopo una notte in bianco come la minore accuratezza nel portare a termine dei compiti.

Le conseguenze dell’apporto di flavonoli nel lungo periodo, da cinque giorni a tre mesi, erano state generalmente analizzate in individui più anziani. E su questo versante si è visto come, a fronte di un apporto giornaliero di queste sostanze, l’attenzione, la velocità di processare le informazioni, la memoria di lavoro, la produzione lessicale (definita attraverso un test che misura quante parole si riescono a produrre in un tempo determinato) fossero rinforzate. I benefici erano più evidenti negli anziani con un iniziale deficit mnemonico o un leggero declino cognitivo.

Un’attività cerebrale più efficiente

Ma perché il cacao avrebbe questi effetti? «Come già dimostrato da molti studi l’effetto prevalente dei flavonoli è sull’endotelio vascolare, ovvero la membrana che riveste l’interno dei vasi sanguigni. Tale struttura, tra le tante attività, ha un’importante funzione di filtro regolando il passaggio di molte importanti molecole. Una migliore funzionalità dell’endotelio si traduce in un maggior afflusso di sangue e nutrienti a livello cerebrale. Il risultato finale potrebbe dunque essere un miglioramento dell’attività cerebrale», spiega la ricercatrice. «Inoltre emerge negli ultimi anni un effetto anche diretto dei flavonoli sulle capacità cognitive e sulle cellule nervose. I flavonoli sono in grado di passare la barriera emato-encefalico e sono stati localizzati in grande quantità in aree cerebrali cruciali per funzioni come la memoria e l’apprendimento».

«Molti studi dimostrano che gli effetti benefici di queste molecole sulle capacità cognitive possono dipendere dalla loro capacità di interagire e promuovere l’espressione di proteine coinvolte nella plasticità, neurogenesi e sopravvivenza dei neuroni stessi come il “brain-derived neurotrophic” factor BDNF. Lo studio analizza gli effetti dell’assunzione cronica o acuta di cioccolato su soggetti giovani, vecchi e su pazienti con deficit di memoria o cognitivi più o meno avanzati. L’assunzione regolare di flavonoli risulta, particolarmente in pazienti a rischio, in un’azione protettiva e migliorativa delle funzioni cognitive. Come anche risulta evidente un incremento immediato delle performance in situazioni di fatica, di stress o in situazioni di mancanza di sonno».

Il cacao, concludono i ricercatori, potrebbe dunque costituire un supplemento per migliorare le funzioni cognitive ma bisogna prestare attenzione ai possibili effetti indesiderati associati alla sua assunzione. Non sono trascurabili né l’apporto calorico del cioccolato né i composti chimici contenuti come la caffeina e la teobromina, dai significativi effetti stimolanti: «Attenzione alle conclusioni affrettate – conclude la dottoressa Morini. Il cioccolato, essendo spesso associato a zuccheri, non può essere consumato in grandi quantità. Più o meno i nutrizionisti sono concordi nell’indicare nei venti grammi al giorno (un paio di quadretti) la quantità corretta da assumere. Ovviamente meglio se fondente, almeno con il 70% di cacao».

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