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Intestino e digestione

Infezione da C. difficile, dai probiotici un aiuto contro le recidive

29/01/2018

Quando l’equilibrio del microbioma intestinale, i milioni di microorganismi che popolano il colon, si altera può sorgere un’infezione da Clostridium difficile. Il rischio di insorgenza è correlato all’assunzione di una terapia antibiotica. Ne parliamo con la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva di Humanitas.

Il Clostridium difficile

Il microorganismo è un tipo di batterio che vive nell’intestino e che dunque fa parte del microbioma intestinale. Il C. difficile, però, è anche presente nell’ambiente esterno, ad esempio nell’acqua e nel suolo. Nel colon una variazione del microbioma può determinare la crescita anomala del batterio che comincia a rilasciare tossine nocive per la mucosa intestinale che scatenano un processo infiammatorio distruggendone le cellule sane. A questo sono associati i sintomi dell’infezione che può avere un grado di intensità moderato o severo.

Nel primo caso si ha diarrea, dolori addominali, malessere generale, nel secondo invece la frequenza degli episodi diarroici è maggiore (anche quindici al giorno), il dolore addominale è più forte,  può esserci nausea o vomito, distensione addominale, febbre, anche sopra i 39 gradi centigradi, fino alla presenza di sangue nelle feci.

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Antibiotici e microbioma

Questa alterazione dell’equilibrio della flora intestinale può essere indotta dall’assunzione di antibiotici. Se assunti per un lungo periodo di tempo o se sono ad ampio spettro, ovvero indirizzati contro diversi batteri, il rischio di infezione da Clostridium difficile aumenta. Anche i soggetti over 65 anni sono a maggior rischio.

«In particolare gli antibiotici più frequentemente chiamati in causa sono: cefalosporine, penicilline, chinolonici, clindamicina. L’infezione e più frequente nei pazienti ospedalizzati, nelle residenze per anziani, nei pazienti defedati ciò a indicare che qualsiasi alterazione del sistema immunitario può favorire lo sviluppo dell’infezione. Altro fattore che favorisce lo sviluppo della colite da clostridium sono l’utilizzo di inibitori di pompa protonica che riducono la secrezione acida dello stomaco».

Se questi sintomi si verificano con l’assunzione di una terapia antibiotica e durano almeno tre giorni è indispensabile rivolgersi al medico per la diagnosi: questa sarà confermata da test che rileveranno la presenza del batterio.

Rischio disidratazione

Ma in che modo si interviene per risolvere questa forma di diarrea associata ad antibiotici? Quando è possibile farlo, l’interruzione della stessa terapia antibiotica può comportare la risoluzione dei sintomi anche dopo pochi giorni. In caso di infezione molto severa il medico potrà prescrivere una terapia antibiotica. Nella fase di trattamento dell’infezione è fondamentale prestare attenzione al rischio di disidratazione correlata alla diarrea: «Come in tutte le coliti è indispensabile mantenere un adeguato apporto idrico con acqua ed eventuale correzione degli squilibri elettrolitici (sodio, potassio, cloro) e mantenere il più possibile una dieta a basso contenuto di scorie come in tutti i casi di diarrea, preferendo cibi astringenti (riso, patate, pollo)»

Secondo l’American College of Gastroenterology gli antibiotici sono efficaci in tantissimi casi ma i sintomi possono ritornare nel 10%-20% dei pazienti, dopo una o due settimane, rappresentando così i sintomi di un’infezione ricorrente: «Soprattutto nella prevenzione delle recidive dell’infezione, ma anche in profilassi primaria, i probiotici possono avere un ruolo», ricorda la specialista. Questo perché «contribuiscono alla modulazione della flora batterica spesso completamente distrutta dalle terapie antibiotiche; producono acidi che, abbassando il pH, creano un ambiente sfavorevole alla proliferazione del clostridium; sono immunomodulatori che quindi contribuiscono a rafforzare il nostro sistema immunitario contro la proliferazione del batterio».

«Importante soprattutto  per evitare la diffusione è una precoce diagnosi e l’adozione di precauzioni da contatto nei confronti dell’individuo affetto: una scrupolosa igiene delle mani con acqua e sapone e la disinfezione di tutti gli oggetti venuti a contatto col malato», conclude la dottoressa Preatoni.

Infine, dal momento che l’infezione è contagiosa, è bene che anche i pazienti colpiti seguano le norme di igiene per evitare la diffusione del battere: le spore del C. difficile possono sopravvivere per lunghi periodi di tempo, anche mesi. Proprio per via dell’associazione tra l’utilizzo di antibiotici e l’insorgenza dell’infezione, è indispensabile usare sempre questi farmaci con criterio.

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