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Salute al femminile

Le malattie della tiroide nella donna

26/01/2021

La tiroide è una ghiandola appartenente al sistema endocrino che si trova alla base del collo davanti alla trachea. È deputata alla produzione degli ormoni tiroidei che rivestono un ruolo importante per il corretto funzionamento dell’organismo, in particolare nella donna. 

La produzione di ormoni da parte di questa ghiandola è fondamentale per lo sviluppo psicofisico del feto e del bambino ed esercita un’influenza positiva sulle attività metaboliche, sulla salute dell’apparato cardiovascolare e sulla funzione muscolare nell’età adulta. 

Le patologie che interessano la tiroide sono da 5 a 10 volte più frequenti nella donna, e se non diagnosticate per tempo possono influenzare negativamente anche la fertilità e l’andamento della gravidanza. 

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Nazarena Betella, endocrinologa di Humanitas. 

Quali sono le patologie della tiroide 

Le principali disfunzioni della tiroide sono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo, due patologie legate a un’alterata produzione ormonale (nel primo caso in eccesso, nel secondo in difetto).

Con l’ipotiroidismo tutti i processi metabolici normalmente controllati dagli ormoni prodotti dalla tiroide vengono rallentati, l’opposto accade per l’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo si manifesta con una prevalenza del 5-15% nelle donne e del 1-5% negli uomini e si caratterizza per la comparsa di sintomi quali intolleranza al freddo, debolezza muscolare, stipsi, pelle secca, difficoltà di concentrazione e, nelle donne, alterazione del ciclo. La causa più frequente è una tiroidite cronica autoimmune causata dalla presenza di anticorpi diretti contro la tiroide determinandone il progressivo malfunzionamento. 

Tra le cause dell’ipertiroidismo ricordiamo il morbo di Basedow, una malattia autoimmune che colpisce il 2-3% nella popolazione generale con un rapporto donna/uomo paria a circa 5-7:1. La malattia si può manifestare con ansia, irritabilità, intolleranza al caldo, perdita di peso, tachicardia, tremore, ipertensione, e nella donna alterazioni del ciclo. 

Le donne sono interessate con più frequenza anche dal nodulo tiroideo, una condizione che è spesso asintomatica e di riscontro incidentale, ma che può dare sintomi quali difficoltà a deglutire e a respirare, associati a senso di oppressione al collo in presenza di formazioni nodulari di grosse dimensioni. Per diagnosticare la presenza di un nodulo si procede con un’ecografia del collo e si eseguono gli esami di funzione tiroidea. In casi selezionati si può procedere con un agoaspirato della formazione nodulare anche se nella maggioranza dei casi si tratta di noduli benigni. 

È raro che le malattie della tiroide si manifestino già durante l’infanzia, diventano invece più probabili durante l’adolescenza e soprattutto nell’età adulta.

I rischi per la gravidanza

Le patologie della tiroide influiscono negativamente in tutto l’arco della vita riproduttiva della donna, perché un funzionamento scorretto della ghiandola può alterare la regolarità del ciclo mestruale, ridurre la fertilità, aumentare la probabilità di aborto spontaneo durante la gravidanza e impedire il regolare sviluppo del feto. 

È quindi importante (prima e durante la gravidanza) raggiungere un buon compenso tiroideo in tutte le donne con patologia tiroidea nota e indagare quelle con fattori di rischio noti per tali malattie. 

Nel caso in cui la donna soffra di una patologia tiroidea di origine autoimmune, è possibile che durante la gravidanza essa si attenui molto, perché durante questa fase il corpo aumenta la tolleranza immunitaria. I disturbi però torneranno a manifestarsi nuovamente dopo il parto.

Si possono prevenire i disturbi della tiroide?

La natura di queste patologie fa sì che non ci siano delle attività specifiche in grado di limitare il rischio del loro insorgere. 

È però possibile diagnosticare queste malattie tramite esami del sangue volti a controllare il livello di ormoni e tramite l’ecografia della tiroide, così da poter intervenire con delle terapie che nella maggioranza dei casi consentono alla paziente di non subire un peggioramento della qualità della vita.

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