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Tumori, nel mondo più del 5% delle diagnosi legato al consumo di alcol

16/01/2018

L’impatto del consumo di alcolici sul rischio oncologico è un aspetto che non deve essere assolutamente trascurato quando si parla di prevenzione. A ricordarlo è l’Asco-American Society of Clinical Oncology in un articolo pubblicato di recente su Journal of Clinical Oncology. Oltre a qualificare ancora una volta l’introito di bevande alcoliche come fattore di rischio per l’insorgenza di diversi tipi di tumore, la ricerca fornisce alcune importanti raccomandazioni con cui ridurre l’eccessivo consumo di alcolici. Ne parliamo con la dottoressa Lorenza Rimassa, vice responsabile dell’UO di Oncologia Medica di Humanitas.

Quali tumori?

Nel mondo nel 2012 il 5,5% delle nuove diagnosi si stima essere correlato al consumo di alcol. Oltre a questo si ritiene che anche il 5,8% dei decessi per tumore sia attribuibile a questa abitudine. «Secondo il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research – aggiunge la dottoressa Rimassa – il consumo di bevande alcoliche è una causa di tumori della cavità orale, della faringe, della laringe, dell’esofago, della mammella e del colon retto negli uomini e una probabile causa di incrementato rischio di tumore del fegato e del colon retto nelle donne. Un aggiornamento delle evidenze scientifiche relative al tumore al fegato ha infine confermato l’associazione tra il consumo di alcolici e il tumore al fegato».

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A conclusioni simili è arrivato anche lo Iarc di Lione, l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms-Organizzazione mondiale della Sanità. Lo studio, realizzato da ricercatori provenienti da diverse università statunitensi tra cui l’Università del Wisconsin, ricorda inoltre come ci sia una correlazione tra il rischio oncologico e la durata e la quantità del consumo di alcol: più si beve e per più tempo, più il rischio aumenta, soprattutto per i tumori del distretto testa-collo.

Nella dieta poco alcol

La pubblicazione dell’Asco segue la realizzazione di un sondaggio all’inizio del 2017, condotto dalla stessa società, secondo cui ben sette americani su dieci non riconoscevano l’alcol come un fattore di rischio oncologico. Solo il 38% degli intervistati aveva cominciato a diminuirne l’apporto come misura di prevenzione.

«Uno stile di vita salutare, con cui ridurre l’insorgenza di un tumore, nei limiti del possibile, non può annoverare un forte consumo di alcolici. Secondo il World Cancer Research Fund e l’American Institute for Cancer Research (Aicr) per la prevenzione oncologica è meglio non bere alcolici. Il consiglio, nel caso, è per gli uomini quello di consumare al massimo due unità alcoliche al giorno e per le donne solo una. Questo all’interno di una dieta sana ed equilibrata che concorra alla prevenzione, con molta frutta e verdura, cereali, meglio se integrali, e legumi», conclude la specialista.

Una unità alcolica (un “drink” nella definizione delle due organizzazioni) contiene circa 10-15 grammi di etanolo. Come ricorda l’Aicr, un drink standard può essere un bicchiere di vino da circa 15 cl, una birra in lattina da 33 cl, un bicchiere di birra di circa 25 cl o un bicchierino di liquori come gin o vodka, per esempio, da circa 4,5 cl.

Anche smettendo di bere alcolici si può ridurre il rischio. Un’altra indicazione sottolineata dall’articolo è infatti l’impatto della cessazione del consumo di bevande alcoliche sul rischio oncologico. Questo dato è emerso da altre ricerche ma solo relativamente ai tumori del tratto superiore dell’apparato digestivo e respiratorio. I dati relativi alle altre neoplasie non sono ancora conclusivi.

Infine, sempre a proposito di prevenzione, l’intervento dell’Asco richiama l’importanza di alcune disposizioni generali con cui ridurre l’eccessivo consumo di alcolici. Tra queste l’aumento delle tasse e dei prezzi sulle bevande alcoliche, la limitazione degli orari e dei giorni in cui è possibile venderle, il potenziamento delle disposizioni con cui proibire la vendita di alcolici ai minori.

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