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App per l’anemia: con un algoritmo si tiene sotto controllo l’emoglobina

18/04/2019

Un’app per scoprire l’anemia. È la possibilità che emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Georgia Institute of Technology, che hanno messo a punto un algoritmo per monitorare i livelli di emoglobina (la proteina contenuta nei globuli rossi che è deputata al trasporto dell’ossigeno nel corpo) quindi per rilevarne la carenza. L’idea è stata di un paziente affetto da anemia cronica, Rob Mannino, e che ora è un ingegnere biomedico dell’istituto. Per «insegnare» all’algoritmo a riconoscere le persone anemiche sono state reclutate 100 persone con anemia. La app è stata in seguito sperimentata su 337 persone, di cui 72 sane, ed è stata in grado di trovare i pazienti anemici in percentuale superiore a quella di un medico che si basa sull’esame obiettivo del paziente. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Barbara Sarina, ematologa di Humanitas.

 

App per l’anemia: un metodo affidabile

Questa app, a differenza di tutti gli altri strumenti per misurare l’emoglobina e rilevare l’anemia, non richiede alcuna attrezzatura esterna e rappresenta un buon compromesso ottimo tra invasività, costi e accuratezza. In particolare, un ‘accuratezza paragonabile a quella dei test per l’anemia presenti sul mercato e che non necessitano di prelievi sanguigni. La app è in grado infatti di misurare con precisione la quantità di emoglobina presente nel sangue a partire dalle immagini scattate alle unghie. L’app che dovrà essere testata su un numero più ampio di persone potrebbe risultare molto utile per tutti quei pazienti con anemia cronica in quanto permetterebbe loro di monitorare il livello della malattia e di identificare in tempo quando è necessario aggiustare il livello di emoglobina con farmaci, terapie o trasfusioni. In ogni caso si tratta di un’app da utilizzare per lo screening, non per la diagnosi clinica e per cui lo standard rimane l’emocromo completo.

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A chi è utile?

Secondo i ricercatori la app potrebbe risultare molto utile per le donne in gravidanza, le donne con sanguinamento mestruale anormale e per gli atleti. Oltre che, naturalmente, nei Paesi in via di sviluppo, dove l’accesso ai centri di cura non sempre risulta possibile. «I medici testerebbero i miei livelli di emoglobina con maggiore frequenza, se potessero – afferma Mannino, il ricercatore talassemico che ha dato il via alla ricerca e che ha perfezionato il software sulla propria pelle -. Non sempre è però possibile andare in ospedale tra una trasfusione e l’altra. In questo modo sarà invece possibile tenere sotto controllo costante l’anemia in modo da calibrare il calendario delle trasfusioni sulla base delle oscillazioni dei valori di emoglobina». La messa a punto della app potrebbe essere un valido supporto anche per gli anziani, il 20% dei quali convive con una forma di anemia dovuta alla carenza di ferro; una condizione che è ancora troppo spesso sottovalutata e non sempre diagnosticata. L’anemia nell’anziano rappresenta un problema molto comune, dato che aumenta progressivamente con l’età. Nonostante questa evidenza vi è una sottovalutazione del problema anche tra i medici, che tendono a considerare il fenomeno un disturbo normale, a meno che i livelli di emoglobina non arrivino a livelli allarmanti. Negli ultimi anni sta emergendo con sempre maggior forza la necessità di curare questa forma di anemia nel paziente cronico attraverso l’iniezione intravenosa del ferro. Il perdurare di uno stato di carenza può condizionare il decorso di condizioni tipiche della terza età, come la Bpco, l’insufficienza cardiaca e le malattie infiammatorie intestinali.

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