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Sistema nervoso

Tumori cerebrali, attraverso la tecnica dell’osso temporale l’operazione non intacca i neuroni

11/12/2018

Meningiomi, gliomi, neurinomi, angiomi cavernosi. Tutti tumori e masse che si sviluppano in aree cerebrali altamente delicate, dove il chirurgo si trova a dover operare in zone ricche di vasi, nervi e tessuto cerebrale che possono subire danni. Una nuova tecnica chirurgica innovativa sta sondando il modo di asportare tumori localizzati al basicranio, permettendo di arrivare alla zona di intervento senza passare attraverso il tessuto cerebrale sano. Ne abbiamo parlato con il Prof. Federico Pessina, Capo Sezione Chirurgia del Basicranio in Humanitas e docente di Humanitas University.

 

Sintomi e tipologie dei tumori cerebrali

I tumori cerebrali sono di diverso tipo e presentano sintomi diversi.

I menginomi si sviluppano dalle meningi, tessuti che circondano la parte esterna del cervello. Nella maggior parte dei casi sono diagnosticati in modo accidentale, perché piccoli e asintomatici. Per il resto la sintomatologia consiste in crisi epilettiche e, meno spesso, se di grandi dimensioni, in deficit neurologici focali o alterazioni comportamentali e cognitive.

Originati dalle cellule gliali, che hanno funzioni di supporto e nutrizione dei neuroni, i gliomi possono essere a basso grado di malignità e in genere si manifestano nel giovane adulto (18-50 anni) con crisi epilettiche, ma anche asintomatici, o ad alto grado di malignità, che si presentano nell’adulto o nell’anziano, sia con crisi epilettiche sia con deficit neurologici (difficoltà motorie, di coordinamento) o cognitivi (difficoltà di memoria, concentrazione).

I neurinomi sono neoplasie benigne delle guaine nervose, più spesso localizzati alla base del cranio. Quelli più comuni interessano il nervo acustico e si manifestano con acufeni, perdita dell’udito e vertigine. Infine gli angiomi cavernosi, sono malformazioni venose, spesso di riscontro occasionale, correlate a sintomatologia epilettica o emorragica; spesso possono andare incontro a piccoli sanguinamenti asintomatici rilevabili solo con la risonanza magnetica.

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La nuova tecnica di petrosectomia anteriore secondo Kawase

“Può essere difficile l’accesso in sicurezza a tumori localizzati in regioni profonde a livello del basicranio medio e posteriore – racconta il dottor Federico Pessina, neurochirurgo in Humanitas e docente di Humanitas University -. In questa regione le patologie che si possono riscontrare sono fondamentalmente meningiomi, gliomi, neurinomi del trigemino e angiomi riscontrare del tronco cerebrale. Per raggiungere questa regione i neurochirurghi, seguendo la strada degli otorinolaringoiatri e la loro esperienza nella chirurgia della rocca petrosa, hanno iniziato a lavorare sulle regioni profonde dell’osso temporale, sviluppando la tecnica di petrosectomia anteriore secondo Kawase”.

L’obiettivo era arrivare alla massa da asportare cercando di evitare aree delicate del cervello: “Partendo dall’osso temporale si può avere un accesso a regioni profonde in relativa sicurezza, senza manipolazione del tessuto cerebrale sano, dei nervi cranici e dei vasi, come succede con un approccio tradizionale, arrivando direttamente sulla massa da asportare”, spiega il dottor Pessina. “Con la petrosectomia anteriore lavoriamo in un tessuto meno nobile, ricco anch’esso di strutture anatomiche importanti ma con punti di riferimento sulla loro posizione relativamente fissi, che si possono identificare, esporre e preservare. Passando dall’osso arriviamo ad aprire direttamente la dura madre che riveste il cervello proprio sopra il tumore, senza avere tessuto cerebrale sano interposto tra il bisturi del chirurgo e la lesione da asportare. Questa tecnica, inizialmente usata solo per meningiomi e neurinomi, è stata così applicata anche a tumori gliali e angiomi cavernosi localizzati in regione profonda a carico del tronco cerebrale. Si tratta di un approccio molto complesso, che presuppone una profonda conoscenza anatomica della base cranica e una confidenza da un punto di vista tecnico nell’accesso: si incontrano strutture importanti della motilità facciale, dell’udito e vascolari, da non danneggiare, ma che possono essere ben identificate e preservate cosicché la morbidità, cioè i possibili effetti collaterali dell’intervento, è estremamente inferiore rispetto all’approccio classico”.

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