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Reumatologia e immunologia

Fibromialgia: terapie e diagnosi

14/05/2019

Interessa fra il 2 e l’8% della popolazione nella fascia 20-55 anni con una netta prevalenza femminile, ma diagnosticare la fibromialgia continua a non essere semplice. Se non esistono, infatti, esami di laboratorio che permettano di individuarla in maniera inequivocabile, anche quando si arriva a una diagnosi certa, i problemi non mancano, poiché, pur esistendo numerose linee guida su come trattarla, queste non sono universalmente accettate e condivise dall’intera comunità scientifica. Sono pochi, infatti, gli studi controllati in materia e, di conseguenza, la cura di ogni singolo paziente dipende essenzialmente dall’esperienza del medico che lo gestisce e dall’equipe multidisciplinare che lo segue. Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica di Humanitas.

 

Fibromialgia: sintomi e lprospettive di cura

La sindrome si caratterizza per una molteplicità di sintomi a volte aspecifici ma invalidanti per il paziente quali dolore, descritto come paragonabile a crampi, morsi, scosse elettriche o trafittura di coltelli; stanchezza che non sparisce e non si attenua con il riposo notturno; insonnia, malessere generale con rigidità mattutina, cefalea, reflusso gastroesofageo, dolori addominali, colon irritabile, difficoltà nella concentrazione e nella memoria. Un’equipe della Ohio State University di Columbus ha recentemente sperimentato una tecnica strumentale, detta spettroscopia vibrazionale, per individuare la firma molecolare (set di geni) di patologie quali la fibromialgia. I risultati riportati dallo studio sembrano incoraggianti e, se validati da ulteriori osservazioni, potrebbero nei prossimi anni condurre a individuare un test ematico di laboratorio attendibile per una diagnosi certa della condizione.

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La diagnosi oggi

Nell’attesa di un test diagnostico, oggi la diagnosi della fibromialgia sconta gli effetti di una conoscenza ancora sommaria, priva com’è di test laboratoristici o strumentali. E questo crea in diversi medici un atteggiamento di scetticismo frustrante per i pazienti. Molti di questi, donne per la maggior parte di età compresa fra i 30 e i 60 anni, hanno già un’ipotesi diagnostica, anche se raramente formulata sulla base di criteri accettati dalle linee guida internazionali. Si tratta, quindi, di raccogliere la loro storia clinica, valutare la loro documentazione sanitaria e formulare o meno la diagnosi sulla base di questionari clinici appropriati. Da segnalare che quanto si trova a riguardo sul web spesso serve soltanto a confondere le idee e ad alimentare false aspettative sia sulla prognosi sia sulle prospettive terapeutiche. A oggi la diagnosi di fibromialgia è esclusivamente clinica e si basa sull’applicazione di criteri diagnostici che valutano la presenza di sintomi secondo una precisa combinazione e gradazione.

 

Possibilità di guarigione

La qualità della vita di questi pazienti è di molto inferiore alla media, anche di chi soffre di importanti malattie croniche come quelle neurologiche o cardiovascolari. Secondo i dati disponibili a livello mondiale la malattia ha un andamento cronico e con le terapie disponibili non vi sono ancora sostanziali prospettive di guarigione. La maggior parte dei pazienti sperimenta un’altalena di peggioramenti e miglioramenti dei sintomi, legati talora a fattori ambientali, psicologici, fisici o spesso senza nessuna apparente spiegazione. Le terapie farmacologiche utilizzate, che vedono gli analgesici convenzionali sostanzialmente inefficaci se non peggiorativi, possono talvolta dare qualche miglioramento, ma spesso sono gravate da effetti collaterali che ne limitano l’utilizzo o ne consigliano una rapida sospensione. La vita di un paziente con fibromialgia è quindi particolarmente difficile, specie se influisce in modo significativo sulle sue capacità lavorative e sociali. Il miglior modo di affrontare questa subdola malattia è lavorare sullo stile di vita, quindi sulle tecniche riabilitative, l’attività fisica moderata e non affaticante, l’allontanamento dallo stress, la balneoterapia calda e le tecniche di rilassamento, senza dimenticare il valore del supporto psico-comportamentale.

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