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Malattie reumatiche, cinque milioni gli italiani colpiti

16/02/2018

Invalidanti, sistemiche, croniche e peggiorative della qualità di vita individuale. Sono le malattie reumatiche, che in Italia colpiscono cinque milioni di persone stando alle stime della Società italiana di Reumatologia (SIR). Per loro i dolori articolari, i dolori muscolari, la stanchezza cronica sono i sintomi più frequenti con quali convivere e contro i quali combattere quotidianamente. L’impatto di alcune malattie reumatiche potrebbe essere contenuto evitando alcuni fattori di rischio. Ma, come ha indicato un recente sondaggio della SIR, non tutti gli italiani conoscono questi fattori di rischio. Tuttavia, non conoscendosi la causa della maggior parte delle malattie reumatiche, la prevenzione primaria rimane difficile e oggetto di numerosi studi e ricerche. Quello che si può però attuare è una prevenzione secondaria, diretta cioè a limitare i danni della malattia. Ne parliamo con la professoressa Bianca Marasini, Senior consultant in Reumatologia e Immunologia clinica di Humanitas.

Donne più colpite

Secondo la rilevazione degli esperti oltre la metà degli intervistati, il 54%, non sa che per alcune malattie reumatiche si può attuare una sorta di prevenzione evitando alcuni fattori di rischio. Sette su dieci credono che le cause principali di queste patologie sono il freddo o l’umidità. Solo in un caso su due abitudini come l’assuefazione al fumo di sigaretta, la sedentarietà o l’eccesso di peso sono annoverati tra i fattori di rischio.

Tra i fattori di rischio non modificabili ci sono l’età e il sesso. Alcune malattie reumatiche, come l’osteoporosi e l’artrosi, interessano, infatti, più gli anziani; le malattie reumatiche autoimmuni sono invece più frequenti nelle donne; la gotta è più frequente, almeno fino a una certa età, nell’uomo. Ci sono patologie come il Lupus Eritematoso Sistemico, la sclerodermia e alcune patologie della tiroide in cui la differente incidenza tra uomini e donne è molto rilevante (1:7-10); mentre per altre patologie come l’artrosi, il margine tra i due sessi si riduce.

Le malattie reumatiche possono insorgere a qualsiasi età, ma anche l’età stessa può essere considerata fattore di rischio. Il cosiddetto reumatismo articolare acuto è una patologia tipica dell’infanzia, il Lupus Eritematoso Sistemico interessa tutte le età, mentre l’artrosi, l’osteoporosi soprattutto la polimialgia reumatica prevalgono in età avanzata.

«Come per quasi tutte le malattie, la predisposizione genetica è sicuramente un importante fattore di rischio, ma da sola non è sufficiente», ricorda la professoressa Marasini. «Relativamente alle malattie reumatiche – continua – alla loro base vi è un’interazione fra ormoni sessuali (molte malattie reumatiche interessano soprattutto le donne), immunità (molte malattie reumatiche sono caratterizzate dalla presenza di autoanticorpi) e ambiente (il fumo, importantissimo soprattutto per l’artrite reumatoide, il peso, specie per l’artrosi)».

«Si sta prestando oggi molta attenzione all’ambiente intestinale, il cosiddetto microbiota, ossia la nostra flora intestinale. Non vi sono ancora studi definitivi sull’uomo, ma studi su modelli sperimentali hanno evidenziato uno stretto legame fra specifici tipi di microbiota, ormoni sessuali e autoimmunità».

Articolazioni e infiammazione

Solo l’artrite e l’artrosi colpiscono il 16% della popolazione italiana, ricorda la Società italiana di Reumatologia. Sono fra le principali cause di invalidità assieme ad altre patologie croniche come l’ipertensione. La prima inizia con una infiammazione della sinovia che è la membrana che ricopre le articolazioni, e provoca dolore e tumefazione delle articolazione. La seconda inizia coinvolgendo le cartilagini e quindi l’osso sottostante, e dà anch’essa dolore e spesso tumefazione, ma con sedi articolari e caratteristiche solitamente differenti. Entrambe, se non precocemente riconosciute e adeguatamente trattate, possono comportare disabilità.

Il riconoscimento dei sintomi e la diagnosi precoce sono quindi fondamentali per controllare i sintomi e l’evoluzione delle patologie reumatiche con il trattamento più adeguato, prevalentemente di tipo farmacologico per le forme infiammatorie, associato a fisioterapia per le forme degenerative artrosiche. Bisogna prestare attenzione ai campanelli d’allarme, che possono essere vari e diversi a seconda della malattia; eccone alcuni esempi: dolori e rigidità articolari, dolori muscolari, eccessiva stanchezza, secchezza oculare, cambiamento di colore delle mani.

Ma quali sono i primi sintomi che devono allertare gli individui e magari far pensare a una malattia reumatica? «I sintomi sono i più vari, e possono essere subdoli all’inizio. Quasi sempre presenti, ma non indispensabili, sono i dolori alle articolazioni e la rigidità a muoversi, spesso importante al mattino. Alcune malattie reumatiche esordiscono con le dita delle mani bianche col freddo (il cosiddetto fenomeno di Raynaud), ma ricordiamo che la presenza di questo fenomeno non vuole sempre dire “malattia reumatica”; altre malattie iniziano con problemi agli occhi, altri con problemi cutanei, altri ancora con febbre e stanchezza. Sicuramente sarà il medico di base, che indirizzerà al paziente al reumatologo», conclude la professoressa Marasini.

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