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Reni e urologia

Malattie renali, un problema sottostimato: ne soffrono 2,5 milioni di italiani, di cui solo 50 mila in dialisi

10/06/2019

In Italia 2,5 milioni di persone sono affette da malattie renali. Queste rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie con in comune la caratteristica di determinare una riduzione della funzionalità renale (insufficienza renale). La riduzione della funzionalità renale può evolvere fino all’insufficienza renale terminale, situazione che richiede il trapianto o l’inizio della dialisi. In Italia attualmente sono 50 mila i pazienti che si sottopongono a terapia dialitica: si tratta di una porzione minima della popolazione (meno di un millesimo), ma che impatta per il 2% sulle risorse destinate alla sanità. Ne abbiamo parlato con il dottor Alberto Saita, endocrinologo di Humanitas e con il dottor Salvatore Badalamenti, nefrologo di Humanitas.

 

Il ruolo della prevenzione attiva

Per contrastare in modo efficace e al contempo sostenibile una patologia sempre più diffusa qual è l’insufficienza renale gioca un ruolo decisivo la prevenzione attiva. Non basta, infatti, promuovere corretti stili di vita e diagnosi precoce, a patologia ormai conclamata; è fondamentale intervenire attivamente per rallentarne il decorso. La Terapia Dietetica Nutrizionale (TDN) si è dimostrata in grado di ritardare la progressione dell’insufficienza renale cronica e le patologie che coesistono simultaneamente ma indipendentemente da questa, riducendo il rischio di escalation verso la fase dialitica, con un significativo miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Per la sua promozione è stato attivato il progetto “DietistaRisponde”, un servizio di consulenze telefoniche gratuite dell’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) ai pazienti per supportarli nel loro percorso dietetico quotidiano. «Oggi il nefrologo deve lavorare sempre di più sul fronte della prevenzione, in particolare nei pazienti diabetici, ipertesi e anziani, che più degli altri corrono il rischio di andare incontro a insufficienza renale», dichiara Giuliano Brunori, presidente della Società Italiana di Nefrologia. La prevenzione si attua sottoponendosi ai dovuti controlli, esami del sangue e delle urine per rilevare eventuali marcatori di danno renale, oltre che adottando un sano stile vita, seguendo la dieta mediterranea, limitando il consumo di sale, evitando il fumo, praticando attività fisica e, per chi ne soffre, tenendo sotto controllo diabete e ipertensione.

 

Le due opzioni: trapianto e dialisi

«Quando la funzionalità renale è definitivamente compromessa – prosegue Brunori – le opzioni sono due: il trapianto e la dialisi. Il trapianto, tuttavia, è per pochi, tanto che oggi soltanto 6 mila pazienti sono in lista d’attesa per un rene». La dialisi può essere praticata con due modalità: l’emodialisi, ossia la classica terapia ospedaliera che prevede 3 sedute a settimana della durata di circa 4 ore, molto impattante sulla qualità di vita, o quella peritoneale a domicilio, vantaggiosa perché permette una migliore gestione delle attività quotidiane. Ma soltanto 5 mila pazienti la praticano contro i 45 mila che fanno emodialisi. Complessivamente, i 50 mila pazienti dializzati italiani costano ogni anno al Sistema sanitario circa 2,5 miliardi di euro; somma che corrisponde al 2% della spesa. Questo significa che poco meno dello 0,1% della popolazione consuma una cifra enorme di risorse destinate alla sanità. Alla luce di questi dati, investire in prevenzione è quindi, anche sotto il profilo della sostenibilità della spesa, cruciale.

 

 

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