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Sci, quali sono gli infortuni più frequenti e come evitarli

08/02/2018

Da una brutta caduta sugli sci spesso si esce malconci e si è costretti, a volte, a salutare le piste fino alla prossima stagione sciistica. Un infortunio in pista, infatti, fra trattamento e riabilitazione, può richiedere anche sette/otto mesi di tempo. Il tallone d’Achille degli amanti della neve è il ginocchio, ma i traumi a questa articolazione sono solo alcuni fra gli infortuni più frequenti fra gli sciatori, come spiega il dottor Davide Marchettini, traumatologo di Humanitas, medico collaboratore della Federazione Italiana di Sport Invernali, al seguito delle squadre femminili di slalom gigante e slalom speciale della Coppa del mondo di sci alpino.

Ginocchio: distorsioni e legamenti

Il ginocchio è il punto debole degli sciatori perché subisce le sollecitazioni maggiori durante la sciata, in particolare in torsione: «Il piede e la caviglia sono bloccati e protetti all’interno degli scarponi e i movimenti che si eseguono sciando determinano una serie di importanti sollecitazioni al ginocchio. L’articolazione diventa così il fulcro sul quale si scarica la maggior parte dell’energia. L’infortunio più frequente è sicuramente la distorsione», ricorda lo specialista.

Nei casi più gravi la distorsione può comportare la rottura di uno o più legamenti: durante la caduta, infatti, il ginocchio può subire una torsione o una rotazione maggiori di quelle che i legamenti stessi riescono a sopportare. Molto esposti sono i legamenti crociati anteriori ma anche quelli collaterali che possono lesionarsi quando il ginocchio è piegato e subisce una forza lateralmente. Oltre ai legamenti anche altri tessuti articolari possono subire un infortunio, ad esempio il menisco, la fibrocartilagine che ammortizza le sollecitazioni sul ginocchio e protegge la cartilagine. Anche in questo caso a seguito di improvvisi movimenti in torsione possono insorgere delle lesioni.

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Spalla

Dopo il ginocchio è ancora un’altra articolazione a subire i danni maggiori per via di una caduta sugli sci: la spalla. «Tra gli infortuni più frequenti, quando l’impatto è diretto o quando si cade con il braccio in estensione, c’è la lussazione della spalla: si perde il contatto fra la testa dell’omero e la cavità glenoidea, la parte anatomica della scapola che si articola con la testa dell’omero».

Anche i tendini che costituiscono la cuffia dei rotatori possono subire delle lesioni traumatiche. A rischio frattura è invece la clavicola. Oltre alla lussazione della spalla, sono frequenti anche le fratture dell’omero prossimale, da trauma diretto, così come, sempre da trauma diretto, è possibile subire una lussazione acromion-claveare che riguarda la parte superiore della spalla e crea impotenza funzionale relativa.

Mano e polso

Un infortunio che richiama direttamente questo sport è il cosiddetto “pollice dello sciatore”: «Un trauma al primo dito, a livello dell’articolazione metacarpo-falangea, che deriva dalla spinta del bastoncino sul dito stesso. Questo trauma causa la rottura del legamento collaterale ulnare che stabilizza l’articolazione e permette alla mano una presa stabile», spiega il dottor Marchettini. A seconda dell’intensità della forza esercitata sui tessuti, la rottura del legamento potrà essere parziale o completa. «Una caduta con la mano aperta può provocare invece traumi a livello di mano, polso e gomito: dalle semplici distorsioni a fratture di ossa della mano (la più frequente riguarda lo scafoide carpale), fratture del polso, fratture del capitello radiale. Tuttavia gli infortuni a carico di mano e polso sono più frequenti nello snowboard che nello sci alpino», specifica il dottor Marchettini.

Collo e schiena

Il classico infortunio che può accadere in caso di lieve incidente automobilistico può infastidire anche uno sciatore. È il colpo di frusta: durante la caduta il corpo potrebbe andare in avanti con la testa che invece va indietro e, successivamente, in avanti. La contrazione dei muscoli dorsali può farsi sentire anche 24-48 ore dopo l’accaduto. Un altro tasto dolente è la schiena. Il rachide subisce l’azione di stress torsionale ma meno di quanto potrebbe accadere con lo snowboard. Il risultato è che a fine giornata si può rientrare dalle piste con il mal di schiena. «Una brutta caduta può invece causare traumi diretti al sacro e al coccige».

Meno infortuni

Il modo migliore per contenere il rischio di infortuni è arrivare preparati sulle piste di sci: «La prevenzione degli infortuni passa soprattutto attraverso la preparazione atletica, con il conseguimento o il consolidamento di un tono muscolare adeguato. Uno sciatore può anche sciare su piste meno regolari ma quando è ben preparato ha un rischio inferiore di subire un trauma; un’indicazione valida anche per chi pratica sci alpinismo, una disciplina che si pratica proprio lontano dalle piste, anche con percorsi in salita e dislivelli».

Molti consigli per la prevenzione richiamano il buon senso ma è bene ricordarli: «Una volta giunti negli impianti sciistici è bene riscaldarsi prima di sciare. Bisogna sempre farlo in base alle proprie capacità. Quindi se si è principianti è utile seguire qualche lezione prima di procedere in autonomia. In questo modo si potranno anche apprendere dei piccoli accorgimenti per limitare i danni in caso di caduta. E, infine, è indispensabile la protezione con l’equipaggiamento adatto, non solo il casco ma anche il paraschiena», avverte il dottor Marchettini.

Cruciale è il rispetto delle norme di sicurezza: «Moderare la velocità, non solo per la propria incolumità ma anche per quella degli altri; non avventurarsi in “fuoripista”; fare attenzione ai bambini che possono fare dei movimenti imprevedibili; sciare in condizioni non alterate, ad esempio, dall’assunzione di bevande alcoliche».

«Infine, un consiglio è quello di tener conto della qualità della neve e delle condizioni metereologiche: se sono avverse è meglio smettere di sciare. La neve cambia le sue caratteristiche nel corso della giornata e nel pomeriggio diventa più molle richiedendo maggiore forza per essere “lavorata”. Spesso chi comincia a sciare dal mattino arriva più stanco alle ultime ore del giorno e diventa meno reattivo. In questo modo il rischio di non riuscire a controllare i movimenti aumenta e, con questo, quello di infortuni», conclude lo specialista.

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