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Epatologia

Cisti del fegato, trattamento solo in presenza di sintomi

22/02/2018

Come il rene o il pancreas, fra gli altri organi anche il fegato può essere interessato dalla formazione di una o più cisti. Sono piccole sacche o cavità piene di liquido che configurano però una condizione generalmente benigna, che difficilmente mette a rischio la funzione dell’organo. Solo in alcuni casi estremi, infatti, può rendersi necessario il trapianto di fegato. Ne parliamo con il dottor Roberto Ceriani, Responsabile del Day Hospital epatologico e dell’Epatologia interventistica di Humanitas.

Le caratteristiche

Queste piccole sacche possono essere singole, cisti semplici o multiple. Delle prime non si conoscono le cause che possono portare alla loro formazione, anche se si ritiene che siano di origine congenita, dunque presenti sin dalla nascita; forse derivano dalla progressiva dilatazione di dotti biliari anomali che non riescono a sviluppare connessioni normali con l’albero biliare.

Nel secondo caso si parla di malattia epatica policistica (acronimo PCLD), una condizione rara. In questo caso il fegato, a causa della presenza di un alto numero di cisti di diverso volume, può andare incontro negli anni a un importante aumento delle sue dimensioni, fenomeno che determina gonfiore addominale, fastidio o dolore. Questa malattia è congenita ed è solitamente associata a malattia renale policistica. Le mutazioni genetiche sono state identificate in geni che si chiamano PKD1 e PKD2. Occasionalmente la malattia policistica epatica si presenta in assenza di malattia renale policistica. «Le cisti biliari semplici o quelle della malattia epatica policistica non evolvono in tumore maligno», ricorda lo specialista.

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Ci sono poi le cisti tumorali, sono rare e si chiamano cistoadenomi. Sono benigne, colpiscono soprattutto donne di mezza età e possono evolvere in cisto adenocarcinomi che sono tumori maligni; questi ultimi colpiscono invece in ugual misura uomini e donne.

Infine, ci sono cisti chiamate idatidee che si formano in seguito all’infezione di un parassita, l’echinococco. Questo parassita, che si trova in tutto il mondo, è particolarmente diffuso nelle zone di allevamento di ovini e bovini.

«La diagnosi di cisti epatica viene effettuata con l’ecografia, metodica facilmente disponibile, non invasiva e altamente sensibile. Anche TC è altamente sensibile, di facile interpretazione ed è molto utile per decidere e pianificare il trattamento. Permette inoltre la diagnosi differenziale tra cisti semplici e tumorali», spiega il dottor Ceriani.

I sintomi

Nella maggior parte dei casi le cisti del fegato sono asintomatiche ma talora, se di grandi dimensioni, possono causare un dolore sordo al quadrante addominale superiore destro. I pazienti con cisti epatiche a volte riferiscono gonfiore addominale e sazietà precoce. Occasionalmente, se la cisti è abbastanza grande si può osservare una massa addominale. Raramente le cisti possono causare ittero per compressione dei dotti biliari oppure si possono rompere o torcere causando dolore addominale acuto.

Il trattamento

Il trattamento dell’epatopatia policistica o delle cisti solitarie del fegato è indicato solo nei pazienti sintomatici, poiché il rischio di sviluppare complicanze correlate alla lesione è inferiore al rischio associato al trattamento.

In presenza di sintomi, o se le cisti sono molto grandi, il trattamento chirurgico si effettua asportando la porzione della parete della cisti sulla superficie del fegato (fenestratura), l’approccio laparoscopico è considerato lo standard di cura. L’aspirazione combinata con la sclerosi con alcol o altri agenti può essere un’ alternativa terapeutica ma i tassi d’insuccesso o recidiva sono elevati.

Nell’epatopatia policistica solo i pazienti con dolore invalidante devono essere considerati per la chirurgia. L’obiettivo è quello di decomprimere il più possibile il fegato cistico. Ciò può essere ottenuto con la fenestratura o, in pazienti selezionati, con la resezione di parte del fegato ma la ricorrenza dei sintomi con entrambe le procedure è alta in quanto nuove cisti sostituiscono quelle che sono state asportate. Un piccolo numero di pazienti è stato trattato con trapianto di fegato.

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