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Cure e farmaci

Che cos’è la medicina nucleare e come funziona

19/04/2019

Si tratta di una particolare branca della medicina che utilizza delle sostanze, dette radiofarmaci, composti da una parte farmacologicamente attiva e da una parte radioattiva. La parte farmacologicamente attiva ha la proprietà di localizzarsi in alcune strutture e in alcuni organi, che diventano visibili grazie alla componente radioattiva. Sulla medicina nucleare si sa ancora poco. Abbiamo chiesto quindi al professor Arturo Chiti, responsabile di PET e Medicina nucleare in Humanitas, come funziona, quali sono i campi di applicazione e quali rischi porta con sé.

 

La scintigrafia ossea e le applicazioni in oncologia

La medicina nucleare trova maggior impiego in oncologia, ma non solo. Un esempio di medicina nucleare è la scintigrafia ossea, pratica secondo la quale si inietta una sostanza che si localizza in corrispondenza di un aumentato rimaneggiamento dell’osso, dove cioè l’osso morto viene eliminato e sostituito con osso nuovo: “Questo capita molto spesso in presenza di malattie tumorali – ha detto lo specialista -. Maggiore è la localizzazione della sostanza, maggiori sono le radiazioni emesse. Grazie ai macchinari osserviamo una maggiore concentrazione di radiazioni in una data zona e così comprendiamo la distribuzione del farmaco e dunque la localizzazione della malattia”. Nella maggior parte dei casi la somministrazione avviene per iniezione per via endovenosa: la sostanza si distribuisce nel corpo e attraverso dei particolari macchinari riusciamo a vedere dove questo avviene, grazie alle radiazioni che consentono di localizzare i farmaci”.

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Dall’oncologia alle altre specialità mediche

Oltre all’oncologia, la medicina nucleare è impiegata nella diagnosi e nella cura di alcune malattie neurologiche: “Determinati radiofarmaci sono capaci di localizzare la presenza di depositi di sostanza amiloide e quindi aiutarci a valutare pazienti che possono avere una demenza di tipo Alzheimer”, ha sottolineato lo specialista. “A seconda del farmaco che viene utilizzato infatti possiamo vedere cose diverse: ne è un esempio la quantità di sangue che arriva al cuore nei pazienti che hanno una malattia ischemica; ci sono radiofarmaci che si localizzano in funzione del flusso presente nelle arterie coronariche e questo ci permette di vedere se ci sono delle zone del cuore che sono meno irrorate, per esempio sotto sforzo.

 

Focus sui rischi

“Dipende dal tipo di radionuclide, quindi da come è fatta la parte di farmaco radioattivo che viene utilizzata – ha affermato Chiti -. Ci sono dei radionuclidi più pericolosi, che devono essere trattati con maggior cautela, e altri invece che esauriscono la quantità di radioattività in maniera molto veloce. Attualmente, nella diagnostica moderna la quasi totalità dei radiofarmaci che viene utilizzata ha un’emivita, ovvero una durata delle radiazioni, molto bassa. Le precauzioni variano dunque in base al farmaco che viene utilizzato, ma nella maggior parte degli esami si tratta di precauzioni molto semplici”.

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