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Allergie e primavera

Arriva la primavera: i falsi miti sulle allergie ai pollini

08/03/2019

Ogni anno, con l’arrivo della primavera, colpisce quasi un adulto su cinque (19,5%) e addirittura un under 30 su quattro. L’allergia ai pollini, con tutti i suoi fastidiosi sintomi fra cui starnuti a ripetizione e occhi arrossati, colpisce sempre più persone. Secondo la più recente indagine dell’Associazione nazionale farmaci di automedicazione (Assosalute) ne soffre il 40% circa degli adolescenti, una quota in continuo aumento, che potrebbe arrivare al 50% nel 2022.

L’aumento delle temperature sul pianeta e la più alta concentrazione di anidride carbonica nell’aria provocata dall’inquinamento sono inoltre fattori che contribuiranno nei prossimi anni a far diventare questa sintomatologia ancora più aggressiva. Ne abbiamo parlato con il Prof. Giorgio Walter Canonica, responsabile del Centro di medicina personalizzata Asma e allergie dell’Immuno Center dell’Istituto clinico Humanitas, oltre che past president della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica.

 

 

Come funziona l’allergia

Nell’aria circolano migliaia di pollini diversi, ma, per fortuna, l’organismo di chi è allergico si scatena solo contro alcuni. Ciò significa che il sistema immunitario subisce solo l’azione di alcuni tipi di pollini. «Quando i pollini entrano in contatto con le mucose di occhi, naso, gola, il loro involucro protettivo esterno viene “sciolto” a causa dell’umidità e vengono liberate le proteine presenti all’interno, i cosiddetti allergeni, in genere innocui per la maggior parte delle persone», ha spiegato il dottor Canonica. «Può accadere, però, che il sistema immunitario, cioè lo “scudo” che difende il nostro organismo dagli attacchi di virus e batteri, identifichi erroneamente gli allergeni come potenzialmente nocivi, reagendo in maniera eccessiva per combatterli e formando, attraverso una serie di complessi passaggi, anticorpi specifici, le immunoglobuline E (IgE) – ha proseguito l’esperto -. Così, ogni volta che l’organismo entra in contatto con il medesimo allergene, alcune cellule del sistema immunitario, i mastociti, rilasciano l’istamina, la sostanza responsabile dei classici disturbi allergici».

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Quali strategie mettere in atto?

Per avere un po’ di tregua dall’allergia primaverile è possibile mettere in atto alcune strategie che servono a tenere alla larga i malesseri e a godersi con un po’ di tranquillità il tepore primaverile. L’importante è evitare di cadere in alcuni errori, tanto diffusi quanto grossolani, e tenersi lontani dalle tante bufale che circolano sull’argomento. Ecco alcuni chiarimenti importanti:

 

Le previsioni del meteo contano

La produzione di polline è, infatti, massima nei giorni di sole, soprattutto nelle ore centrali. Per questo è consigliato arieggiare la casa e uscire all’aperto alla mattina, prima delle dieci, oppure alla sera. I lavori di giardinaggio? Meglio delegarli, evitando anche di stendere il bucato all’aperto.

La pioggia è una preziosa alleata contro l’allergia: l’acqua distrugge i pollini, mentre l’umidità favorisce la chiusura delle antere dei fiori, riducendo temporaneamente la liberazione di nuovi granuli. Attenzione, invece, quando è in arrivo un forte temporale, perché nelle fasi iniziali i vortici d’aria possono risollevare i pollini, aumentando il rischio di crisi allergiche.

Per avere informazioni di prima scelta è bene affidarsi al Bollettino dei pollini (www.pollineallergia.net) o a quelli Arpav provinciali, che forniscono previsioni settimanali aggiornate quotidianamente, incrociando i dati meteorologici con le concentrazioni di polline registrate nelle varie città italiane.

 

Il periodo critico dura solo un mese

Nel Nord Italia dominano da aprile a settembre i pollini prodotti dalle graminacee, piante erbacee selvatiche che attecchiscono soprattutto nei prati, mentre al Sud colpiscono più persone i pollini delle erbe compositae, come artemisia e ambrosia, e chenopodiacee, come amaranto e barbabietola da zucchero.

Ovunque prolifera invece la parietaria, un’erba simile all’ortica con una fioritura cha va da marzo a novembre, molto diffusa in tutta l’area mediterranea, sia in campagna sia in città.

 

Il prick test non è l’unico esame diagnostico a disposizione

Quando si sospetta un’allergia, è bene evitare un pericoloso fai-da-te che porta ad affidarsi ai primi test che capitano a tiro. Meglio invece affidarsi all’allergologo per sottoporsi a esami accurati e validati. Tra questi, il più semplice e usato è il prick test, che serve a identificare la causa dell’allergia. “Il test può essere eseguito a qualsiasi età e in ogni periodo dell’anno – specifica Canonica -, a patto di sospendere l’assunzione degli antistaminici almeno una settimana prima per non alterare i risultati”. Ma il prick test non è l’unica indagine diagnostica a disposizione. All’occorrenza, a questo esame possono essere associati altri accertamenti, come la spirometria, che valuta l’ostruzione delle vie aeree; l’endoscopia nasale a fibre ottiche, che ispeziona le cavità del naso; la citologia nasale, che analizza le cellule della mucosa. In caso di necessità, per appurare la diagnosi è possibile ricorrere al dosaggio delle immunoglobuline, un esame del sangue utile a dosare questi anticorpi specifici per ogni allergene.

Nel caso di allergie difficili è indicato il nuovo test molecolare Alex, Allergy Explorer: «Questo esame, che riesce a scovare allergeni insospettabili, si effettua attraverso un semplice prelievo di sangue, che viene analizzato da uno speciale macchinario simile a un computer che ha in memoria la “carta d’identità” di 282 componenti, di cui 125 proteine, presenti nei pollini – ha chiarito il Prof. Canonica -. Il risultato, che arriva dopo una decina di giorni, traccia una vera e propria mappatura degli elementi che possono scatenare l’allergia. È così possibile proporre una terapia personalizzata, su misura per il singolo paziente».

 

Gli antistaminici non impediscono la guida

Nonostante la loro efficacia, spesso questi medicinali vengono accettati con difficoltà da chi li deve assumere, in quanto accusati di provocare sonnolenza, perdita di lucidità, mancanza di concentrazione. «Questo vale per gli antistaminici più “vecchi”, quelli di prima generazione, come difenidramina, clorfeniramina, triprolidina, dimenidrinato, che agiscono sui recettori H1 dell’istamina, ma anche su altri tipi di recettori a livello del sistema nervoso centrale, causando appunto sopore, ma anche altri effetti collaterali, come secchezza della bocca, disturbi alla vista, stitichezza, ritenzione urinaria», chiarisce Canonica. «Ciò non riguarda, però, gli antistaminici più nuovi, di seconda generazione, come loratadina, desloratadina, cetirizina, levocetirizina, bilastina, ebastina, rupatadina, che sono più selettivi verso gli H1 e superano con più difficoltà la barriera ematoencefalica, arrivando meno agevolmente al sistema nervoso centrale. Sono quindi meglio tollerati e la sonnolenza è molto limitata».

 

Il cortisone è un rimedio valido

I corticosteroidi, come cortisone, prednisone, triamcinolone, betametasone, desametasone, idrocortisone butirrato, idrocortisone acetato, sono un valido rimedio per ridurre la risposta difensiva dell’organismo. In particolare, nelle riniti diminuiscono l’infiammazione e migliorano la respirazione. Sono disponibili sotto forma di spray nasale o soluzioni/polvere per inalazione, mentre sono sconsigliabili quelli per bocca, dati gli effetti collaterali.

Quando invece si manifesta la cosiddetta fame d’aria, ovvero l’asma, è opportuno ricorrere ai broncodilatatori, che provocano un rilassamento della muscolatura delle vie respiratorie, consentendo un maggiore afflusso di aria ai polmoni, facilitando la respirazione e attenuando la tosse e l’affanno.

 

Anche i bambini sotto i sei anni possono assumere farmaci

Oggi la rinite allergica colpisce circa il 7% dei bambini di età compresa tra i sei e i sette anni. E ancora, uno studio condotto dall’Italian pediatric allergy network evidenzia che su 1.360 bimbi con età media di 10 anni, l’82% è sensibilizzato ad almeno tre pollini e il 48% ad almeno sei. I più a rischio sono i piccoli che hanno uno o entrambi i genitori allergici, visto che esiste una predisposizione familiare su base genetica a sviluppare il disturbo.

Una volta accertata l’allergia, è possibile ricorrere agli antistaminici di seconda generazione: alcuni possono essere somministrati già a partire dai due anni.

 

Il vaccino non previene le allergie

Viene chiamato vaccino, ma si tratta di immunoterapia specifica. A differenza delle classiche vaccinazioni utili a prevenire un’infezione o una patologia in una persona sana, il «vaccino» per l’allergia serve a controllare la malattia ed è in grado di combattere il problema alla radice, dando una «regolata» al sistema immunitario, in modo da ridurre la produzione degli anticorpi, le immunoglobuline. Varie le ricerche che hanno dimostrato l’efficacia del trattamento, tra le quali anche uno studio pubblicato nel 2017 su Expert Review of Clinical Immunology e condotto dai ricercatori dell’Università Versailles Saint Quentin di Suresnes, in Francia, su oltre 70mila pazienti. Oltre a smantellare il meccanismo alla base dell’allergia, questo tipo di terapia si è rivelata valida anche per contenere il rischio di patologie correlate, come sinusite, polipi nasali, ingrossamento (ipertrofia) delle adenoidi nei più piccoli. Nel caso delle allergie ai pollini, il vaccino viene somministrato a partire dai mesi invernali fino alla fine della stagione.

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