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Cure e farmaci

Privato: Oncologia, per il 68% dei medici esiste conflitto d’interessi con le industrie farmaceutiche

13/11/2018

L’indagine è stata condotta dal Cipomo, il Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri, ed è stata pubblicata sul British Medical Journal. Dal sondaggio, che ha coinvolto 321 oncologi in tutta Italia (pari al 13% degli oncologi di ruolo), è emerso che il 62% degli specialisti in oncologia ha dichiarato di aver ricevuto pagamenti diretti da parte dell’industria farmaceutica negli ultimi 3 anni. Non solo: il 68% pensa che la maggioranza degli oncologi italiani abbia un conflitto di interesse con l’industria e l’82% riferisce che la maggior parte della propria educazione oncologica è supportata dall’industria. Abbiamo parlato di questi dati con Maria Chiara Tronconi, oncologa di Humanitas.

 

Oncologia e industria farmaceutica, una relazione pericolosa

Il sondaggio che ha coinvolto gli oncologi italiani ha sottolineato che l’associazione fra medici ed industria farmaceutica è potenzialmente pericolosa per la qualità dell’assistenza medica.

Il Cipomo ha poi aggiunto che “emerge un’urgenza reale, in quanto tra gli oncologi il conflitto d’interesse è percepito come un problema importante che può influenzare costi e qualità dell’assistenza” e ha parlato di desiderio comune è di un’implementazione di una policy più rigorosa fra sanitari e aziende farmaceutiche.

“Bisogna tuttavia sottolineare come negli ultimi anni già si sia molto modificato il rapporto fra medico e casa farmaceutica – ha detto Tronconi -, con un’attenzione sempre maggiore alla causa comune (benessere del paziente) rispetto agli interessi rispettivi. Ciò è ben posto in evidenza dalla possibilità di attingere ai farmaci più innovativi tramite i programmi di ricerca clinica cosiddetti “expanded access”; tramite le case farmaceutiche è cioè possibile somministrare gratis ai nostri pazienti i farmaci migliori prima che questi vengano distribuiti attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, fungendo così da ponte che permette di scavalcare i tempi non propriamente brevi (mesi o anni) della burocrazia statale e aggancia i nostri ospedali alle più moderne ed efficaci terapie internazionali”.

“Non dimentichiamo – ha concluso la specialista – peraltro la quantità di programmi di ricerca sovvenzionati appunto dalle case farmaceutiche per miliardi di dollari, senza i quali non si sarebbe mai giunti alla messa in commercio delle stesse innovative cure anticancro di cui facciamo puntualmente utilizzo nelle nostre corsie d’ospedale”.

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Il documento ufficiale con le raccomandazioni

Oltre al rilasciare dichiarazioni, il Cipomo ha fatto di più. Il Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri ha preso posizione, stilando in un documento ufficiale delle raccomandazioni con l’obiettivo di “dirigere l’Oncologia verso i principi di trasparenza e correttezza, facendo maturare nei clinici una più precisa consapevolezza circa la natura e le potenziali conseguenze del conflitto d’interessi”.

Le raccomandazioni comprendono la sfera della ricerca, da “tutelare dall’influenza degli interessi commerciali”. Più in generale, si legge nel documento, il valore dell’interazione tra l’industria e i clinici deve essere basato sulla “trasmissione di informazioni utili a migliorare la qualità delle cure e non all’induzione alla prescrizione”.

 

Formazione e non marketing

Quanto alla formazione, il documento ufficiale degli oncologi ha affermato che essa “non deve rappresentare uno strumento di marketing ma migliorare la qualità delle scelte cliniche”.

“Il documento – ha commentato il presidente Cipomo Mario Clerico -, non vuole essere una denuncia ma un invito alla consapevolezza. L’industria farmaceutica sponsorizza i congressi medici e contribuisce a gran parte della loro formazione. Dunque, i clinici devono porre particolare attenzione quando scelgono fra diverse possibilità di trattamento. La scelta deve basarsi sui valori e sulle evidenze, non sulle convenienze”.

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