Stai leggendo Quando le cure non sono essenziali: ecco le principali

Cure e farmaci

Quando le cure non sono essenziali: ecco le principali

10/07/2018

Ci sono situazioni in cui l’assunzione di medicinali o l’esposizione a procedure invasive non solo si dimostrano inutili e costose, ma sono anche dannose per la salute. A sostenerlo sono un gruppo di ricercatori americani. Ecco quali sono, secondo uno studio condotto dall’Università del Maryland e pubblicata su Jama, i farmaci e gli esami clinici più abusati e perché. Ne parliamo con Andrea Labruto, specialista di Igiene e Medicina Preventiva di Humanitas.

 

La lista del New England Journal of Medicine

Rendere l’assistenza sanitaria più efficace e più sicura per il paziente e meno dispendiosa è il proposito di chi, negli Stati Uniti, ha condotto uno studio per segnalare i trattamenti medici che più spesso vengono eseguiti in assenza di una reale necessità, i medicinali più abusati in assenza di un bisogno e quei test che, se effettuati senza criterio, risultano potenzialmente dannosi.
Circoscrivendo i 10 articoli scientifici che stavano alla base delle pratiche cliniche più comuni, i ricercatori sono stati quindi in grado di stilare una lista dei farmaci più impropriamente utilizzati.

Articoli correlati

 

Dall’ecografia alla carotide a quella transesofagea

Dall’indagine statistica pubblicata sul Jama è emerso che gli esami più inutilmente prescritti risultano essere l’esame ad ultrasuoni della carotide, la tomografia computerizzata usata sui pazienti con sintomi respiratori lievi, l’angiografia polmonare tac, di cui si fa largo uso in pronto soccorso, e l’ecografia transesofagea, tecnica piuttosto invasiva utilizzata per diagnosticare una serie di problemi cardiaci.

 

L’antibiotico nella lista di trattamenti non sempre necessari

Secondo diversi esperimenti il trattamento aggressivo del tumore prostatico localizzato non ha significativi benefici rispetto all’active monitoring in termini di mortalità, che aumento ad 1 anno di insorgenza di disfunzione erettile del 30% nei pazienti trattati chirurgicamente e 10% nei trattati con radioterapia.

Stesso discorso vale per gli antibiotici che, se assunti quando non strettamente necessari (per esempio in presenza di una infezione virale), possono provocare ceppi di batteri resistenti.

Anche l’uso eccessivo delle tecniche di imaging sul cuore, la cui diffusione è triplicata solo negli ultimi dieci anni, non ha portato sempre a un significativo beneficio in termini di numero di diagnosi andate a buon fine. Nello studio si comparano due gruppi di pazienti con dolore toracico a basso rischio in pronto soccorso: il gruppo sottoposto a un processo anamnestico più coinvolgente ha avuto un beneficio nel comprendere meglio i rischi coronarici e nel diminuire la necessità di test. Esami inutile possono quindi essere evitati se si usano dei procedimenti specifici e un raccordo anamnestico più preciso. Secondo uno studio in cui i pazienti sono stati seguiti per 18 mesi non ci sono benefici effettivi per l’ossigenoterapia in pazienti con broncopneumopatia. Infine, secondo lo studio, gli interventi chirurgici eseguiti per la rottura del menisco non migliorano la sintomatologia meccanica a lungo termine in pazienti con lacerazione degenerativa, così come non sembrano cambiare il decorso della malattia i trattamenti di nutrizione assistita nei casi di grave malnutrizione associata ad altre patologie.

 

L’indagine di Slow Medicine-Fnomceo e il pressing dei pazienti

Non sempre a proporre cure inappropriate sono i medici. Da una indagine condotta da Slow Medicine-Fnomceo è emerso che il 44% dei camici bianchi subisce un pressing psicologico da parte dei propri pazienti che richiedono esami non necessari.

Usando un modello simile a quello proposto negli Stati Uniti da Abim Foundation, l’associazione promotrice della campagna Choosing Wisly, Slow Medicine e Fnomceo hanno proposto ai medici italiani un questionario a 4263 professionisti. Se quasi la metà viene investito di richieste di prescrizioni di esami diagnostici che finirebbero per rivelarsi inutili, il 66% degli intervistati ha dichiarato che i pazienti sono inclini a dare fiducia al medico, soprattutto quando si mostra fermo rispetto al proprio punto di vista. I più “bersagliati” restano ovviamente i medici di famiglia, ai quali i pazienti si rivolgono per primi per le prescrizioni delle visite specialistiche e che sono anche quelli meno ascoltati dai pazienti.

Sempre più attratti dai “canti delle sirene” di internet e social network, i pazienti appaiono ancora più confusi su esami e terapie. Ecco perché i professionisti della salute devono riaffermare fortemente il proprio ruolo.

 

Cinque pratiche mediche inutili individuate dall’Abim Foundation

Ecco un elenco di cinque prestazioni, procedure diagnostiche o terapeutiche, che, pur essendo comunemente utilizzate nella pratica clinica, risultano inutili, non determinanti e anche fonte di rischi non giustificabili per i pazienti:

1. Sostituire l’igiene delle mani con l’utilizzo dei guanti monouso non sterili.

2. Somministrare l’antibiotico per la profilassi perioperatoria prima dei 60 minuti precedenti l’incisione chirurgica.

3. Somministrare l’antibiotico per profilassi perioperatoria oltre le 24 ore dall’intervento.

4. Aprire le porte della sala operatoria durante l’attività chirurgica, a meno che non risulti necessario per il passaggio del paziente, del personale e della attrezzature.

5. Tralasciare di comunicare nella lettera di dimissione o nella documentazione di trasferimento in altra struttura l’eventuale positività del paziente a microrganismi alert.

Articoli che potrebbero interessarti

Non perderti i nostri consigli sulla tua salute

Registrati per la newsletter settimanale di Humanitas Salute e ricevi aggiornamenti su prevenzione, nutrizione, lifestyle e consigli per migliorare il tuo stile di vita