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Cuore e sistema cardiovascolare

Cuore e microbiota intestinale sono collegati?

05/10/2018

Ad indagare il legame nascosto tra il microbiota intestinale e il cuore ci hanno pensato quest’anno gli scienziati della Tufts University di Medford (Usa) che hanno sostenuto come, in caso di insufficienza cardiaca, rimuovere il microbiota intestinale dell’animale da esperimento potrebbe migliorare il funzionamento del cuore e ridurre l’entità dei danni cardiaci.

I risultati della ricerca sono stati presentato durante il convegno: “2018 Experimental Biology meeting”, che si è svolto a San Diego lo scorso aprile. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maddalena Lettino, cardiologa di Humanitas.

 

Batteri intestinali e cellule immunitarie

I batteri presenti nell’apparato gastrointestinale sarebbero in grado di aumentare la produzione delle cellule immunitarie T, che nei pazienti con insufficienza cardiaca s’infiltrano nel cuore provocando un’infiammazione e peggiorando ulteriormente le condizioni mediche dei pazienti con problemi cardiaci.
“Dato che l’intestino è il maggiore serbatoio di cellule T e di batteri dell’organismo – ha spiegato Francisco J. Carrillo-Salinas, responsabile della ricerca -, modificando il microbiota potremmo modulare l’attivazione delle cellule T e i cambiamenti nel cuore che portano allo scompenso cardiaco”.
Somministrando al ratto un cocktail di antibiotici ad ampio spettro per cinque settimane, i ricercatori hanno eliminato completamente i batteri presenti nell’intestino e hanno dimostrato che la capacità del cuore di pompare il sangue degli animali che erano stati cosi’ trattati era significativamente migliore di quella dei ratti che non avevano ricevuto nessun trattamento sterilizzante. Allo stesso modo il tessuto cardiaco presentava meno danni.
“La completa sterilizzazione dell’intestino ha migliorato alcuni modelli sperimentali di malattie mediate dalle cellule T e i nostri risultati confermano la nostra ipotesi iniziale – ha osservato il dottor Carrillo-Salinas -. È sorprendente osservare che la funzione cardiaca è completamente conservata. Ora andrà verificato ciò che accade nel cuore dopo che nuovi batteri diversi ricolonizzeranno l’intestino”.

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Secondo gli esperti capire come il microbiota intestinale influenzi organi distanti come il cuore favorirà lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici volti a prevenire il peggioramento delle condizioni dei pazienti a cui è stata recentemente diagnosticata un’insufficienza cardiaca. I risultati pongono inoltre le basi per ulteriori studi volti a determinare quali componenti del microbiota possano essere più implicati di altri in questo contesto.

 

Il parere di Humanitas

“Benché promettente lo studio e’ in una fase veramente preliminare della ricerca in questo settore – ha detto Lettino -. Un gruppo rilevante di esperimenti va ancora effettuata nell’animale, prima di poter pensare all’uomo e pertanto è prematuro esprimere ogni giudizio. Inutile sottolineare che ogni nuova ricerca che ci aiuti in futuro a capire l’origine di malattie cardiache che per ora chiamiamo ancora “idiopatiche” perché non ne conosciamo la causa, non può che essere una grande acquisizione per la scienza medica e una promessa per i pazienti”

“Si sono già fatti tentativi di terapia antibiotica per patologie cardiache originate dall’aterosclerosi senza successo – ha continuato la specialista parlando delle implicazioni terapeutiche dello studio -. Non vedo per ora alcuna applicazione terapeutica sulla base di questi risultati. Sono comunque convinta che capire meglio l’origine e lo sviluppo delle malattie cardiovascolari è la condizione ideale per trattarle in modo efficace e per sconfiggere eventi e mortalità cardiovascolare precoce. Diamo pero’ ai ricercatori il tempo di trovare soluzioni più vicine al mondo reale”.

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