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Cuore e sistema cardiovascolare

Cuore, l’attività fisica per contrastare i segni della sedentarietà

27/01/2018

Dopo anni trascorsi da sedentari, alla mezza età è possibile un cambiamento di rotta. Cominciare a fare attività fisica potrebbe migliorare la salute del cuore riducendo il rischio di scompenso cardiaco. È quanto suggerisce una ricerca pubblicata su Circulation, la rivista scientifica dell’American Heart Association: «I dati sottolineano ancora una volta l’importanza dell’esercizio fisico che può avere effetti paragonabili a quelli della somministrazione di un farmaco», ricorda il dottor Stefano Aglieri, specialista in Medicina dello Sport e responsabile di Riabilitazione cardio-respiratoria di Humanitas.

Attività aerobica o yoga e rinforzo muscolare

Lo studio ha coinvolto più di cinquanta fra uomini e donne di età compresa tra i quarantacinque e i sessantaquattro anni con un passato da sedentari. I volontari sono stati distinti in due gruppi: a uno è stato chiesto di seguire un programma settimanale di esercizi aerobici e all’altro un programma con esercizi di yoga, esercizi per migliorare l’equilibrio e per il rinforzo muscolare.

Il primo gruppo ha svolto attività fisica almeno quattro giorni a settimana a intensità da moderata ad alta. Ad esempio erano inclusi nell’allenamento dei set di esercizi di quattro minuti da eseguire al 95% del loro massimo cardiaco, ovvero al massimo di quanto fossero in grado di fare in quel lasso di tempo, seguiti da intervalli da tre minuti di recupero con esercizi a intensità ridotta. Il secondo gruppo, invece, ha svolto gli allenamenti tre volte a settimana. In entrambi i casi il programma è durato due anni.

Un cuore più “in forma”

I ricercatori hanno condotto dei test per valutare la salute cardiovascolare all’inizio e alla fine dello studio guardando a due marcatori: «La valutazione del consumo massimo di ossigeno, un parametro del benessere cardio-respiratorio che esprime la massima capacità di lavoro del soggetto mediante, appunto, la misurazione del consumo di ossigeno, e la rigidità parietale del ventricolo sinistro – spiega il dottor Aglieri. Alla fine dei due anni il primo gruppo ha mostrato un significativo miglioramento di entrambi i parametri. Nel secondo gruppo invece questi due marcatori erano rimasti immutati».

La rigidità del ventricolo sinistro, che si associa anche alla sedentarietà, è uno dei fattori che possono condurre allo scompenso cardiaco senza apparente disfunzione dello stesso : «Con l’età, insieme a tutto l’organismo, anche il cuore invecchia. La tendenza a irrigidirsi delle pareti può comportare, pur non alterandosi altri parametri, l’insorgenza di scompenso cardiaco (“a conservata frazione di eiezione”), una patologia tipica dell’età avanzata caratterizzata dall’inefficienza della pompa cardiaca».

Rendere attivi i sedentari

I ricercatori suggeriscono come l’esercizio fisico fatto in determinate condizioni potrebbe contenere il rischio di deterioramento del muscolo cardiaco e dunque di scompenso: «Lo studio, che necessita di ulteriori conferme magari con trial condotti su popolazioni più ampie, ha valutato gli effetti di un particolare programma di allenamento. Si tratta di un programma non particolarmente intenso come durata ma elaborato, con attività aerobica e interval training. In ogni caso ci suggerisce un dato fondamentale: è indispensabile far fare attività fisica ai sedentari adulti per il loro benessere cardiovascolare».

«Non serve “strafare”, si tratta di mettersi in movimento per poche ore a settimana nelle quali eseguire correttamente una certa dose di attività fisica: pedalando, anche su una cyclette, facendo camminate a passo svelto, correndo, andando in piscina, magari servendosi delle indicazioni di un personal trainer o comunque di uno specialista che sappia indirizzare l’individuo verso la migliore attuazione possibile del programma di attività fisica», conclude il dottor Aglieri.

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