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Chirurgia generale

Dito a scatto, un semplice intervento per liberare il tendine intrappolato

23/01/2018

A volte per risolvere il cosiddetto “dito a scatto”, un’infiammazione cronica dei tendini flessori della mano, è necessario ricorrere all’intervento del chirurgo. Si tratta di un intervento da day hospital associato a un recupero piuttosto rapido per il paziente. Ne parliamo con il dottor Alberto Lazzerini, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia della Mano in Humanitas.

Il disturbo

Dito a scatto è il nome con il quale ci si riferisce comunemente alla tenosinovite stenosante, una condizione clinica caratterizzata dall’infiammazione dei tendini e di altri tessuti della mano, ovvero le pulegge. Questi tessuti legamentosi fissano i tendini vicino alle ossa per garantire il movimento in flessione delle dita. I tendini, oltre ad attraversare le pulegge, scorrono all’interno di una guaina sinoviale che li riveste.

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Proprio il rigonfiamento di questa guaina determina l’infiammazione del tendine che si schiaccia quando deve attraversare la puleggia vicina al rigonfiamento. Ecco che il paziente avverte i sintomi della tenosinovite: il dolore e l’indolenzimento del dito, con la sensazione dello scatto. Il meccanismo dello scatto non fa altro che aumentare l’infiammazione dei tessuti.

A volte il dito si blocca ed è necessario sbloccarlo manualmente per recuperare un certo grado di mobilità comunque doloroso. Il soggetto colpito, inoltre, potrà notare anche un piccolo nodulo in corrispondenza del tendine e della puleggia interessati dal processo infiammatorio.

Le cause del dito a scatto, che colpisce prevalentemente soggetti in età adulta in particolare le donne dopo la menopausa, non sono state completamente rilevate. Patologie come il diabete o l’artrite reumatoide sono associate a un maggior rischio di tenosinovite.

Terapia conservativa o chirurgia?

Il trattamento di questa condizione potrà essere semplicemente conservativo con l’assunzione di farmaci antinfiammatori o il ricorso a un tutore per mantenere a riposo il dito colpito. In alcuni casi, invece, sarà giocoforza intervenire con la chirurgia: «Quando il trattamento conservativo non sarà andato a buon fine e quando il fastidio e il dolore non sono stati risolti», sottolinea il dottor Lazzerini.

L’intervento è semplice e il suo recupero è molto rapido, con un rischio di recidiva molto basso: «Con l’operazione chirurgica si apre il primo tratto del canale entro cui passa il tendine “intrappolato”, ovvero la puleggia A1, la prima delle cinque pulegge presenti in ogni dito. L’obiettivo è quello di liberare il tendine. Ci sono infine scarsissime probabilità che il dito a scatto possa ripresentarsi».

Non sempre sarà necessaria la fisioterapia e dopo l’intervento non saranno utilizzati ausili come i tutori: «Se necessario vengono insegnati al paziente dei semplici esercizi per la mobilità della mano da eseguire liberamente, in autonomia, senza doversi recare dal terapista. Questo perché bisogna cercare di muovere la mano il prima possibile per recuperare i movimenti nelle piccole azioni quotidiane, dal mangiare al vestirsi. Ecco perché non è necessario il ricorso a un tutore», conclude lo specialista.

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