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Alimentazione

I batteri intestinali possono influenzare l’attività sportiva?

13/11/2017

La flora batterica in aiuto degli sportivi? Un ricercatore dell’Harvard Medical School di Boston ha identificato dei batteri del tratto intestinale che potrebbero contribuire al buon esito delle prestazioni atletiche. La ricerca è stata presentata al congresso dell’American Chemical Society. Ne parliamo con la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa di Humanitas.

Allo studio hanno partecipato dei corridori e dei canottieri professionisti: i primi si stavano allenando per la maratona di Boston i secondi per i Giochi olimpici. L’autore dello studio ha analizzato il microbioma estratto da campioni fecali di venti corridori, raccolti una settimana prima e una dopo la maratona, per vedere in che modo fosse cambiato il microbioma.

Tra la maratona e il recupero post-gara il ricercatore ha notato un aumento di un tipo particolare di batteri: quelli che naturalmente scompongono l’acido lattico, una sostanza che si forma nell’organismo durante l’attività fisica. Tuttavia, quando la sua capacità di eliminare l’acido lattico è insufficiente, questo si accumula causando fatica e dolori muscolari. Ecco l’ipotesi del ricercatore: sfruttare questi batteri per mettere a punto dei probiotici con cui contribuire a gestire questi sintomi e recuperare da un allenamento particolarmente intenso.

Il microbioma intestinale dei canottieri è stato invece sfruttato per un confronto con quello dei corridori. Solo in questi ultimi è stata rilevata la presenza di un battere che aiuta a metabolizzare gli zuccheri e le fibre, sostanze nutritive fondamentali per sostenere uno sforzo fisico su lunghe distanze.

Non è la prima volta che il microbioma degli atleti finisce sotto la lente d’ingrandimento della ricerca. Quelle di quest’ultimo studio «sono conclusioni molto interessanti perché queste evidenze aprono nuovi scenari all’utilizzo di probiotici specifici per migliorare la performance degli atleti ed evitare le conseguenze che si possono avere in seguito a queste attività sportive», spiega la dottoressa Salvioli.

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«È stato infatti già dimostrato che l’esercizio fisico a elevata intensità avrebbe infatti un impatto negativo sull’integrità e la funzione gastrointestinale, aumentando il rilascio di tossine che potrebbero causare diversi disturbi».

Diverso sport, diverso microbioma?

Il suggerimento è che a fronte di diverse discipline sportive potrebbe variare la composizione del microbioma: «Dallo studio di comparazione fra gli ultramaratoneti e i canottieri, si è evidenziata una differenza nel tipo di batteri, il che fa presupporre che, in teoria, il tipo di sport seleziona ceppi batterici utili per sfruttare al massimo l’energia necessaria a quella determinata attività».

«Questo meccanismo potrebbe rappresentare una sorta di meccanismo di conservazione “della specie” che in questo caso si riferisce alla selezione batterica. Sicuramente il tipo di dieta (vale a dire, bilanciata e ricca di fibre) influenza, come sappiamo, la nostra microflora “buona” e gli atleti professionisti sono attentamente seguiti nell’alimentazione. Per questo motivo – conclude la specialista – i risultati di queste sperimentazioni cliniche sono di grande valore in quanto svelano una relazione fra ceppi batterici specifici e tipo di attività sportiva».

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