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Cuore e sistema cardiovascolare

Apnee del sonno, aumenta il rischio di fibrillazione atriale?

02/08/2017

Anche la fibrillazione atriale rientra fra le possibili complicazioni della sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Questo comune disturbo del sonno può dunque aumentare il rischio di sviluppare una fra le più frequenti forme di aritmia cardiaca. A confermarlo una ricerca della University of Ottawa (Canada) presentata all’ultimo congresso dell’American Thoracic Society. Questa sindrome è «strettamente correlata con le patologie cardiovascolari, infatti comporta una maggiore incidenza di ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, infarto, ictus», dice la dottoressa Alessandra Ibba, pneumologa di Humanitas.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) è caratterizzata da frequenti interruzioni del sonno per via della “chiusura” delle alte vie aeree che non consentono di respirare bene. Nella ricerca il team ha preso in esame i dati relativi a 8256 adulti di età media pari a 47 anni e con sospetta sindrome. Nessuno di loro aveva ricevuto una diagnosi di fibrillazione atriale ma in 173 l’hanno poi sviluppata nell’arco dei tredici anni in cui sono stati seguiti.

(Per approfondire leggi qui: Apnee ostruttive del sonno, il rischio d’incidenti sul lavoro raddoppia)

Tra i segni della sindrome delle apnee ostruttive del sonno i ricercatori hanno considerato il  numero di volte in cui il paziente smetteva di respirare mentre dormiva e i livelli di saturazione di ossigeno, ovvero la quantità di ossigeno presente nel sangue. Proprio quest’ultima è emersa come il fattore predittivo più rilevante del rischio di fibrillazione atriale. E l’associazione era più forte nelle donne che negli uomini.

Ma perché la sindrome aumenta il rischio di fibrillazione?

«Dobbiamo pensare che nei pazienti con sindrome delle apnee ostruttive del sonno i ripetuti episodi di “chiusura” delle vie aeree determinano riduzione della quantità di ossigeno nel sangue, aumento dell’anidride carbonica che non viene eliminata come dovrebbe, continui cambiamenti delle pressioni del torace», risponde la dottoressa Ibba. «Queste condizioni, presenti nella maggior parte dei casi per anni, talvolta per decenni – continua – determinerebbero da una parte la dilatazione dell’atrio sinistro, dall’altra un’alterata attivazione del sistema nervoso favorendo l’insorgenza di fibrillazione atriale. Inoltre ricordiamo che per lo più i pazienti OSAS sono pazienti obesi, e l’obesità a sua volta è associata allo sviluppo di aritmie».

(Per approfondire leggi qui: Apnee del sonno, mal di testa e deficit di memoria tra campanelli d’allarme)

Ecco perché è importante la diagnosi precoce: «Appare chiaro come diagnosticare e trattare adeguatamente la malattia sia essenziale per prevenirne l’insorgenza. Nei casi lievi attuando misure comportamentali (perdita di peso, abolizione dell’assunzione di alcol e sedativi); nei casi di grado moderato e grave associando un trattamento ventilatorio notturno (CPAP)», conclude la specialista.

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