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Diabete tipo 1, per l’attività fisica meglio corsa e nuoto

21/02/2017

L’attività fisica svolge un ruolo importante nel controllo del diabete, in particolare nella gestione della glicemia. Ma i benefici sono diversi e riguardano il benessere generale del paziente. Tanto in caso di diabete mellito di tipo 1 quanto di tipo 2, il movimento non solo non è controindicato bensì raccomandato e da svolgere, regolarmente, con qualche piccola accortezza.

Di esercizio fisico e diabete di tipo 1 si è occupato un team di 21 ricercatori internazionali guidato da un professore della York University di Toronto (Canada). Gli scienziati hanno redatto delle nuove linee guida per l’attività fisica rivolte ai pazienti con diabete di tipo 1. Il documento è stato pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology.

(Per approfondire leggi qui: Diabete, cuore protetto grazie alla Dieta mediterranea)

Una quota compresa fra il 3% e il 5% dei pazienti diabetici presenta il diabete di tipo 1. Solitamente la malattia si sviluppa nell’infanzia o nell’adolescenza ma può colpire anche gli adulti. Tanto i pazienti pediatrici quanto chi è più in là con gli anni può beneficiare dall’esercizio fisico, sostengono i ricercatori. Rispetto al passato – è emerso dal loro lavoro – gli individui con diabete di tipo 1 – sono spesso obesi o sovrappeso e tendono a essere inattivi tanto quanto la popolazione generale.

Con lo sport scende il rischio cardiovascolare

Fare attività almeno nelle modalità raccomandate dalle linee guida internazionali – 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica a intensità da moderata a vigorosa – aiuta invece a raggiungere diversi traguardi utili per una corretta gestione della malattia. Nei pazienti pediatrici il movimento riduce il profilo di rischio cardiovascolare, migliora il senso di benessere e il profilo lipidico e riduce la glicemia. Tra gli adulti, nelle persone fisicamente attive è inferiore l’incidenza di complicazioni che coinvolgono occhi e reni e ci sono maggiori probabilità di raggiungere livelli adeguati di ipertensione, glicemia e Indice di massa corporea rispetto agli inattivi.

«I soggetti affetti da diabete tipo 1 devono fare i conti con molte variabili per controllare al meglio la loro glicemia. Tra questi la sensibilità insulinica, l’apporto glicemico dei pasti (il cosiddetto indice glicemico) e ovviamente il consumo di zucchero nei muscoli maggiormente coinvolto durante l’attività fisica. Motivo per il quale, anche al fine di evitare crisi ipoglicemiche, è bene magari solo inizialmente controllare in maniera più stretta il livello di glucosio nel sangue», spiega il dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie metaboliche dell’ospedale Humanitas.

Quale attività fisica preferire?

«Sicuramente esiste molta differenza entro le varie forme di attività fisica. Quella maggiormente “utile” ai fini metabolici è quella aerobica, che dovrebbe essere praticata con costanza per permetterne gli effetti positivi sulla tonificazione muscolare ed il risveglio metabolico di muscoli, fegato e tessuto adiposo. Quindi bene corsa, nuoto e cyclette».

Anche il momento della giornata in cui fare attività fisica è importante?

«Relativamente. Alcuni studi hanno enfatizzato come in certi orari sia più efficace che in altri, ma onestamente il consiglio che do è praticarla, già è abbastanza difficile convincere chi ho di fronte, meglio non mettere limitazioni temporali. Anche perché normalmente mi sento rispondere che non si ha tempo per praticarla. Bisogna trovarlo il tempo ma il giovamento che ne si ricava è a tutto campo».

(Per approfondire leggi qui: Diabete, camminare 10 minuti dopo i pasti aiuta a controllare la glicemia?)

Il National Institutes of Health americano consiglia di mantenere una buona idratazione prima, durante e dopo il movimento. Un paziente con diabete tipo 1 dovrebbe anche consumare uno snack prima, durante e dopo lo sport? «Dipende dalla sensibilità insulinica individuale e dagli orari. Non esistono consigli generali in questi casi ma indispensabile discuterne le modalità con il proprio specialista diabetologo, anche in caso di attività non agonistica», conclude lo specialista.

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