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Cibo etnico, stomaco in subbuglio?

28/04/2016

Messicano, giapponese, cinese, indiano, mediorientale. Diversi menù etnici ma con un unico, eventuale, effetto: mandare in tilt la digestione. Dietro cibi piccanti, piatti molto speziati o ricchi di grassi si può nascondere questo rischio, dice Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione. Menù indigesti per chi già soffre di problemi gastrointestinali.

Sono in tanti, dice l’associazione, a dover fare i conti, a volte, con disturbi di questo genere come acidità e bruciore di stomaco, reflusso gastroesofageo, irregolarità intestinali. E i piatti etnici, ai quali sempre più spesso si ricorre proprio per la variegata e pervasiva offerta nella ristorazione, possono far risvegliare questi problemi. La combinazione di alimenti può favorire il reflusso gastroesofageo o può generare dolori addominali e irregolarità intestinali, soprattutto in presenza di disturbi del colon, fa sapere Assosalute.

(Per approfondire leggi qui: Mal di pancia: no a cibi che fermentano, sì a yogurt e fibre?)

Per l’associazione è importante non abbondare nelle quantità di cibo, non associare cibi particolarmente grassi, magari fare una passeggiata dopo aver mangiato, evitare alcolici e soprattutto superalcolici, limitarsi con i dolci, in particolare a fine pasto, e non fumare. Senza dimenticare l’importanza dell’esercizio fisico.

Ma il peperoncino è anche benefico

Tra salse, condimenti e spezie della cucina etnica quali potrebbero essere quelle più pericolose per chi soffre di acidità, bruciore o reflusso?

«I condimenti elaborati come intingoli a base di pomodoro, cipolla, aglio, peperoni possono aumentare l’acidità dello stomaco e favorire il reflusso gastroesofageo, soprattutto quello notturno, se questi cibi vengono consumati a cena», risponde la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa dell’ospedale Humanitas.

«In questi casi – continua – il reflusso può essere molto fastidioso perché tipicamente si avverte da mezzanotte alle 3 di mattino con sintomi come bruciore dietro al petto (che spesso è simile a un dolore toracico), rigurgito e pesantezza. Tutto ciò porta a un sonno non ristoratore e a un pessimo risveglio mattutino con cefalea e stanchezza che si prolunga durante tutta la giornata. Il peperoncino, per contro, può avere proprietà benefiche che vanno dalla capacità di favorire la sazietà, evitando di eccedere al pasto successivo, all’effetto analgesico nelle malattie funzionali, come la dispepsia (digestione lenta o pesantezza postprandiale). Deve essere però evitato nelle persone con patologie acute come quella emorroidaria, gastrite ed esofagite».

(Per approfondire leggi qui: Mangiare verdure fa bene. Anche ai batteri amici dell’intestino)

Contro la cattiva digestione probiotici ed enzimi digestivi possono aiutare?

«Per la dispepsia gli enzimi digestivi sono utilizzati con beneficio, così come alcuni procinetici (es. metoclopramide), utilizzati solo al bisogno e non in maniera continuativa a causa degli effetti collaterali che possono presentare a lungo termine. I probiotici in sé e per sé non hanno proprietà favorenti la digestione ma migliorando la qualità della flora batterica, contribuiscono alla regolarizzazione del transito gastrointestinale. Uno dei rimedi naturali che è entrato nelle nostre cucine è la radice di zenzero, da mangiare o come infuso, che ha varie proprietà fra cui aiutare nella digestione e combattere la nausea».

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