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Tumore del colon, smascherate le cellule mimetizzate

04/09/2013

È stato scoperto in Humanitas uno dei meccanismi con cui il cancro del colon si diffonde nell’organismo, causando metastasi. Le cellule maligne, travestendosi – per eludere le difese naturali – da cellule normali che costituiscono l’impalcatura di un tumore (mesenchimali), attraverso la parete dei vasi si riversano nel sangue andando a invadere organi distanti, primo fra tutti il fegato.

Lo studio, che ha anche svelato il meccanismo molecolare alla base di questo “travestimento”, è stato condotto dal dott. Giuseppe Celesti e dai giovani ricercatori del Laboratorio Gastroenterologia Molecolare di Humanitas, secondo un progetto ideato e diretto dal dott. Luigi Laghi sotto la supervisione del Direttore Scientifico, prof. Alberto Mantovani, e del direttore del Dipartimento di Gastroenterologia, prof. Alberto Malesci. Il lavoro è pubblicato sul numero di settembre della prestigiosa rivista scientifica Gastroenterology.

Questa scoperta apre nuove importanti prospettive a livello diagnostico. «La speranza – afferma il dott. Laghi – è che sia la base di partenza per utilizzare le molecole che orchestrano il travestimento delle cellule tumorali per fare una diagnosi migliore e più precoce del cancro del colon, prevedendone il grado di aggressività».

Più di 600mila decessi all’anno per il tumore al colon

Fra i tumori più frequenti nei Paesi sviluppati, il cancro del colon-retto provoca nel mondo più di 600mila decessi all’anno. Deriva dalla proliferazione incontrollata delle cellule che rivestono l’intestino, ed è spesso senza sintomi fino a una fase avanzata, quando si è già diffuso in altri organi a distanza (metastasi).

«Sappiamo da tempo che il tumore – spiega il prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas – è fatto da cellule sia cancerose sia, in gran parte, “normali”, non maligne: cellule del sistema immunitario e cellule che formano l’impalcatura (detta stroma) del tumore. Nel contesto di un filone di studi condotto da tempo in Humanitas, sull’importanza delle cellule “normali” nel predire l’andamento dei tumori del colon, il team del dott. Luigi Laghi ha dimostrato che le cellule intorno al tumore, che fanno parte dello stroma, non sono tutte uguali e “normali” come potrebbero sembrare in apparenza. Alcune di loro, infatti, in realtà sono cellule tumorali “mimetizzate”.

Lo studio ha anche svelato il meccanismo molecolare alla base di questa “mimesi”: i tumori più comuni derivano dal tessuto di rivestimento degli organi (epitelio). Durante la progressione maligna del tumore nel tempo, le cellule epiteliali vanno incontro a un cambiamento di forma e di comportamento che viene detto EMT (Epithelial-Mesenchymal Transition), transizione da epitelio a mesenchima, in cui la cellula diventa più aggressiva e capace di invadere i tessuti e gli organi circostanti».

Uno studio che apre nuove possibilità di cura per il tumore del colon

«Siamo riusciti a dimostrare che si tratta di cellule tumorali – spiega il dott. Laghi – marcando, con la tecnica dell’ibridazione fluorescente in situ, l’alterazione numerica (trisomia) dei cromosomi 7 e 20 nelle cellule che esprimono il gene TWIST1. Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che le stesse alterazioni del tumore primario fossero presenti anche in cellule molto distanti da esso, ma, soprattutto, che tali cellule fossero altrimenti indistinguibili da quelle “normali” che costituiscono lo stroma circostante il tumore. Ciò potrebbe significare che alcuni tipi di meccanismi di metastasi si attivano molto prima di quanto fino a ora ipotizzato».

«A livello diagnostico – conclude il prof. Alberto Malesci – lo studio apre la possibilità di prevedere il grado di aggressività del tumore e il suo potenziale metastatico, con una precisione maggiore rispetto al convenzionale esame istologico e con prevedibili ricadute sulle strategie chemioterapiche post-chirurgiche. Inoltre, il riscontro di elevati livelli di mRNA di TWIST nel sangue di pazienti con cancro del colon consente di ipotizzare un ruolo per questo marcatore nella diagnosi non invasiva di cancro del colon, che da tempo rappresenta una sorta di “Sacro Graal” per i ricercatori traslazionali impegnati in questo campo».

 

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