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Consumo di antidepressivi: quali sono i rischi?

26/04/2011

Da studi recenti emerge una correlazione tra l’uso di farmaci antidepressivi e il rischio di alcuni tumori femminili, come quello della mammella e dell’ovaio. Ma i pareri degli esperti su tale connessione rimangono controversi e c’è chi ipotizza invece un beneficio nel caso dei tumori colorettali.

Una ricercatrice affiliata dell’università di Harvard, la dott.ssa Lisa Cosgrove, ha recentemente pubblicato sull’importante portale PLoS ONE un’analisi di 61 differenti studi, dalla quale è emersa una connessione fra il consumo di antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), ed il rischio di tumori alla mammella e all’ovaio. Anche se non giunge a conclusioni risolutive, l’articolo suggerisce che questa correlazione vada analizzata in maniera più approfondita. Gli antidepressivi hanno un’ampissima diffusione e sono senza dubbio fra i medicinali più prescritti ed utilizzati nei paesi sviluppati; tuttavia, gli studi finora pubblicati in merito hanno sempre evidenziato risultati controversi. Per esempio, uno studio pubblicato nell’aprile 2006 sul prestigioso sito Lancet Oncology ipotizzava, sempre senza giungere a conclusioni definitive, che gli stessi antidepressivi potessero, al contrario, ridurre il rischio di tumori colo rettali. Ci sono, quindi, delle domande in sospeso. Ne abbiamo parlato con il dottor Corrado Tinterri, responsabile della Breast Unit di Humanitas Cancer Center.

Dottor Tinterri, cosa c’è di scientificamente provato nell’interazione fra antidepressivi e tumori?
“L’interferenza fra gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ed il tamoxifen, un farmaco che si usa da 30 anni nelle terapie adiuvanti dei tumori ormonoresponsivi, come il cancro al seno o all’ovaio, è nota da tempo ed è anche stata dimostrata con la pubblicazione di uno studio del 2009, che ha evidenziato come le pazienti che prendevano questa classe di farmaci abbiano avuto più del doppio di ricadute rispetto alle pazienti del gruppo di controllo. Il tamoxifen inibisce i recettori delle cellule tumorali, impedendone la stimolazione da parte degli ormoni; uno degli enzimi attraverso i quali agisce il tamoxifen viene inibito da questi antidepressivi e, come conseguenza, il farmaco non funziona come dovrebbe. Per quanto riguarda il resto, siamo solamente nel campo delle ipotesi”.

“I farmaci antidepressivi devono essere oggetto di studi più approfonditi e possibilmente condotti in maniera indipendente” conferma la dott.ssa Giovanna Masci, aiuto presso l’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Istituto Clinico Humanitas “Pur non afferrandone il meccanismo, molti studi hanno dimostrato una maggiore incidenza statistica di tumori alla mammella ed all’ovaio nelle pazienti che prendono antidepressivi per lunghi periodi. Bisogna comunque dire che da tempo i medici ipotizzano che la genesi di alcuni tumori possa avere una correlazione con gli stati di depressione, quindi è anche possibile che il meccanismo induttivo derivi dalla depressione stessa e non dai farmaci utilizzati per curarla”.
“Negli ultimi anni sono emerse moltissime interazioni farmacologiche che erano precedentemente sconosciute – continua la dott.ssa Masci – anche nell’ottica di un numero sempre maggiore di pazienti anziani, nei quali è spesso presente più di una patologia (i cosiddetti pazienti complessi), è quindi auspicabile che in futuro le ricerche portino una maggiore attenzione verso i cosiddetti “meccanismi competitivi” delle interazioni fra i farmaci, che possono renderne l’assunzione inutile o addirittura dannosa. Certamente testare l’influenza che ogni nuova molecola può avere sulle altre che sono già conosciute è difficile e dispendioso, in termini economici e di tempo, ma serve ad evitare che, in una fase successiva, si presentino problemi ben più gravi“.

A cura di Matteo Nicolosi

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