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Carbonchio: se lo conosci, lo eviti

16/10/2001

“Il carbonchio (anthrax) è una malattia infettiva che colpisce gli animali da fattoria ed è provocata dal batterio Bacillus anthracis. Anche l’uomo può contrarla attraverso il contatto diretto con gli animali malati o, indirettamente, attraverso prodotti animali contaminati come lana, pellami, cuoio, setole ossa e carne. Si tratta di una malattia professionale attualmente molto rara nei paesi industrializzati come il nostro. Negli essere umani la malattia aggredisce i polmoni causando l’insorgere di una polmonite (per questo è nota come malattia dei cenciaioli). Oppure può colpire la pelle per penetrazione delle spore nella cute attraverso piccole ferite, dando luogo a gravi ulcerazioni. Di solito, per la forma cutanea, si ottiene la guarigione somministrando per tempo gli antibiotici efficaci”.
Quindi, primo messaggio rassicurante: si tratta di una malattia curabile se diagnosticata per tempo. Come si diffonde il carbonchio? Quali sono i sintomi della malattia? Come si cura? Humanitas Salute ha girato questi quesiti al prof. Marcello Monti, responsabile della Dermatologia di Humanitas e al dott. Michele Ciccarelli, responsabile della sezione di Pneumologia.

Cos’è il bacillus anthracis
E’ un batterio GRAM positivo, capsulato di cui si conoscono due forme di vita: quella vegetativa, e quella di spora. Nel primo caso il batterio si duplica all’interno dell’organismo ospite dando luogo all’infezione. Il secondo caso si verifica quando, per scarso nutrimento e condizioni ambientali difficili, il batterio cambia forma e diventa una spora più resistente agli agenti esterni (alte temperature, disinfettanti ecc.). Dal punto di vista clinico sono note 3 forme di carbonchio che si differenziano a seconda della sede attraverso cui penetrano nell’organismo ospite.

Quando aggredisce la pelle
“Le parti più a rischio sono le mani. E’ infatti maneggiando prodotti infettati con il bacillus anthracis che si può contrarre la malattia – spiega il prof. Monti. In Italia sono a rischio i veterinari, i macellai e quanti trattano gli animali affetti o deceduti per carbonchio. Anche i contadini, i pastori e gli allevatori possono venire a contatto con il batterio attraverso la terra delle zone dove si sono verificati casi di carbonchio. Dalle mani poi, è facile che il batterio venga a contatto con il viso e altre parti del corpo. Come la maggior parte delle lesioni di origine batterica, anche il carbonchio all’inizio si manifesta come una semplice papula arrossata simile ad un comune ‘brufolo’. Se non trattata, la papula evolve prima in bolla edematosa e poi in ulcera con la caratteristica crosta nera nel centro, da cui il nome di carbonchio o antrax. La malattia ,quando è limitata alla cute,è assolutamente curabile – rassicura Monti -. E’ necessario che il medico prescriva gli antibiotici efficaci contro il carbonchio come la ciprofloxacina (fluorochinolonico),le tetracicline compresa la doxiciclina, le penicilline l’eritromicina (macrolide). Per quanto riguarda la prevenzione occorre seguire le linee guida fissate dal Ministero della Salute sulla prevenzione delle malattie infettive e profilassi e, se si lavora a contatto con materiali a rischio, indossare guanti in grado di proteggere la cute dal contatto”.

Attacco ai polmoni
“La forma ‘da inalazione’, sicuramente quella più grave, non rappresenta un rischio di epidemia poichè la malattia non si trasmette da un individuo all’altro – spiega il dott. Michele Ciccarelli. In questo caso, il bacillo si sviluppa negli alveoli in forma vegetativa producendo sostanze che necrotizzano ossia ‘uccidono’ il tessuto polmonare. La malattia si manifesta visibilmente dopo un periodo di incubazione che varia tra 1 e 5 giorni con febbre molto alta (oltre i 38 gradi), cefalea, dolori muscolari e tosse che dapprima è stizzosa, poi diviene produttiva e frammista a sangue. In questa fase è facile confondere il carbonchio con una semplice influenza. Nello sviluppo successivo della malattia, quando non diagnosticata e curata, possono rapidamente subentrare mancanza di respiro ed insufficienza respiratoria. La radiografia del torace in genere evidenzia la presenza di focolai di polmonite multipli e bilaterali, meno frequentemente la presenza di versamento pleurico (liquido che si deposita fra la parete toracica e il polmone). Se non si interviene con una adeguata terapia antibiotica l’evoluzione ulteriore comporta la disseminazione dell’infezione in tutto l’organismo e frequentemente la comparsa di meningoencefalite. Tutto ciò, ripeto, si verifica quando la malattia non viene diagnosticata e curata in tempo. Curarla efficacemente significa monitorare il paziente in ambiente ospedaliero somministrando antibiotici, come la ciprofloxacina, e altre categorie di farmaci.
Una forma più rara di carbonchio è quella intestinale, causata dall’ingestione di cibo contaminato da spore. I sintomi sono febbre alta, diarrea, vomito, nausea ed emorragie gastroenteriche. In questo caso, come in quelli descritti precedentemente, si consiglia di contattare il medico curante per ottenere le giuste indicazioni”.

A cura di Walter Bruno

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