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Mesotelioma, lotta al killer dell’amianto

15/01/2007

I risultati di due ricerche realizzate da un gruppo di medici italiani coordinati dall’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano sono state pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, una delle più prestigiose riviste mediche internazionali.
Gli articoli segnano un importante passo avanti nella diagnosi e cura del mesotelioma, un tumore raro causato dall’esposizione all’amianto destinato però a raggiungere nei prossimi 10 anni un preoccupante picco di crescita.
In particolare, il primo studio “Phase II Study of Pemetrexed Plus Carboplatin in Malignant Pleural Mesothelioma” riguarda la sperimentazione di una nuova combinazione di farmaci antitumorali (pemetrexed e carboplatino) per la cura del mesotelioma: “in Humanitas abbiamo verificato come una nuova combinazione chemioterapica con il carboplatino, una molecola poco tossica e ben tollerata, abbia risultati sovrapponibili alle precedenti terapie – spiega il dott. Armando Santoro, responsabile Dipartimento di Oncologia – ma con un significativo impatto sulla qualità di vita durante il trattamento”.
Nella seconda pubblicazione, dal titolo “Early Response Evaluation in Malignant Pleural Mesothelioma by Positron Emission Tomography with Fluorodeoxyglucose”, si evidenzia come la PET sia uno strumento importante per valutare l’efficacia del trattamento terapeutico e quindi calibrare l’intensità delle cure: “grazie alla PET – spiega il dott. Giovanni Luca Ceresoli, oncologo di Humanitas – è possibile valutare in fase precoce la responsività del paziente alla terapia sperimentata, permettendo un approccio personalizzato”.

Un tumore raro ma aggressivo
“Il mesotelioma è un tumore raro ma molto aggressivo – spiega il dott. Ceresoli, che insieme al dott. Santoro è coautore dei due importanti articoli –. La malattia colpisce la pleura, membrana che riveste il polmone e più raramente il peritoneo. L’insorgere di questo tumore è strettamente correlata all’esposizione all’asbesto, una fibra minerale più comunemente conosciuta come amianto. Milioni di persone nel mondo sono stati negli ultimi 30 anni esposti all’amianto: direttamente, se hanno lavorato nell’estrazione di questa sostanza. Indirettamente, se hanno lavorato a contatto con l’amianto, per esempio in cantieri navali o in cementifici o se hanno vissuto vicino a zone direttamente interessate all’estrazione o alla lavorazione dell’amianto come miniere o industrie”. “I casi di mesotelioma – spiega il dott. Santoro – sono preoccupantemente aumentati negli ultimi anni e sono destinati a crescere ancora. Ma, rispetto a soli pochi anni fa, la prognosi di questa patologia è migliorata, arrivando ad aumentare sensibilmente le prospettive di vita”.

In Italia, in Europa, nel mondo
L’incidenza del mesotelioma nei paesi europei varia da 15 a 33 casi ogni milione di abitanti (in Italia è di 19 casi per milione di abitanti). Secondo uno studio del New England Journal of Medicine, nei prossimi 40 anni sono previsti 250.000 decessi per mesotelioma in Europa, 72.000 negli Stati Uniti, 103.000 decessi in Giappone e 30.000 in Australia. Dati preoccupanti arrivano soprattutto dai Paesi in via di sviluppo, come l’India, dove le attività di estrazione e lavorazione dell’asbesto riguardano ancora un numero considerevole di addetti, e dove solo recentemente sono state intraprese rigorose misure di prevenzione.
In Italia la legge 257/92 ha imposto la cessazione dell’impiego dell’amianto, ma esposizioni avvenute anche 30 anni prima possono causare l’insorgere di questa patologia. Le aree geografiche dove si sta maggiormente concentrando il mesotelioma sono le zone industriali ed i cantieri navali: per l’Italia settentrionale sono interessate le aree di Casale Monferrato (AL), la provincia pavese, Monfalcone, La Spezia e Genova.

La rete italiana di ricerca
L’Istituto Clinico Humanitas è un punto di riferimento per la cura di questo tumore in ambito medico e chirurgico (équipe di Chirurgia Toracica diretta dal
dott. Marco Alloisio). Gli studi sul mesotelioma proseguiranno con un’ulteriore fase di ricerca sui risultati ottenuti, ed una nuova rivalutazione della PET nella misurazione del tumore. “Inoltre – aggiunge il dott. Ceresoli – è stata attivata una nuova fase di sperimentazione in cui si associano farmaci biologici alla chemioterapia: si verifica cioè l’efficacia della stessa combinazione di farmaci ben tollerata associata a nuovi farmaci anti-angiogenetici”.
Anche per questi nuovi studi, Humanitas sarà il centro coordinatore di un ampio gruppo di Istituti italiani impegnati nella ricerca di nuove cure, fra i quali: Istituto Tumori di Milano, l’Ospedale Universitario di Padova, l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, l’Ospedale di Parma e l’Ospedale Villa Scassi di Sampierdarena (GE).
Per Humanitas, hanno partecipato agli studi il dott. Arturo Chiti, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare, il dott. Raffaele Cavina, il dott. Matteo Incarbone e il dott. Romano Lutman.

A cura della Redazione

Nella foto, il dott. Armando Santoro e il dott. Giovanni Ceresoli

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