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La trombosi, riconoscerla per curarla con efficacia

21/04/2005

Ogni anno, in Europa, sono oltre un milione e mezzo le persone colpite da trombosi venosa. Con conseguenze molto serie: trombosi venosa profonda, embolia polmonare e – in un terzo dei casi – la morte. Sono i risultati dello studio VITAE (VTE Impact Assessment Group in Europe), condotto in 25 Paesi europei e presentato nel V Congresso Europeo di Medicina Interna.

 

Ma che cos’è esattamente la trombosi venosa? E come è possibile combatterla?

Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Lidia Rota, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare dell’Istituto Clinico Humanitas e presidente di ALT, Associazione per la Lotta alla Trombosi.

“La trombosi venosa – spiega la dott.ssa Rota – è un problema molto diffuso, ma spesso non riconosciuto. Può essere diagnosticata e curata con molta facilità, ma perché questo avvenga deve essere individuata prontamente.
Quando si parla di trombosi, di solito si pensa alle trombosi che riguardano le arterie e quindi a infarto e ictus. In realtà è possibile che anche nelle vene si formi un trombo, ossia un coagulo di sangue che occlude il vaso sanguigno bloccando la normale circolazione: in questo caso si parla di trombosi venosa, che colpisce generalmente le gambe o le braccia, o in casi più rari le vene profonde dell’addome. Quando interessa le vene profonde viene chiamata ‘trombosi venosa profonda (o TVP), quando colpisce le vene del circolo superficiale spesso viene chiamata flebite”.

 

Ma quali possono essere le cause?

“La flebite – risponde la dott.ssa Rota – spesso può essere scatenata da un’iniezione endovenosa o da un prelievo di sangue. La TVP invece solitamente si associa a malattie croniche, a traumi, all’immobilità prolungata, alla gravidanza o a un esercizio muscolare violento”. Se non curate nel modo giusto la TVP e la flebite degli arti inferiori possono dare origine alla sindrome post-flebitica, una situazione molto severa e invalidante, caratterizzata da sintomi quali gonfiore della gamba colpita, comparsa di varici e, nel tempo, di macchie scure sulla pelle, ulcere, senso di pesantezza alle gambe e difficoltà nel cammino.
“La trombosi venosa profonda – prosegue la dott.ssa Rota – diventa particolarmente grave quando provoca embolia polmonare (nel 40% dei casi di TPV non diagnosticata e quindi non curata). Una parte del coagulo formatosi in una vena si stacca e raggiunge il cuore e da qui il polmone, bloccando in tutto o in parte la circolazione fino a causare un infarto polmonare, ossia la morte di una porzione del polmone, con importanti conseguenze respiratorie, talvolta anche fatali”.

 

L’importanza di una diagnosi corretta e immediata

Ma come si manifesta una trombosi venosa di una gamba? “I segnali caratteristici – spiega la dott.ssa Rota -sono il gonfiore, il dolore simile a un crampo, l’arrossamento della parte colpita. In caso di flebite a volte compare sulla pelle un cordone rosso duro e dolente, corrispondente al decorso di una vena. Ma in alcuni casi i sintomi non sono clamorosi, si ha solo dolore e una leggera differenza di circonferenza tra una gamba e l’altra.
La trombosi venosa del braccio è piuttosto rara perché rappresenta il 2-3% di tutti i casi diagnosticati, ma non deve essere sottovalutata visto che comporta gli stessi rischi della TVP delle gambe, e spesso colpisce persone molto giovani. Si può manifestare con dolore, gonfiore e a volte pallore del braccio o della mano. E’ più frequente in chi compie sforzi con le braccia, come gli sportivi.

 

Cosa fare?

Se compaiono alcuni dei sintomi citati, è indispensabile consultare il proprio medico di famiglia, oppure il pronto soccorso. Per una diagnosi sicura bisogna ricorrere all’ecocolordoppler, l’unico esame che permette di confermare la presenza o l’assenza del trombo. Una diagnosi corretta e immediata, infatti, permette di iniziare immediatamente la cura con farmaci che rendono il sangue più fluido (anticoagulanti) e di risolvere il problema in tempi brevi, evitando gravi conseguenze per la salute e per la qualità della vita.
Una visita al Pronto Soccorso è particolarmente importante se i sintomi si presentano in persone che hanno fattori di rischio per la TVP: chi ha già avuto un episodio in passato, chi ha subìto recentemente un intervento chirurgico, soprattutto ortopedico o addominale o per un tumore, chi è stato a lungo immobilizzato per una malattia infiammatoria o per una frattura degli arti inferiori, chi porta un gesso, chi è in gravidanza o ha recentemente partorito, chi assume la pillola anticoncezionale o la terapia ormonale sostitutiva per la menopausa, chi ha fatto un recente lungo viaggio aereo. In questi casi infatti il sistema della coagulazione del sangue può essere ‘ingannato’, la circolazione rallenta e si favorisce la formazione di trombi.
Se oltre ai sintomi della trombosi venosa si manifestano dolore al torace, mancanza di respiro, batticuore, talvolta tosse con tracce di sangue, bisogna andare subito al Pronto Soccorso, per escludere che si tratti di embolia polmonare. La cura, anche in questo caso, consiste nella somministrazione di farmaci che fluidificano il sangue (anticoagulanti e solo raramente trombolitici) e che possono guarire completamente la malattia”.

Durante e dopo un episodio di trombosi venosa profonda degli arti inferiori è consigliabile seguire alcuni suggerimenti che permettono al sangue di scorrere con più velocità, senza dilatare le vene superficiali e quindi provocare la comparsa di varici, prevenendo una ricaduta.

“Portare le calze elastiche durante il giorno – consiglia la dott.ssa Rota – sollevare i piedi del letto (e non il materasso) di 10-15 centimetri, perdere peso se necessario, fare attività fisica ogni giorno, non esporre direttamente le gambe al sole o a fonti di calore, riferire immediatamente al medico eventuali sintomi o disturbi, ricordarsi di prendere i farmaci anticoagulanti alla dose e agli orari prescritti, interrompendo la cura solo su indicazione del medico”.

 

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