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Prevenzione

Sindrome delle apnee ostruttive del sonno, l’obesità tra fattori di rischio

10/06/2016

Sensazione di stanchezza al risveglio, difficoltà di concentrazione e deficit di memoria, sonnolenza diurna e cefalea al risveglio: sono alcuni dei sintomi più frequenti della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). Si tratta di una malattia caratterizzata da ostruzione delle prime vie aeree che durante il sonno determina russamento e apnee notturne. Usualmente il paziente non avverte alcuna sintomatologia notturna e sono i familiari che riferiscono il russamento e le apnee, spingendo il paziente a rivolgersi al medico di famiglia o allo specialista pneumologo.

È ormai noto come la spiccata sonnolenza e la riduzione della capacità di reazione determini un aumentato rischio di incidenti stradali e lavorativi, e peggiori la qualità della vita. Inoltre aumenta il rischio di eventi cardiovascolari acuti, peggiora il controllo pressorio, determina alterazioni del metabolismo glucidico aumentando il rischio di diabete mellito.

Sindrome più frequente in donne dopo menopausa

Il Ministero della Salute non dispone di dati sulla diffusione della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno. Alcuni studi però evidenzierebbero come, in alcune fasce d’età, sarebbero colpite più di 2 persone su 10 tanto nel sesso maschile che in quello femminile; sembrerebbe associata all’obesità, è più frequente nelle donne dopo la menopausa. Inoltre, in una larga quota di pazienti colpiti, la patologia non viene diagnosticata a causa della sfumata sintomatologia diurna poiché la sonnolenza può non essere presente.

(Per approfondire leggi qui: Niente più patente di guida per chi soffre di apnee notturne)

La sindrome rappresenta quindi un problema sanitario e sociale rilevante perché ha un impatto dirompente sulla qualità di vita delle persone colpite. Fondamentale dunque la prevenzione, che agisce a più livelli.

Cosa fare per contenere il rischio di sviluppare la Sindrome delle apnee ostruttive del sonno?

«La prevenzione trova spazio dal momento che alcuni dei suoi fattori di rischio sono evitabili: il sovrappeso e l’obesità, l’abuso di alcol e la sedentarietà. Età, genere, menopausa e familiarità sono invece i fattori di rischio non modificabili», risponde la dottoressa Alessandra Ibba, pneumologo dell’ospedale Humanitas.

“Una corretta alimentazione associata a un incremento dell’attività fisica quotidiana inducono una marcata riduzione delle condizioni predisponenti l’Osas”, raccomanda il Ministero della Salute. Sebbene spesso associata all’obesità, la Sindrome delle apnee ostruttive del sonno può essere presente anche in soggetti normopeso, in particolare se associata ad alterazioni delle vie aeree superiori e del comparto maxillofacciale (come ad esempio ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi, dimensioni ridotte delle mandibole, larghezza abnorme della base del cranio e del collo, congestione nasale e ostruzione nasale perenne).

(Per approfondire leggi qui: Sindrome delle apnee notturne, come riconoscerla?)

Proprio il Ministero ha recentemente elaborato un documento sulla gestione della Sindrome delle apnee ostruttive del sonno da poco approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. È stato così definito un percorso diagnostico e terapeutico specifico che prevede l’integrazione fra i servizi offerti dalla rete ospedaliera e quelli territoriali e il coinvolgimento prima dei medici di base e poi degli specialisti. «Resta quindi fondamentale la sensibilità a più livelli nel sospettare l’OSAS in pazienti che riferiscono apnee e russamento notturno, manifestano sonnolenza e stanchezza diurna, al fine di iniziare un percorso diagnostico personalizzato», conclude la dottoressa Ibba.

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