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Tumori della pelle: non esiste solo il melanoma

05/08/2021

Il melanoma è il tumore della pelle più conosciuto a causa della sua aggressività, eppure non è quello più diffuso. Il carcinoma basocellulare e il carcinoma squamocellulare sono infatti quelli che insorgono più frequentemente. 

I tumori cutanei differiscono anche in base alle cellule dell’epidermide da cui si originano: il melanoma per esempio si genera dai melanociti, cioè le cellule che producono melanina, il pigmento responsabile del colore della pelle che ha la funzione di proteggere dai raggi solari.

Ne abbiamo parlato con il professor Riccardo Borroni, dermatologo di Humanitas e docente di Humanitas University.

Il carcinoma basocellulare

I carcinomi basocellulari, a volte chiamati informalmente basaliomi, si chiamano così perché sono costituiti da cellule che assomigliano a quelle dello strato basale dell’epidermide. Si tratta del tumore in assoluto più diffuso, non solo tra i tumori della pelle. Se ne parla poco perché non causa praticamente mai metastasi. Di solito compare dopo i cinquant’anni, ma il suo riscontro è sempre più comune, anche nelle fasce d’età più giovani, a causa dell’esposizione al sole. Per questa ragione, infatti, i carcinomi basocellulari insorgono spesso nella pelle del viso (in particolare il naso, ma anche sul collo e sul tronco), ma può svilupparsi su tutte le aree del corpo più esposte all’azione dei raggi solari. 

I carcinomi basocellulari presentano più fattori di rischio. Quelli fenotipici vedono più a rischio le persone con la pelle, gli occhi e i capelli chiari. I fattori di rischio ambientale riguardano invece l’esposizione prolungata negli anni e senza protezione alle radiazioni ultraviolette. Non bisogna dimenticare che anche le radiazioni ultraviolette emesse dalle lampade e dai lettini abbronzanti sono nocive per la pelle. I raggi ultravioletti causano mutazioni nel DNA delle cellule dell’epidermide, che quando si verificano in geni critici per il controllo della proliferazione cellulare danno luogo allo sviluppo del tumore. Per questo chi ha sviluppato un carcinoma basocellulare potrebbe essere rischiare che si formi un altro basalioma o altri tipi di tumori della pelle causati dall’esposizione ai raggi ultravioletti. 

Molto più rara tra i fattori di rischio è invece la predisposizione genetica che si manifesta con la sindrome di Gorlin – Goltz. Chi ha questa sindrome, oltre a sviluppare carcinomi basocellulari già tra i 20 e i 25 anni, sviluppa solitamente anche malformazioni scheletriche, tumori cerebrali e depressioni puntiformi ai palmi delle mani e alle piante dei piedi.

La cura del carcinoma basocellulare

Il carcinoma basocellulare è un tumore dallo sviluppo lento, a cui capita raramente di diffondersi verso altri organi. Ha una prognosi favorevole e il trattamento scelto, nella gran parte dei casi chirurgico, è solitamente risolutivo. 

Ci sono dei casi in si valutano altre terapie non chirurgiche: quando il tumore è superficiale, oppure quando alcune condizioni del paziente (come per esempio l’età e le cure farmacologiche che sta assumendo) potrebbero comportare complicanze dell’intervento chirurgico. 

Quando ci si trova di fronte a carcinomi basocellulari di tipo superficiale una delle opzioni è l’uso di imiquimod 5%, che applicato sotto forma di crema sul basalioma mobilita il sistema immunitario verso l’eliminazione delle cellule malate. Un’altra è la terapia fotodinamica, in cui l’applicazione di un particolare farmaco (l’aminolevulinato) fa sì che le cellule diventino sensibili alla luce, la quale a sua volta attiva il farmaco che debella le cellule tumorali. 

Nei casi più rari di carcinomi basocellulari localmente avanzati, in cui la posizione del tumore e la sua dimensione non permettono l’asportazione chirurgica radicale, si può fare ricorso alla radioterapia o alla terapia sistemica con inibitori di hedgehog.

Il carcinoma squamocellulare

Dai cheratinociti che subiscono una trasformazione neoplastica può avere origine anche il carcinoma squamocellulare. Il decorso clinico di questo tumore è più variabile: può infatti svilupparsi in forma non invasiva, ma anche avere un potenziale metastatico.

Come il carcinoma basocellulare anche quello squamocellulare si sviluppa nelle aree della pelle più esposte al sole; i raggi UV però non ne rappresentano l’unica causa, e quindi questo tumore può originarsi in qualsiasi area della superficie cutanea e delle mucose. 

Il fattore di rischio è legato al fototipo chiaro (cioè chi presenta capelli biondi o rossi, pelle chiara, occhi azzurri o verdi), oppure all’esposizione ai raggi UV e all’utilizzo di lampade e lettini abbronzanti. Anche il sistema immunitario ha un ruolo importante nella possibilità che insorga e che progredisca il carcinoma squamocellulare, che infatti rappresenta la forma tumorale più frequente nei pazienti trapiantati che sono in cura con terapie immunosoppressive. Infine un altro elemento di rischio è il contagio con il papilloma virus (HPV) che in alcuni casi può facilitare il formarsi di carcinomi squamocellulari. Seppur raramente, le ulcere croniche della pelle possono favorire lo sviluppo del carcinoma squamocellulare in quella sede. Esistono anche fattori di predisposizione genetica, ancor più rari: si tratta dell’albinismo oculocutaneo, lo xeroderma pigmentoso e l’epidermolisi bollosa distrofica. 

Come si cura il carcinoma squamocellulare?

Il trattamento di prima scelta per questo tumore è la chirurgia. Nel caso delle forme in situ però, cioè quelle non ancora invasive (morbo di Bowen) può essere utile la terapia fotodinamica. Per le forme localmente avanzate di carcinoma squamocellulare cutaneo, e per quelle metastatiche, oltre alla radioterapia, sono disponibili attualmente terapie farmacologiche sistemiche (cemiplimab) che “attivano” il sistema immunitario specificamente verso le cellule neoplastiche.

Le cheratosi attiniche

Per identificare i pazienti che sono a rischio della formazione di tumori della pelle è utile riconoscere le cheratosi attiniche (o solari). Si tratta di lesioni precancerose superficiali e non invasive, causate dall’esposizione a radiazioni ultraviolette. Questo perché se non vengono sottoposte a terapia, le cheratosi attiniche potrebbero, nel tempo, trasformarsi in carcinomi squamocellulari invasivi. 

Le cheratosi attiniche si manifestano sotto forma di macchie piccole e ruvide di colore rosa o rosso che hanno la tendenza a unirsi tra loro. Di solito si originano sul viso, sul dorso delle mani e sul cuoio capelluto degli uomini calvi. Nel caso in cui si trovino sul labbro inferiore si parla invece di cheilite attinica. 

Cheratosi attiniche: come si curano?

Se isolate, queste lesioni si possono trattare con crioterapia, curettage o diatermocoagulazione, mentre se sono estese o se tendono a confluire si consiglia la terapia fotodinamica o le terapie topiche (diclofenac, imiquimod o 5-fluorouracile). Si tratta di farmaci ad applicazione locale che si basano su modalità di azione differenti accomunati dalla capacità di operare sul “campo di cancerizzazione”, ovvero quell’area di pelle che è stata sottoposta ai raggi UV e in cui sono presenti le alterazioni non sempre visibili a occhio nudo, che se non trattate rischiano di far originare un carcinoma squamocellulare.

 

 

 

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