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Dal R.I.C.E. al POLICE, le azioni per il primo intervento dopo un trauma

23/04/2018

A tanti sportivi amatoriali è capitato di terminare anzitempo una partita o un allenamento e di finire con la gamba sollevata e una borsa del ghiaccio sulla parte lesionata. Magari senza saperlo avranno messo in pratica le quattro regole dell’acronimo R.I.C.E., il protocollo per il pronto intervento in causa di traumi: «Pensiamo ai traumi acuti, soprattutto alle distorsioni, ma anche alle lesioni muscolari come le elongazioni, quindi gli stiramenti e gli strappi. Quando si subisce un infortunio del genere è possibile ricorrere a questa immediata forma di trattamento», ricorda il dottor Cristiano Sconza, specialista in riabilitazione ortopedica di Humanitas.

 

Cosa fare quando si subisce un infortunio sportivo?

Pensiamo a uno dei traumi sportivi più comuni: la distorsione della caviglia: «Si sviluppa un processo infiammatorio con l’aumento del volume della caviglia per via dell’edema. Il paziente avvertirà dolore, gonfiore, aumento della temperatura nell’area interessata e limitazione funzionale». Ecco le azioni da compiere secondo il R.I.C.E. :

– R come rest, ovvero riposo: «Il paziente deve fermarsi per evitare di muovere l’articolazione colpita e avvertire ulteriore dolore, anche affinché il processo di guarigione dei tessuti possa avviarsi»;

– I come ice, ghiaccio: «Il ghiaccio è un antidolorifico naturale con cui contrastare l’infiammazione, l’arrossamento cutaneo e ridurre l’aumento di temperatura»;

– C come compression, compressione: «Si ricorre a un bendaggio per ridurre il gonfiore. Non dimentichiamo che il gonfiore è una reazione con cui il corpo cerca di proteggere se stesso. Dal momento che con il trauma potrebbe esserci stata una lesione alla stabilità legamentosa dell’articolazioni, il corpo cerca di “auto-bloccare” i movimenti delle ossa attraverso la compressione creata dall’accumulo di liquidi locale»;

– E come elevation, elevazione: «Bisogna mantenere la parte lesionata a un livello più alto del cuore per incrementare il drenaggio dei liquidi. In presenza di infiammazione il corpo tende a far arrivare il sangue al sito infiammato. Facendo defluire il sangue, mantenendo la gamba elevata, si cerca di alleviare l’infiammazione allontanando i mediatori chimici dell’infiammazione».

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Protezione e carico

Il trattamento in quattro tappe sarà eseguito immediatamente e anche «nei primi tre-cinque giorni dal trauma sotto controllo medico, per avviare il percorso riabilitativo post traumatico». Si continuerà ad applicare il ghiaccio a intervalli regolari facendo attenzione a non farlo direttamente sulla pelle ma usando una borsa del ghiaccio, mantenendo l’arto elevato magari su un cuscino e sospendendo le attività.

Nella pratica clinica il R.I.C.E. è stato rivisto inizialmente con l’aggiunta di una lettera: «Si è passati al PRICE, aggiungendo la P di protection. Non solo bisogna fare la compressione con un semplice bendaggio ma è bene anche proteggere la stabilità dell’articolazione, ad esempio utilizzando un tutore che possa sia comprimere che evitare movimenti inopportuni della caviglia».

«Poi si è introdotto l’acronimo POLICE: oltre alla protezione si fa riferimento all’optimal loading, ovvero al carico ottimale. Bisogna proteggere l’articolazione e al contempo definire il carico che si può far sopportare all’articolazione per permettere una forma di movimento. Allora potrà essere necessario l’uso di una o due stampella nell’esecuzione dei movimenti e nel cammino a seconda dell’entità del trauma e della lesione subita», ricorda il dottor Sconza.

Ottenuto il controllo dell’infiammazione, si potrà passare alle fasi successive della riabilitazione: «Questa è la prima fase, con il controllo del dolore e del gonfiore. La seconda prevede il recupero dell’articolarità, ad esempio della flesso-estensione della caviglia per tornare all’esempio della distorsione; la terza prevede il recupero della forza muscolare; la quarta il recupero della propriocezione, ovvero dell’equilibrio e della capacità di coordinazione; la quinta e ultima il ritorno alle attività della vita quotidiana e anche a quella sportiva», conclude il dottor Sconza.

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