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Deborah Compagnoni: come sciare in salute

21/12/2004

Bormio 2005 le ha dedicato una pista di Coppa del Mondo di Sci a Santa Caterina di Valvurfa. Deborah Compagnoni, la più grande campionessa dello sci italiano, ora che non gareggia più scia in libertà appena può, si dedica alla famiglia e da anni sostiene con notevole sforzo e passione l’Associazione Italiana Leucemia, attraverso il progetto “Sciare per la vita”: perché e come?

“Per due motivi che hanno coinciso nel tempo. Tre anni fa è mancata per questa malattia una mia cugina. Giovane, sportiva, faceva l’allenatrice di sci e gareggiava lei stessa: nel giro di 10 giorni ci ha lasciati. Nello stesso tempo io avevo smesso di far gare ed ero diventata più sensibile al mondo delle associazioni benefiche. Quando gareggi vivi sempre a contatto con persone generalmente in salute, hai meno opportunità di pensare alla malattia, c’è più distacco”.

Crede molto nella ricerca medica?
“Sì, ma l’associazione non si occupa solo di quello. Anzi, l’impegno è soprattutto per sostenere le famiglie dei malati. Per esempio quest’anno il progetto è rivolto a finanziare e rendere possibili le cure a domicilio per i bambini non troppo gravi, che possono così evitare l’ospedalizzazione”.

La salute ha importanza nella sua vita di tutti giorni?
“Abbastanza, nel senso che cerco di perseguire uno stile di vita semplice e salutista, senza fanatismi, Secondo me saper conoscere se stessi è più utile alla prevenzione di qualsiasi medicina prescritta da un medico”.

In pratica?
“In famiglia cerchiamo di seguire un’alimentazione sana e semplice, regolare negli orari, varia e genuina negli ingredienti. Evitiamo di frequentare spesso ambienti pieni di fumo. Cerchiamo anche di avere una quotidianità priva di vizi ed eccessi (per esempio non fare sempre troppo tardi la sera), di fare buon esercizio fisico, diciamo almeno un’ora al giorno e di più nel week end. Infine, ma non meno importante, cerchiamo di vivere in un ambiente il meno possibile inquinato, stando spesso all’aria aperta. Già qui a Treviso, benché in campagna, per me è troppo inquinato. L’ideale sarebbe la mia montagna, che per fortuna possiamo raggiungere velocemente e spesso. Inoltre penso sia importante imparare a riconoscere da soli i bisogni o i malesseri del proprio organismo”.

Legge di salute o si informa sui media?
“È un argomento che mi è sempre piaciuto. In particolare, però, mi interesso molto di tutte le tecniche di rilassamento, a cominciare dallo yoga: credo che il relax mentale sia fondamentale per la buona salute del corpo”.

Come sarebbe il suo medico ideale?
“Non ci ho mai pensato. Non ci vado da una vita. In realtà né quando gareggiavo, né ora, ho mai pensato molto alla malattia”.

In che modo cura i suoi bambini? E’ una mamma apprensiva…
“No, assolutamente. Sono con loro come con me. E, per esempio, per quanto riguarda l’alimentazione, li abituo a mangiare tanti cereali, pochi dolci e il pane integrale che facciamo in casa. A loro piace molto”.

Quando gareggiava forse temeva di infortunarsi, ora che cosa teme di più?
“In realtà non avevo questa paura, se no non sarei mai riuscita a vincere. E anche adesso non vivo con particolari timori”.

Che cosa può raccomandare ai dilettanti che si apprestano a calcare le discese innevate, per farlo in buona forma fisica e senza rischi inutili?
“Sicuramente di curare prima di tutto la preparazione atletica. Deve essere fatta soprattutto sulle gambe, per almeno un paio di mesi prima di mettere gli sci, meglio in una palestra dove ci sia un insegnante che possa controllare la corretta esecuzione degli esercizi. Meglio evitare, invece, di fidarsi troppo dei consigli appresi da giornali, libri, televisione o passaparola di amici”.

Una dieta ottimale per chi scia?
“Una prima colazione sostanziosa, consumata lentamente. Pranzo leggero ma preferibilmente caldo, tipo polenta semplice o pasta. Cena più abbondante”.

Quanto è importante l’abbigliamento adatto alle condizioni atmosferiche?
“Molto, perché è fondamentale tenere caldi i muscoli e soprattutto le articolazioni delle gambe. Meglio vestirsi a strati, pronti ad alleggerirsi se necessario. Personalmente non sono molto d’accordo sull’uso di materiali sintetici sulla pelle, meglio cotone o altri tessuti naturali”.

Ci sono precauzioni particolari da prendere nella scelta dei materiali a garanzia della sicurezza?
“Fortunatamente negli ultimi anni le cose sono molto cambiate, e si trova una buona attrezzatura anche negli standard medi e di larga diffusione. Diciamo che per gli sci è anche diventato più conveniente affittarli, visto che oggi il mercato ne offre di tenuti bene e quasi nuovi. Gli scarponi, invece, sarebbe meglio comprarli perché sono molto personali: devono essere comodi e morbidi ma calzare bene, e vanno sempre chiusi prima di iniziare la discesa”.

A che età pensa di mettere gli sci ai suoi figli, se non l’ha già fatto? Che cosa raccomanda alle mamme dei piccoli sciatori?
“Agnese ha già messo gli sci a 4 anni, e il suo maestro è stato il nonno. In generale, consiglio di affidare i bambini a un maestro, che darà anche consigli per l’attrezzatura, di mandarli sulle piste nelle ore più assolate e per non più di 2/3 al giorno finché sono piccoli. Deve essere un gioco e mai un obbligo. Poi, verso i 6 anni, inizieranno spontaneamente a sentirlo di più come uno sport”.

E agli adulti che cominciano da zero, che dire?
“Di affidarsi sempre a un professionista e di avere pazienza soprattutto se sono zero sportivi in assoluto. Ma si può ancora imparare”.

Per esperienza, che cosa consiglia a coloro che vogliono riprendere dopo un infortunio?
“Mai avere fretta. Bisogna rimettere gli sci sulle piste solo quando si è sicuri di aver recuperato perfettamente a livello fisico, e ci vuole tempo. Nel caso dei legamenti del ginocchio circa un anno. La tecnica invece non si dimentica mai, e si recupera velocissimamente. Al momento di ricominciare, poi, meglio scegliere piste con neve morbida e facile, perché il rientro sia meno traumatico”.

Per concludere, qualche progetto futuro che ha voglia di svelarci…
“Scrivere fiabe per i bambini… Mi piacerebbe molto. Più concreto: continuare negli anni a sostenere progetti di assistenza. Più immediato: godermi la libertà di sciare su piste nuove e non transennate anche se con rimpianto per certi privilegi da atleta, come quello di non fare mai code!”.

Di Elisabetta Ranieri

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