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Il solletico: cos’è e a cosa serve secondo la scienza

25/03/2019

C’è chi non lo soffre per niente e chi invece non può essere sfiorato nei punti sensibili senza iniziare a ridere compulsivamente. Il solletico è una sensazione molto controversa. Molto personale, associato alla risata ma anche a una sensazione spiacevole, tanto che diciamo di “soffrirne”. Medicina e scienze psicologiche sono ancora lontane dall’avere risposte certe su questo fenomeno, che l’Enciclopedia Treccani definisce molto correttamente “una sensazione cutanea e tattile di natura sconosciuta, con speciali caratteri soggettivi più o meno spiacevoli, accompagnata da riflessi difensivi spesso intensi”. Qualche progresso in più sta emergendo negli ultimi anni grazie allo strumento delle risonanze magnetiche funzionali, quelle cioè che fotografano con colori diversi, le zone del cervello attivate in talune situazioni. Cosa si è scoperto in questo senso? Ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Amami, neuropsicologo di Humanitas.

 

Le interpretazioni evoluzionistiche

Esistono infatti due tipi di solletico: uno più inteso (gargalesis) in cui la sollecitazione intensa e ripetuta di determinate aree del corpo dà questo tipo di risposta automatica fastidio/risata; un altro tipo invece, indotto da una stimolazione più lieve (knismesis) , è tendenzialmente indipendente dalla risata ed è più simile al “prurito”. Così come esistono due tipi di solletico esistono anche differenze tra i tipi di risata che provocano. La risata da solletico è diversa da quella di divertimento. La prima stimola anche l’ipotalamo che controlla la temperatura corporea, la fame, la stanchezza e il comportamento sessuale. Proprio questa parte del cervello controlla reazioni istintive come la lotta e la fuga. La seconda, invece, coinvolge aree diverse del cervello.

“Secondo alcune interpretazioni evoluzionistiche – spiega il dottor Amami – la duplicità della sensazione, associata cioè sia alla risata che al fastidio, servirebbe ad apprendere un modo di proteggersi e difendersi attraverso il gioco sociale, fin dall’infanzia insegnando al bambino a proteggere aree del corpo particolarmente vitali e ‘indifese’”. Non è un caso che solo alcune parti del corpo sono sensibili al solletico: ascelle, i fianchi ai lati della gabbia toracica, la pancia, il collo e per alcuni soggetti anche orecchie, piedi e incavo delle ginocchia.

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Un meccanismo di difesa primordiale

Secondo i ricercatori dell’Università di Tuebingen, il solletico, attivando la parte del nostro cervello che anticipa il dolore, sarebbe parte di un meccanismo di difesa per segnalare sottomissione in funzione della fuga. Le risate suscitate dal solletico farebbero dunque parte di un meccanismo di attacco o fuga. Secondo questa teoria i genitori fanno il solletico alla propria prole per insegnarle a reagire al pericolo: una specie di gioco didattico che insegna a simulare una resa quando il nostro avversario è fisicamente superiore a noi ma che anticipa in realtà una possibile e auspicata fuga.

 

I risultati della scansione cerebrale

Per confermare le loro tesi, i ricercatori tedeschi hanno monitorato 30 volontari collegandoli ad uno scanner speciale e li hanno sottoposti ad alcune domande per capire come mai il solletico suscitasse risate. I partecipanti sono stati prima sottoposti alla visione di alcune scene divertenti che suscitavano risate e poi esposti al solletico nelle aree più sensibili. La risata ha attivato in tutte e due i casi la parte del cervello chiamata regione rolandica, una regione che controlla i movimenti facciali e le reazioni vocali ed emotive. Secondo un’altra teoria invece, il solletico è da considerarsi in termini interattivi, come uno dei primi mezzi e dei primi contesti attraverso cui il bambino impara a consolidare le relazioni, in primis quella con il genitore. In questo senso il solletico sembrerebbe la base evolutiva del successivo umorismo adulto. Sembra infatti che chi è più predisposto al solletico sia anche una persona più portata all’umorismo e a sorridere alla vita quotidiana.

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