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Benessere

Altro che morfina. Gli amici sono il vero antidolorifico

10/06/2017

L’amicizia meglio della morfina? Chi riesce a tollerare meglio il dolore beneficerebbe di una rete sociale più ampia. È la conclusione di uno studio della University of Oxford (Regno Unito) pubblicato su Scientific Reports.

I ricercatori hanno condotto dei test su 101 persone fra i 18 e i 34 anni di età. Ai volontari è stato chiesto di rispondere a un questionario sulla loro personalità, lo stile di vita e le relazioni sociali, quanti amici avessero e quanto spesso li vedessero. Hanno poi eseguito una sorta di “test del dolore”: cercare di mantenere una posizione piuttosto scomoda il più a lungo possibile. Dovevano restare accovacciati contro con la schiena dritta contro il muro e le ginocchia piegate a 90 gradi. Il test era una misura indiretta dell’attivazione del sistema degli oppioidi endogeni (un sistema con un’alta variabilità individuale, con differenze fra il 30 e il 50%) che ha infatti azione anelgesica.

Più il soggetto resisteva, più questo implicava una tolleranza maggiore del dolore e quindi un’attivazione maggiore del sistema degli oppioidi endogeni. Ebbene, dai risultati è emerso che le persone che riuscivano a tollerare a lungo il dolore fisico in quella posizione insolita erano proprio quelli con una rete sociale più ampia.

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È corretto definire le endorfine “antidolorifici naturali”?

«Le endorfine sono dei neurotrasmettitori che si legano ai recettori endogeni degli oppioidi e hanno sicuramente un’azione analgesica, quindi aiutano nella tolleranza del dolore, ma hanno anche un ruolo nei circuiti che regolano piacere e ricompensa. Non è casuale che l’attività di questo sistema sia legata ad uno stato di benessere fisico e psichico e che sostanze esogene che si legano a questo sistema, come la morfina, siano dei potenti antidolorifici ma anche delle note sostanze di abuso. Nuove evidenze indicano come questo sistema sia implicato anche nella costruzione dei legami sociali», risponde il dottor Paolo Amami, neuropsicologo e psicoterapeuta dell’ospedale Humanitas.

Cosa ha valutato lo studio? «Lo studio ha associato la variabilità del livello di attività individuale del sistema oppioide endogeno con l’ampiezza della della rete sociale dei partecipanti. Il test al quale sono stati sottoposti è indirettamente un indice della tolleranza al dolore e, quindi, del livello di attività del sistema oppioide endogeno», spiega lo specialista. «E’ stato visto che chi ha un sistema più sviluppato ha anche la tendenza ad avere reti sociali più ampie».

 

Avere più amici è “terapeutico”?

«Forse è più corretto dire questo: avere un’ampia e solida rete sociale aumenta il livello di supporto sociale particolarmente utile in condizioni di difficoltà e stress. Una persona che può godere di un consistente gruppo di amici è più resiliente e meglio protetto da questo rischio. Un fattore biologico coinvolto nella creazione della rete sociale sembrerebbe essere proprio il sistema degli oppioidi endogeni. Questo sistema potrebbe essere un target per la terapia di quelle condizioni caratterizzate da ritiro sociale, difficoltà nelle relazioni sociali e anedonia».

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