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Benessere

Calo del desiderio, nemico dell’amore

02/02/2010

Un problema diffuso e che sempre più spesso mette in pericolo l’armonia della coppia. Colpa dello stress o di una patologia?

Una vita stressante e frenetica, disturbi alimentari o patologie particolari possono portare a un calo del desiderio sessuale maschile. E la difficoltà si ripercuote inevitabilmente sul rapporto con la partner. Il dott. Alessandro Pizzocaro, andrologo presso l’Unità Operativa di Urologia dell’Istituto Clinico Humanitas diretta dal prof. Pierpaolo Graziotti, spiega cause e contorni del fenomeno.

Dott. Pizzocaro, quali sono i principali fattori scatenanti del calo del desiderio e i rischi correlati?
“Al primo posto c’è sicuramente lo stress, la gente non riesce a staccare dal lavoro e questo influisce sul desiderio sessuale. Può esserci poi qualche problema di relazione nella coppia. Aggiungiamo il fatto che la produzione di testosterone regredisce normalmente del 2 per cento l’anno. Se invece incontriamo patologie o disturbi regressi il discorso può essere ampliato. In pazienti diabetici, con colesterolo alto, ipertesi o obesi, ad esempio, è più probabile un calo del desiderio, perché solitamente hanno un livello più basso di testosterone rispetto alla norma e rischiano maggiormente disfunzioni erettili. Anche l’anoressia può influire molto: esattamente come nella donna obesa questa malattia porta la paziente all’amenorrea, rendendola infertile perché non ovula, mentre nell’uomo malato riduce la produzione di spermatozoi e dei livelli di testosterone con conseguente calo di desiderio. Esistono infine problemi, comunque non frequenti, legati all’iperproduzione di prolattina.
Il calo del desiderio ha delle conseguenze. Prima di tutto ripercussioni negative sulla relazione di coppia e a livello fisiologico sulla fertilità, che viene minata dalla scarsità di rapporti. Un pericolo che oggi riguarda anche le coppie più giovani”.

Ha accennato della prolattina, che cos’è? Perché è così importante?
“La prolattina è un ormone che, nella donna, è stimolato dall’estrogeno nei mesi prima del parto e dalla suzione del capezzolo dopo il parto, ed è importantissimo per la allattamento. Sappiamo che questo ormone aumenta nell’uomo durante l’orgasmo, dando la sensazione di ‘sazietà’ post-orgasmica, ma non è ulteriormente noto il ruolo fisiologico nel maschio. A livelli eccessivi però la prolattina, andando a influenzare l’ipofisi e l’ipotalamo, riduce la produzione di spermatozoi e di testosterone, da cui deriva il calo del desiderio. Alcuni studi stanno anche cercando di verificare se un livello eccessivamente basso di prolattina porti all’eiaculazione precoce. La frequenza dei casi in cui la prolattina è eccessiva e causa calo del desiderio sessuale (a volte può causare anche impotenza) è piuttosto bassa, ma è ad ogni modo curabile”.

Come sappiamo se abbiamo un eccesso o un difetto di prolattina?
“Eccessi di prolattina possono essere dovuti a ipotiroidismo, insufficienza renale o epatica, possono essere dovuti a cause idiopatiche (senza cioè cause apparenti) come lo stress o anche all’assunzione di alcuni farmaci, come ad esempio i procinetici. Si tratta di farmaci antidopaminergici di uso abbastanza comune e sono somministrati a pazienti che faticano a deglutire o digerire. Molto raramente l’iperprolattinemia è conseguente ad un adenoma ipofisario (ossia un tumore benigno dell’ipofisi), curato con la semplice assunzione di una pastiglia. Per scoprire se si è in iperprolattinemia si effettua un esame del sangue con richiesta di monitoraggio di questo ormone, ma a volte lo stress causato dal prelievo stesso può falsare i risultati. In Humanitas evidenziamo anche la macroprolattina (grosse molecole di aggregati di prolattina che si accumulano nel sangue) per escluderla dai risultati. I sintomi dell’iperprolattinemia sono riconducibili a ginecomastia (ossia un aumento del volume mammario), calo del desiderio e più raramente ad eiaculazione ritardata.

Come si fa a distinguere se è dovuto a una patologia o uno stile di vita scorretto (poca attività fisica, alimentazione sbagliata, troppo stress)? Qual è il tempo minimo per preoccuparsi?
“Non è facile tracciare un confine perché quando il calo del desiderio è legato a una patologia solitamente si presentano anche altri disturbi o problemi, contemporaneamente o a seguito. Credo che il lasso di tempo minimo che deve passare per cominciare a considerare il calo del desiderio sessuale di per sé come un problema sia circa tre mesi, ma questo varia da caso a caso, a seconda di molti fattori e delle precedenti esperienze”.

Quando è il caso di rivolgersi ad uno specialista?
“Conviene farlo ogniqualvolta ci si accorge che il problema sta in qualche modo intaccando la vita di coppia. È consigliabile comunque, non appena il problema si presenta, parlarne col medico di famiglia.
Il medico di famiglia e l’andrologo (se ce ne fosse bisogno) dovranno prima di tutto stabilire se il paziente usa farmaci che vanno a interferire con il desiderio sessuale”.

Come si può intervenire: supporti psicosessuologici, vita sana, farmaci?
“Esistono farmaci efficaci per curare la disfunzione erettile e l’eiaculazione precoce, ma per quanto riguarda il calo del desiderio non ci sono rimedi farmacologici: non esistono afrodisiaci. Il testosterone incrementa il desiderio solo sul paziente che ne ha realmente un deficit e a quest’ultimo è importante somministrarlo perché non avrà solo problemi con la vita sessuale, ma anche perché il testosterone è importante per molte funzioni dell’organismo (per esempio nel mantenimento del contenuto di calcio nelle ossa, del corretto profilo lipidico, del rapporto massa grassa-massa magra, nel ridurre il rischio cardio-vascolare, e nel mantenere il giusto tono dell’umore e la ‘sensazione di benessere generale’ del paziente); difatti chi ha i livelli di testosterone al di sotto della norma ha una durata e qualità di vita inferiore ai soggetti normali.
Quando invece la causa è l’iperprolattinemia, una volta effettuata la diagnosi corretta, è sempre possibile effettuare un trattamento adeguato al fine di riportare nel range di normalità i livelli ematici di prolattina, risolvendo quindi i disturbi nell’abito della sfera sessuale. A volte un semplice colloquio col medico di famiglia o con lo specialista endocrinologo/andrologo può essere utile a risolvere il problema. È sempre importante fare dei controlli di base, per poi proseguire con l’aiuto di trattamenti psicologici di coppia”.

A cura della Redazione

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