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I lunghi viaggi in aereo potrebbero provocare un’embolia polmonare

05/02/2008

In occasione di ogni vacanza ci sono alcuni fortunati che si preparano ad affrontare lunghi viaggi in aereo per raggiungere Paesi lontani: e si sente di nuovo parlare di “sindrome da classe economica”. Su questo tema le opinioni dei medici a livello mondiale si sono spesso scontrate. Ma il tema è importante e non può essere liquidato senza un approfondimento Abbiamo raccolto il parere della dott.ssa Lidia Rota, presidente di Alt – Associazione per la lotta alla Trombosi e responsabile del Centro Trombosi di Humanitas.

Esiste davvero, la “sindrome da classe economica”?

“Prima di tutto dobbiamo precisare che sindrome non vuol dire malattia, ma insieme di sintomi provocati da cause diverse. Qualche anno fa fu riportata da tutti i giornali la notizia che una giovane donna dopo un lungo viaggio aereo dall’Australia al Canada era caduta priva di sensi per colpa di un’embolia polmonare. Da allora si parla di sindrome da classe economica: viaggio lungo, in aereo, in posizione sacrificata, rallentamento della circolazione del sangue nelle gambe, trombo che si forma nelle vene, frammenti di trombo che si staccano e diventano emboli che viaggiano nelle vene e arrivano fino al polmone. L’esito può essere davvero drammatico. Da allora sono stati compiuti molti tentativi per capire meglio chi corre più rischi e perché e soprattutto come fare per proteggere i passeggeri riducendo la probabilità di andare incontro alla sindrome. Molti avranno notato che le hostess portano calze spesse, elastiche: la protezione del circolo venoso delle gambe è importante in chi rimane a lungo in piedi, a maggior ragione in voli aerei che durano molte ore”.

Che cos’è l’embolia polmonare?

“È il danno prodotto da un grumo di sangue (trombo) che si forma nelle vene, di solito delle gambe, ma non solo, si rompe e fa partire frammenti (emboli) che viaggiano nel sangue verso il cuore: da qui entrano nelle arterie del polmone e, se non si sciolgono, bloccano il flusso del sangue e l’arrivo dell’ossigeno, provocando la sofferenza e la morte della parte di polmone colpita, ‘soffocata’ dall’ embolia”.

Tutti rischiano nello stesso modo?

“Non lo sappiamo con certezza: sappiamo che le malattie da trombosi non sono provocate da un killer, ma da una squadra di complici. Rimanere a lungo in posizione sacrificata come accade in classe economica potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso in una persona che ha già altri fattori di rischio che provocano un’aumentata tendenza del sangue a coagulare; oppure potrebbe contribuire a rallentare la circolazione del sangue in vene già malate per precedenti flebiti o schiacciate da un eccesso di grasso sull’addome, o da biancheria troppo stretta, che provoca un effetto elastico soprattutto all’inguine.
Ad oggi sappiamo che volare in classe economica aumenta il rischio di trombosi nelle vene delle gambe, e che alcune persone rischiano più di altre: chi fuma, chi è sovrappeso, chi porta biancheria troppo stretta, chi ha già avuto una trombosi o una flebite, chi è in gravidanza, chi prende terapie ormonali. Non a caso le compagnie hanno provveduto a mettere a disposizione materiale divulgativo (depliant o filmati proiettati sul circuito tv interno) per sollecitare i passeggeri a prendere qualche misura precauzionale: bere molta acqua e compiere alcuni semplici movimenti con i piedi e i polpacci, per facilitare il ritorno del sangue al cuore con l’azione di pompa dei muscoli”.

È un argomento chiuso?

“Tutt’altro. Un articolo pubblicato recentemente sul Journal of General Internal Medicine ha cercato di fare il punto su quello che sappiamo, dopo aver rivisto criticamente tutti gli articoli scientifici e gli editoriali pubblicati sull’argomento dal 1966 fino al dicembre 2005, per un totale di 25 studi”.

I risultati?

“Eccoli:

  • coloro che viaggiano in aereo, per un volo di durata superiore alle sei ore hanno un rischio maggiore di coloro che fanno un viaggio più breve;
  • chi ha già avuto in passato una trombosi o un’embolia ha un rischio più alto;
  • la trombosi venosa non sempre viene diagnosticata: spesso si verifica a distanza di ore o giorni dopo il volo;
  • su 1 milione di passeggeri 27 sono colpiti da embolia polmonare;
  • su 10.000 passeggeri 5 sono colpiti da trombosi venosa profonda;
  • in molti casi la trombosi venosa non dà sintomi e si risolve spontaneamente (ma non vuol dire che non si sia verificata);
  • le calze elastiche sono utili nel prevenire la trombosi venosa profonda;
  • l’aspirina non aiuta a prevenire una trombosi venosa o un’embolia polmonare;
  • l’unico farmaco in guardo di prevenire la trombosi venosa e l’embolia è l’eparina”.

Quando si deve sospettare una trombosi venosa?

“Quando durante o dopo un lungo volo aereo una gamba si gonfia, compare un dolore intenso tipo crampo, o un rossore diffuso, o un cordone duro e dolente lungo il decorso di una vena”.

Quando si deve sospettare un’embolia?

“Quando durante o dopo il volo si sente un dolore molto forte sul fianco o sul dorso, si fa fatica a respirare, il catarro è striato di sangue e ci si sente svenire. La trombosi può formarsi durante il volo ma manifestarsi molte ore dopo il ritorno a terra, o non manifestarsi affatto e dare segno di sé solo quando provoca un’embolia polmonare”.

Come si fa la diagnosi?

“Non bastano i segni e i sintomi: l’unica diagnosi certa si può fare con l’ecodoppler, per la trombosi, e con la tac spirale o con la scintigrafia, per l’embolia polmonare. Se dopo un lungo volo compaiono alcuni o tutti i sintomi che abbiamo elencato, ci si deve rivolgere a un pronto soccorso, che valuterà la probabilità, farà la diagnosi e prescriverà la cura adatta”.

Si guarisce dalla trombosi?

“Sì, se viene sospettata e diagnosticata in tempo, e curata adeguatamente”.

E dall’embolia?

“Sì, se non è eccessivamente estesa e se, come per la trombosi, viene diagnosticata in tempo e curata bene. A volte purtroppo un’embolia polmonare è talmente massiva che riduce in modo drammatico la capacità dei polmoni di respirare e provoca un sovraccarico del cuore”.

Come si riduce il rischio?

“Prima di tutto informandosi. A prescindere dal rischio di ciascuno tutti coloro che affrontano un lungo viaggio aereo dovrebbero comunque sempre osservare alcune semplici norme: bere molta acqua, ogni tanto contrarre ritmicamente i muscoli delle gambe e flettere i piedi, non eccedere con l’alcol, non indossare abiti molto stretti, evitare gli stivali.
Rischia di più chi fa un viaggio che duri più di 6 ore, ha più di 40 anni, utilizza terapie ormonali (pillola), è obeso, ha un disordine della coagulazione del sangue che si chiama assetto trombofilico, ha già avuto una trombosi, fuma, ha avuto in famiglia un caso di malattia da trombosi, oppure è in gravidanza. Le calze elastiche aiutano a ridurre il rischio, mentre i farmaci sono da utilizzare solo in casi selezionati e su prescrizione del medico”.

“Ognuno di noi ha il diritto di accedere alle informazioni che possono salvargli la vita, o migliorarne la qualità”. È uno dei principi base di ALT, associazione senza fini di lucro, che dal 1987 è impegnata nella prevenzione delle malattie cardio e cerebrovascolari da trombosi e nel sostegno della ricerca scientifica multidisciplinare in questo settore.
ALT attua il proprio impegno su tutto il territorio nazionale, attraverso campagne educative, finanziamenti a progetti di ricerca scientifica e manifestazioni pubbliche. Dal 1995 ALT è membro di EHN – European Heart Network.
Per informazioni: www.trombosi.org

A cura della Redazione

 

 

 

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